Pinin Barcilon Brambilla, ricamatrice d’Arte per Leonardo

Si era auto-definita proprio così nell’ultima intervista della sua vita avvenuta, non senza commozione, poco tempo prima della scomparsa, il 12 dicembre scorso, appena dopo il compimento dei 95 anni, Pinin Barcilon Brambilla, orgogliosamente lumbarda, ‘una ricamatrice d’Arte che lavorava con la testa e col cuore’, rivelando il segreto del suo splendido lavoro di una vita.
Non so se son riuscita  – aveva aggiunto – ad ‘estrarre’ ciò che Leonardo volle dire veramente, ma c’ho provato…

Pinin Brambilla Barcilon lavorando al restauro de « La Cena » di Leonardo. Foto d’archivio pubblicata da Repubblica.

Lei aveva pure lavorato al restauro di opere di Giotto e Caravaggio, di Lucio Fontana e Man Ray, ma essenziale ed unico è stato il suo ventennale intervento di restauro sul Cenacolo vinciano, nel Convento della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, dopo tanti altri che l’avevan preceduta – forse una ventina – e avevan sortito effetti più che altro negativi per il già compromesso capolavoro leonardesco fin dai tempi del suo ‘esordio’. Come è noto, infatti, con l’apertura di una porta di comunicazione nel bel mezzo della sua stesura, la sperimentazione delle ingegnose ma sfortunate tecniche artistiche dello stesso Leonardo – un po’ come era stato per la realizzazione de La Battaglia di Anghiari, nel 1503-1504 già commissionata per il Salone dei Cinquecento (allora detto “Sala del Gran Consiglio”) di Palazzo Vecchio a Firenze – ed i vapori dei cibi del refettorio dei frati, l’opera fu, ab ovo, irrimediabilmente messa a dura prova di…vita.

Decisamente attiva fino all’ultimo – come è stato detto da più parti – Pinin Barcilon Brambilla è stata una delle più vere protagoniste delle trasformazioni di una professione che nel corso del Novecento è mutata nell’essenza e nel genere.
Anche da questo punto vista il suo intervento sulla Cena di Leonardo è epocale.

Pinin Brambilla Barcilon, la signora dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci a Milano: un restauro memorabile, durato 22 anni, che le ha meritato nel 1999 il prestigioso Premio Rotondi ai salvatori dell’arte consegnato ogni anno a Sassocorvaro, nel Montefeltro marchigiano. (Credit: Gianni Berengo Gardin, Milano 1985).

Vera maestra nella sua Arte per l’Arte, quella del Restauro elevato all’ennesima potenza, fatto di raffinatezza, minuziosità e, appunto, di cuore e cervello, Pinin Barcilon Brambilla rimarrà una pietra miliare per le giovani generazioni, al pari, mutatis mutandis, di Rita Levi Montalcini.

Piace, enfin, riportare alcune delle sue parole che introducono e poi chiudono il libro da lei pubblicato per i tipi di Electa cinque anni fa, La mia vita con Leonardo, una sorta di splendida confessione-riporto-diario e, ad un tempo, testamento spirituale affettivo dedicato al genio di Leonardo da Vinci.

Dalla prefazione:

Il rapporto che si stabilisce con l’opera che si restaura è un rapporto di empatia, una capacità che si esercita con la mente e con il cuore di immedesimarsi nell’opera d’arte, di percepirne l’intima struttura, di catturarne l’anima, la verità più autentica.
Il senso di responsabilità e la messa in gioco della propria sensibilità percorrono tutta l’ampiezza delle vibrazioni e raggiungono il punto più alto del diapason. La sensazione è che sia in corso un rapporto esclusivo tra sé e l’opera d’arte.
Posso dire che, fin da principio, sono stata sconcertata di fronte all’enigma del pensiero e della tecnica di Leonardo.
La sua personalità è tradizionalmente così inquieta e così misteriosamente ambigua…

Dal finale:

(…) C’è però un’altra domanda: cosa avrebbe pensato Leonardo di questo lavoro di recupero, che opinione avrebbe espresso di fronte a questo modo di restituire ciò che restava della sua opera? Me lo sono chiesta ogni volta che sono tornata a operare su quella parete, ogni volta che mi sono ritrovata sul cestello mobile a riattraversare i personaggi uno a uno a distanza ravvicinata (grazie all’iniziativa intelligente del Soprintendente Alberto Artioli, il Cenacolo è infatti oggetto di un intervento periodico di spolveratura).
Inevitabile per me tornare a sentire quella profonda concentrazione di fronte alle tante interruzioni del testo pittorico, quel tentativo di cogliere tutto ciò che avevamo perso del Cenacolo, quello sforzo di individuare la ricomposizione migliore possibile.
Erano frammenti, ma frammenti di un’importanza straordinaria: il modo per tenerli uniti e per poterne percepire interamente l’autentica, intensa rivelazione ha occupato i miei pensieri più a lungo di qualsiasi altro problema.

Maria Cristina Nascosi Sandri

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