La pazza crisi politica italiana. Dal Conte I al Conte II – Da Parigi con Alberto Toscano.

Inizio agosto, l’Italia aveva uno dei governi più euroscettici dell’Unione europea, il cui uomo forte era Salvini, il gemello di Marine Le Pen nelle battaglie comunitarie. Inizio settembre, l’Italia ha uno dei governi più europeisti dell’Unione europea, pronto a battersi in concreto per una migliore integrazione in ambito UE.

Inizio agosto, la «destra della destra» faceva parte del governo del presidente del consiglio Giuseppe Conte. Inizio settembre, la «sinistra della sinistra» ha un suo ministro (titolare della Sanità) nel Conte II.

Inizio agosto, il Movimento 5 Stelle (M5S), partito di maggioranza relativa in Parlamento a seguito delle elezioni del marzo 2018, era alleato con la Lega di Matteo Salvini. Inizio settembre il M5S è alleato con la sinistra moderata del Partito democratico (PD) e anche con la sinistra radicale di Liberi e Uguali (LEU).

In un mese l’Italia ha vissuto la crisi più incerta, curiosa e sorprendente della sua storia repubblicana. Non c’è stato un giorno senza un colpo di scena, ma alla fine la transizione dal Conte I al Conte II ha avuto luogo con successo, in attesa della prevista fiducia parlamentare al governo battezzato al Quirinale dall’abilissimo Sergio Mattarella in occasione della cerimonia di giuramento del 5 settembre. Adesso che le bocce sono (relativamente) ferme, ciascuno può tranquillamente rileggere a modo suo la storia di questa pazza crisi, cercando al tempo stesso di immaginarne le prospettive e di trarne qualche insegnamento. A ciascuno di dire la sua.

Altritaliani
Italian Premier Giuseppe Conte (R) with Italian President Sergio Mattarella during new government swearing at Quirinal Palace, Rome, 5 September 2019. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
  • È evidente che questa crisi è stata provocata da un errore di valutazione di Matteo Salvini, che ha creduto di poter facilmente capitalizzare il successo ottenuto dalla Lega alle elezioni europee dello scorso maggio. Salvini è divenuto leader della Lega (allora Lega Nord) nel dicembre 2013, all’indomani delle elezioni che, nel febbraio dello stesso anno, avevano visto quel partito a uno dei livelli più bassi della sua storia : 4,08 per cento (per la Camera dei deputati) con meno di 1,4 milioni di voti. Alle Europee del 2014 la Lega Nord ha avuto il 6,15 per cento con quasi 1,7 milioni di voti ; alle politiche del 4 marzo 2018, ha avuto alla Camera (i dati per il Senato sono analoghi ma non identici) il 17,37 per cento grazie a 5,7 milioni di voti, moltiplicando i suoi seggi parlamentari (erano 18 in ciascuno dei due rami del Parlamento e sono diventati 125 alla Camera e 58 al Senato). Alle Europee del 26 maggio 2019, la Lega ha avuto il 34,6 per cento, diventando il primo partito italiano con 9,18 milioni di voti. Nel momento in cui, ai primi dello scorso agosto, Matteo Salvini (ministro degli Affari interni e vicepresidente del consiglio nel governo Conte I, al potere dal giugno 2018) ha scatenato la crisi, presentando una mozione di sfiduca al governo di cui lui stesso faceva parte, i sondaggi davano la Lega intorno al 37 per cento dei voti. Salvini ha giocato d’azzardo e ha perso, visto che i suoi rivali (vecchi e nuovi) si sono coalizzati tra loro per sbarragli la strada.

