L’Appunto mensile di Alberto Toscano – ottobre 2021

L’Appunto di Alberto Toscano

Come l’ «Anno del Drago» nello zodiaco cinese, anche l’ «Anno del Draghi» della politica italiana comincia dalle parti di febbraio (in questo caso febbraio 2021) per concludersi esattamente dodici mesi dopo. Proprio nel febbraio 2022 verrà eletto il nuovo presidente della Repubblica. Poi un altro anno separerà il popolo della Penisola dalla scadenza normale della legislatura, scaturita dalle elezioni del 4 marzo 2018. Detto questo, neanche la lettura degli astri aiuta a prevedere quale sarebbe la rotta della « nave Italia » in caso di fine traumatica dell’attuale governo. Certo navigherebbe in acque tempestose e persino un astrologo cinese sarebbe cauto nel formulare il proprio oroscopo in una tale eventualità.

Mario Draghi, detto Supermario, sta lavorando bene e almeno su questo ci sono pochi dubbi. Ne sono persuasi gran parte degli italiani e anche degli europei. Può scappargli qualche gaffe o qualche errore, ma la sua « stella polare » è ben identificabile : la ricerca della ripresa economica attraverso sia il sostegno europeo sia le riforme destinate a creare un contesto propizio a nuovi investimenti. Le riforme sono un modo per arare il terreno dell’economia, che dev’essere concimato dagli investimenti pubblici e privati. Resta il problema delle condizioni meteo, visto che gran parte del lavoro può essere vanificato dagli effetti di un uragano.

Oggi il vento dell’Est è un vento di bufera. Ci sono le tensioni politiche e strategiche Pechino-Washington e ci sono problemi vecchi e nuovi nel rapporto economico con la Cina. La Repubblica popolare fa incetta di materie prime (che di conseguenza noi stessi paghiamo più care), ma di questo c’è poco da stupirsi visto che viaggiamo tutti a bordo dello stesso pianeta. Il problema è che per decenni noi abbiamo fatto affidamento sulla Cina come importatore di tecnologie ed esportatore di merci prodotte a buon mercato. Ci siamo abituati a dipendere dalla Cina illudendoci che lei si sarebbe abituata a dipendere da noi. Adesso comincia un’epoca diversa e le incognite sono tante. La più immediata riguarda i tassi della crescita economica cinese, che non sono più quelli della grande espansione a cavallo tra Ventesimo e Ventunesimo secolo. Se la Cina corre meno, le esportazioni europee possono a loro volta rallentare. E l’andamento stesso della nostra economia può trovarsi in difficoltà.

Nel varare i suoi progetti di sviluppo e le sue riforme, Mario Draghi deve dunque guardare lontano, ma le inquietudini della società italiana riguardano l’immediato di una crisi ancora gravissima (peraltro provocata da un virus giunto proprio da Wuhan, a dimostrazione del fatto che la globalizzazione non è una scelta filosofica ma un dato oggettivo). Il Covid è ancora vivo e dunque attivo, mutante e dunque pimpante. Lotta al virus significa vaccino e comportamenti prudenti, ma non tutti sono pronti ad accettare questi indispensabili elementi.

Il bilancio del Covid resta è sempre più tremendo, anche se si aggrava a un ritmo assai inferiore rispetto a quello dei mesi più bui. Secondo le cifre ufficiali (che leggo nel momento in cui sto scrivendo), questo martedì 19 ottobre 2021 il totale delle vittime dall’inizio della pandemia è arrivato a 131.655 in Italia e a 117.355 in Francia. C’è nelle nostre società uno « zoccolo duro » di persone che continuano a rifiutare il vaccino, grazie al quale stiamo oggi vivendo in condizioni molto migliori di quelle che abbiamo conosciuto esattamente un anno fa. La diffusione attuale di Pfizer, Moderna e compagnia è tale da ridurre di molto le conseguenze del virus, ma non abbastanza da tagliargli completamente l’erba sotto i piedi. Col Covid dobbiamo insomma continuare a convivere e i governi sono chiamati a trovare un difficile equilibrio tra rigore nella lotta alla malattia e attenzione ai possibili contraccolpi sociali che quel rigore stesso potrebbe provocare. Mi pare ovvio che il « passaporto sanitario » debba essere obbligatorio per tutti i dipendenti di settori più sensibili, a cominciare da quello della salute e includendo la scuola. Mi pare perfettamente logico che analoghe misure debbano restare in vigore in ambienti chiusi, come ad esempio i ristoranti. L’Italia di Draghi è però andata molto oltre.

