Politica & Poesia: “La mia nazione”, di Pier Paolo Pasolini

“La religione del mio tempo” di Pier Paolo Pasolini fu pubblicato in un periodo di intensa attività multidisciplinare per il poeta e scrittore friulano.

Controcanto AltritalianiLa raccolta poetica esce per Garzanti all’inizio degli anni Sessanta, negli stessi anni, o giù di li, che videro cimentarsi Pasolini con il neorealismo cinematografico (“Accattone” è del 1961, “Mamma Roma” del 1962) e quello narrativo (“Una vita violenta” è del 1959). Anni di grandi sconvolgimenti sociali per il nostro paese (siamo in pieno boom economico, innanzitutto, e cioè agli albori di quel fenomeno che successivamente il nostro chiamerà “la mutazione antropologica degli italiani”, introdotta dal consumismo e dall’edonismo sfrenati), civili ed economici di cui Pasolini seppe vedere, analizzare a fondo e rappresentare tutte le contraddizioni.

“La religione del mio tempo” affronta con grande coraggio, tra l’altro, temi politici (che la poesia, nei poeti che più abbiamo amato e amiamo, è anche e soprattutto politica) che ancora oggi riescono a sconvolgerci per la loro attualità.

Leggiamo una delle poesie contenute nel libro dove maggiormente risalta la verve polemica e la smisurata passione civile pasoliniana, “La mia nazione”.

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico,
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perchè tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perchè fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perchè sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto il male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

È facile, dopo aver letto questi splendidi versi, pensare alla temperie in cui ci troviamo immersi e fare raffronti. Tempi di fascismo becero, silenzioso, strisciante, viviamo, di decadenza dei costumi, di deterioramento del senso civico, di perdita diffusa del senso di legalità. Di corruzione degli apparati pubblici, anche di quelli giudiziari. Piove sul bagnato e non è una grande novità quanto i risultati di questo scadimento generalizzato, oggi, siano sotto gli occhi di tutti e devastino in modo capillare le dinamiche sociali, civili ed economiche italiane. Provatevi, voi, ad urlare al vento l’ingiustizia, la cialtroneria dirigenziale o la completa signoria del funzionario pubblico nei confronti del cittadino stremato dall’iniquità e dalla burocrazia.

Purtroppo, oggi, la verità pura e semplice non è in grado di destabilizzare il nostro sistema malato; essa gode di prerogative che impressionano quanto quelle di un cespo di lattuga. Raccontatelo pure, come stanno veramente le cose. I responsabili e coloro che comunque partecipano allo sfacelo generale cercheranno di rendervi ridicoli e di privare di ogni credibilità le vostre ragioni con la forza soverchiante (non sempre, per fortuna) del conformismo mafioso o  con l’ignavia e la viltà connaturata a una moltitudine di singoli individui. Questo è fascismo. Non c’è niente che possiate fare e ancora pare non siano stati trovati rimedi utili contro la casta dei ministeriali e dei comunali sgarbati e incattiviti, vittime, numeri, costretti ad assecondare gli ingranaggi di una macchina perversa, a ripercuotere sui contribuenti gli effetti deleteri di essa e al tempo stesso essi stessi principio attivo di una organizzazione burocratica capace di stritolare ognuno di noi come farebbe un serpente boa.

Giovanni Graziano Manca

SCHEDA DEL LIBRO :

La religione del mio tempo
Pier Paolo Pasolini
GARZANTI
Poesia
210 pagine – 13€

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