  • L’Italia è una democrazia parlamentare. La Lega e il M5S erano stati avversari alle elezioni del marzo 2018 e si sono poi trovati insieme in un governo Conte I, legittimato dal voto di deputati e senatori. Lo stesso accade ora (sempre che arrivi la fiducia parlamentare) col Conte II. Le scelte dei cittadini si fanno col voto e non con i sondaggi. Come i «padri costituenti» della Repubblica sapevano benissimo, chiedere un’elezione a ogni cambiamento d’umore dell’opinione pubblica non esalterebbe affatto la democrazia, ma la metterebbe in una spirale di crisi. Alle elezioni anticipate si arriva quando un Parlamento non è in grado di esprimere una maggioranza. Il Parlamento scaturito dalle elezioni del 2018 ne ha espresse due, completamente diverse tra loro e altrettanto legittime. La prima maggioranza è fallita a causa della continua prova di forza tra i due partiti che la componevano. L’espulsione finale è arrivata quando quel rapporto di forza (testimoniato dalle Europee, da varie elezioni regionali e dai sondaggi) si è capovolto rispetto alla situazione del marzo 2018. La seconda maggioranza, che comincia adesso il proprio cammino, è altrettanto politicamente anomala (nel senso che i suoi membri non si erano presentati insieme nel marzo 2018 al giudizio degli elettori), ma anche perfettamente legittima.

  • La chiave fondamentale del costante e impressionante aumento di popolarità di Matteo Salvini e della Lega nel corso degli ultimi anni è la questione dell’immigrazione. Un tema che ha due aspetti : i numeri e i «modi». I numeri sono crollati fin dall’epoca del governo Gentiloni, che aveva in Marco Minniti il suo ministro degli Interni. Col Conte I e con Salvini al Viminale quei numeri si sono ulteriormente e drasticamente ridotti. Oggi si può difficilmente sostenere che l’arrivo di alcune migliaia di persone all’anno possa mettere in crisi un Paese di oltre 60 milioni di persone. I «modi» sono invece il vero problema. Il modo in cui gli immigrati partono dalla Libia attraverso un’organizzazione criminale gestita dagli scafisti e dai mercanti di esseri umani. Il modo in cui vengono abbandonati in mare in gommoni strapieni, in attesa dell’arrivo delle navi delle ONG. Il modo in cui altri Paesi europei rifiutano l’idea che quelle navi vadano in porti del Mediterraneo diversi da quelli italiani e maltesi. Il modo in cui altri Paesi europei, già all’epoca del governo Gentiloni, hanno rifiutato di prendere impegni nella ripartizione dei rifugiati o hanno disatteso quegli stessi impegni che avevano espresso in un primo tempo. Il modo in cui troppo spesso l’Europa (e lo dico da europeista convinto) ha predicato bene e razzolato malissimo a proposito della questione migratoria. Nessuna persona seria in Europa può oggi indirizzare all’Italia discorsi del tipo : «Accogliete voi tutti i migranti e poi noi prenderemo una parte di coloro che otterrano lo status di rifugiati !». Se si vuole evitare il ritorno alle logiche salviniane del «Muro del Mediterraneo», bisogna capire che anche i compiti di prima accoglienza devono essere ripartiti tra tutti i Paesi mediterranei dell’Unione europea. Questo vale anche per la Francia, i cui discorsi europeisti sono talvolta contraddetti dall’atteggiamento concreto delle sue autorità.

  • La questione migratoria sarà un test importantissimo per il Conte II. Sergio Mattarella (che il Ciel ce lo conservi !) ha fatto del suo meglio per ottenere la presenza di un «tecnico super partes» sulla poltrona di Salvini al ministero degli Interni. Proprio a causa delle continue (e difficili) decisioni da prendere rispetto ai migranti (al loro sbarco, o non sbarco, e anche alla loro accoglienza), è necessario raffreddare politicamente questo tema esplosivo. Salvini ne ha fatto uno strumento di ricerca del consenso, utilizzando spesso e volentieri un linguaggio provocatorio. La nuova ministra degli Interni, l’ex prefetta di Milano Luciana Lamorgese, non pensa a un consenso elettorale, ma a un consenso nazionale sulla base di valori condivisi. In passato ha saputo far rispettare la legge con fermezza e al tempo stesso ha pronunciato frasi come: «È importante accettare la diversità, che è ricchezza, e procedere con l’integrazione».