Manifestazione al porto di Trieste contro l’obbligo del Green pass per l’accesso al lavoro

L’Italia ha fatto una scelta più dura della Francia, estendendo l’obbligo del « green pass » all’insieme dei luoghi di lavoro. Su questo si è innestata una nuova polemica con lo « zoccolo duro » del vacci-scetticismo. Queste persone (più o meno una su cinque sia in Italia sia in Francia) si comportano in modo, a mio avviso, poco responsabile, ma comunque esistono. Sinceramente non sono sicuro che l’obbligo del « green pass » nell’insieme dei luoghi di lavoro sia il modo migliore per convertire gli scettici e dunque non sono sicuro che alla fine il rapporto « costi-benefici » di una misura così drastica si rivelerà soddisfacente. Sinceramente non sono neanche sicuro del contrario e questa è una ragione di più per essere ben felice di non avere responsabilità politiche (né sanitarie, al di là delle tre pastiglie che prendo ogni mattina).

L’autunno italiano si è surriscaldato per le polemiche sui vaccini e il « pass sanitario » (o « green pass » che dir si voglia). Le tensioni al riguardo si sono intrecciate con quelle politiche, nel contesto di elezioni amministrative molto importanti, che hanno riguardato un consiglio regionale (Calabria), importanti capoluoghi di regione (Bologna, Milano, Napoli, Roma Torino, Trieste) e molte altre città nell’insieme della Penisola. Il bilancio di queste elezioni è stato una doccia fredda per le ambizioni, che erano cresciute moltissimo tra il 2018 e ieri, dei due partiti della destra sovranista : la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia (FdI) di Giorgia Meloni. Queste due formazioni politiche sono diversamente collocate rispetto al governo Draghi (Lega nella maggioranza, FdI all’opposizione), ma convergono su molti argomenti, compreso il buon rapporto con l’Ungheria di Orban e la seduzione nei confronti del pensiero francese di matrice zemmourista-lepenista. I sondaggi degli ultimi anni davano in super-crescita la popolarità prima di Matteo Salvini e poi di Giorgia Meloni, ma i sondaggi (tutti i sondaggi) sono scritti sulla sabbia e la loro durata dipende dal fatto che arrivino il vento o un’onda capace di spazzarli via. In questo caso ci sono stati sia il vento sia lo tsunami del Covid.

I partiti della destra sovranista italiana hanno cercato di utilizzare a loro vantaggio il malcontento degli scettici verso il vaccino e soprattutto verso quello che è apparso come un « obbligo vaccinale di fatto ». Un’operazione di strumentalizzazione molto più sguaiata e spregiudicata è stata compiuta da gruppuscoli politici di varia natura : soprattutto di estrema destra, ma anche di matrice anarchica. Episodi di violenza si sono verificati in occasione di manifestazioni anti-vax e anti-green-pass in varie città italiane tra cui Milano, Trieste e Roma.

Il caso più grave e preoccupante (davvero molto preoccupante) si è verificato sabato 9 ottobre a Roma, dove il gruppo neofascista « Forza Nuova » è stato in prima linea nell’aggressione alla sede nazionale della Confederazione italiana del lavoro (CGIL). Non è stato solo un atto di teppismo politico. È stato un segnale d’allarme sulla persistente realtà di un pericolo neofascista che non è mai scomparso. Il fascismo non è un concetto come un altro e l’antifascismo non è un « optional » del pensiero. La Costituzione italiana, entrata in vigore il primo gennaio 1948, è esplicitamente antifascista. Dunque l’antifascismo fa parte dell’identità stessa dell’Italia attuale, dell’essere italiano.

Manifestazione a Roma del 16 ottobre contro il fascismo © Flavio Brunetti

La vicenda elettorale italiana di questo ottobre 2021 ha visto manifestarsi anche un altro elemento inquietante : l’aumento dell’astensione sia al primo turno (3-4 ottobre) sia al secondo (17-18 ottobre) delle elezioni amministrative. Qualcuno ha ricordato che l’afflusso elettorale (intorno al 40 per cento) al secondo turno delle comunali italiane assomiglia a quello delle comunali dell’anno scorso a Parigi e in tante altre città francesi, ma questo non toglie nulla al carattere molto preoccupante dell’astensione italiana (tra l’altro il voto alle comunali francesi del 2020 è avvenuto in condizioni particolarissime, col primo turno il 15 marzo, in piena emergenza Covid, e il secondo turno molto più tardi, il 28 giugno). Paragoni del genere vanno formulati con le dovute cautele e le indispensabili informazioni. Resta comunque il problema dell’elevata astensione, che dimostra l’allargarsi del fossato tra gli italiani da un lato e le loro rappresentanze politiche e istituzionali dall’altro. In Italia, e non certo solo in Italia, esiste oggi un vero problema di funzionamento della democrazia, che sarebbe irresponsabile banalizzare o sottovalutare.  « 43,9 per cento. Mai così pochi alle urne », titola il 19 ottobre il quotidiano La Stampa. Gli italiani hanno (avevano) l’abitudine di andare massicciamente alle urne, ben sapendo (sulla propria pelle) che la democrazia è un bene prezioso. La democrazia si difende (e si migliora) con l’esercizio concreto dei propri diritti. Se questo non è chiaro, siamo davvero su una brutta china.

La conseguenza delle elezioni d’ottobre è la riapertura dei giochi politici in Italia. Nessuno può pensare d’avere la vittoria in tasca nell’ipotesi di elezioni nazionali. La politica italiana è più fluida che mai. Liquida. La sua forma è quella dell’acqua, che è poi quella del proprio contenitore : oggi il governo Draghi. Nessuno, neanche un astrologo cinese, potrebbe prevedere la composizione di un Parlamento derivante (per ipotesi) da elezioni anticipate che si svolgessero l’anno prossimo. Ricordo che l’attuale Parlamento è scaturito dalle elezioni che nel 2018 hanno dato al Movimento 5 Stelle (M5S) il successo politico e la maggioranza relativa dei seggi. E’ poi nato il governo « giallo-verde » Conte 1, composto da M5S e Lega. Quest’ultimo partito ha provocato la crisi di governo nell’estate 2019 all’indomani della sua netta vittoria alle elezioni europee : voleva il voto anticipato nella convinzione d’essere sulla cresta dell’onda. E’ però nato il secondo governo Conte, col M5S allegramente passato da un’alleanza a destra a un’alleanza a sinistra. All’inizio di quest’anno, dopo la crisi del Conte 2, è nato il governo di larghe intese guidato da Draghi, il cui successo potrebbe preludere alla sua elezione, il prossimo febbraio, alla presidenza della Repubblica.

Sergio Mattarella e Mario Draghi

Per gli italiani sarebbe una buona e una cattiva cosa. Buona perché si garantirebbero per sette anni una saggia supervisione sull’insieme delle istituzioni ; cattiva perché perderebbero un presidente del consiglio capace di compattare una maggioranza tanto eterogenea. L’ideale sarebbe clonare Draghi com’è stato fatto nel 1996 con la « pecora Dolly », primo mammifero ad aver vissuto una tale esperienza. Ma l’esperimento sarebbe complicato, anche perché il prestigio di Dolly non derivava dal suo passaggio alla guida della BCE. Draghi non è solo una persona in gamba. È soprattutto, grazie a quanto ha mostrato di saper fare all’Eurotower di Francoforte, uno dei rari italiani (forse il solo) capace in modo pressoché automatico di rassicurare la Commissione, la BCE, la Germania, la Francia e il resto dell’orchestra europea.

Nessuno ha dimenticato quel giorno del luglio 2012 in cui – parlando a Londra – Supermario ha mostrato gli attributi ai falchi della speculazione, promettendo cannonate finanziarie pur di salvare la moneta unica comunitaria : « The ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro ; and believe me : it will be enough ! ». Mettetemi alla prova, se non mi credete : vi concerò per le feste ! In quel momento la moneta unica rischiava davvero di saltare in aria. Ricordo quanto una collega francese mi ha detto allora con molta preoccupazione : « Sono stata a un incontro riservato tra qualificati economisti ; la maggioranza di loro prevede la fine dell’euro nel giro di un anno ! ». Se l’euro fosse annegato nell’oceano degli errori, dei pregiudizi e della speculazione, oggi saremmo tutti più poveri e comunque più fragili. È davvero difficile trovare un altro italiano (italiano vivente) capace d’avere lo stesso credito internazionale e capace di imporsi a tutti i membri di una maggioranza in seno all’attuale Parlamento di Roma. Solo la profonda convinzione di un trionfo elettorale potrebbe spingere un partito dell’attuale governo a provocare la crisi per ottenere (quando sarà possibile, ossia dopo le presidenziali del prossimo febbraio) elezioni anticipate.

Ma proprio qui arriva il messaggio delle elezioni comunali di questo mese d’ottobre : niente è scontato quando si va a votare. Un partito che provocasse la crisi dell’attuale maggioranza rischierebbe di scottarsi le dita. Per adesso, Draghi può e deve lavorare proseguendo nella sua politica di dialogo con l’Europa e soprattutto di investimenti e di riforme in Italia. Oggi ancor più di ieri ha la forza per imporsi a tutti i partiti della sua così eterogenea maggioranza parlamentare. Lo farà a bassa voce, ma lo farà tutte le volte che lo riterrà necessario, magari sottintendendo un «whatever it takes to preserve my Government» o un «And believe me : it will be enough ! ».

Resta il fatto che nel 2022 molte cose potrebbero cambiare. Il primo interrogativo riguarderà l’eventuale ingresso di Supermario al Quirinale. L’ «Anno del Draghi» potrebbe concludersi con la sua promozione alla principale carica istituzionale italiana. Nello zodiaco cinese, l’ «Anno del Drago» è immediatamente seguito da quello del Serpente. Basta che l’ «Anno del Draghi» non lasci il posto a quello dei serpenti.

Alberto Toscano

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