  • L’altra patata bollente per il nuovo governo è quella dell’economia. Da decenni l’Italia cresce troppo poco. Negli anni Sessanta eravamo i cinesi d’Europa (produzioni a basso costo ed esportazioni a più non posso). Oggi siamo la seconda potenza manifatturiera dell’Unione europea, ma perdiamo terreno, competitività e quote di mercato. Il passaggio dalla quantità alla qualità avviene bene in alcuni settori e molto male in altri. Tutta l’economia italiana è condizionata dal peso di un debito pubblico al 133 per cento del PIL. Il rifinanziamento di quel debito, con emissioni di titoli di Stato Altritalianiper centinaia di miliardi di euro ogni anno, avviene a tassi d’interesse per noi convenienti grazie al fatto che siamo nella moneta unica. Ma per restarci dobbiamo rispettare soprattutto un criterio che non è tra quelli che vennero definiti nel dicembre 1991 nelle fredde (e per me indimenticabili) giornate di Maastricht. Si tratta del criterio della fiducia. L’Italia deve ispirare fiducia a chi acquista i suoi buoni del tesoro. La fiducia è una scommessa sull’avvenire. Ogni calo di fiducia sulla stabilità, la solidità e la forza economica dell’Italia di domani è pagato oggi con un aumento dei tassi d’interesse che lo Stato paga a chi compra i titoli emessi per il rifinanziamento del debito. Ogni discorso che fa immaginare scenari destabilizzanti viene pagato dagli italiani in moneta sonante. Certo che la società italiana ha bisogno di riforme e di investimenti sociali d’ogni natura. Ma tutto ciò sarà possibile anche a condizione di non svenarci a causa dei quattrini per gli interessi sul debito pubblico. Qui non si tratta di rispettare i Diktat di Bruxelles, ma di far quadrare con molto buon senso i conti della finanza pubblica italiana. Detto questo, è ovvio che, soprattutto in un contesto di moneta unica, le relazioni con gli altri partners europei siano fondamentali nella gestione dell’economia di ciascuno degli Stati membri. Anche il linguaggio conta. Gli insulti continui all’Europa indeboliscono, alla lunga, molto più chi li proferisce che chi li riceve. Che cosa c’è da stupirsi se gli altri Paesi europei preferiscono cercare un compromesso con chi vuol dialogare che con chi minaccia in continuazione duelli all’ultimo sangue ? Da ministro degli interni, Matteo Salvini ha disertato vari incontri europei con i suoi pari grado. Non credo sia stata una dimostrazione di dialogo con l’Europa. Certo che la Commissione europea ha avuto i suoi torti, e ne ha avuti pure tanti. Ma proprio per questo il dialogo con Bruxelles, oltre che con gli altri Stati membri e con la BCE, è assolutamente importante. A Galliate, dove ho avuto la fortuna di vivere in mezzo alle risaie fino all’età di 17 anni, c’è un proverbio che dice « Ne ho prese, ma gliene ho dette ! ». Salvini farebbe bene a meditare su ogni spicchio della saggezza popolare.

  • Il programma di governo è un documento troppo vago per essere … un vero e compiuto programma di governo. Certo ci sono cose importanti, ma il punto immediato e fondamentale è oggi quello della preparazione della Finanziaria per il 2020. C’è naturalmente il punto della riduzione del numero dei parlamentari, che non dovrebbe scandalizzare nessuno, visto che un migliaio tra deputati e senatori sono tanti davvero, soprattutto in considerazione della presenza di venti consigli regionali e delle altre articolazioni locali della democrazia italiana. Ma non avrebbe senso parlare della riduzione dei parlamentari senza rivedere l’attuale legge elettorale (che il PD aveva d’altra parte concepito con la malcelata intenzione di indebolire i 5Stelle). Gli italiani sembrano avere una gran voglia di ritorno alla proporzionale pura. E così sia, se proprio ci tengono. Sempre sul terreno delle scelte politiche, il PD ha accettato il reddito di cittadinanza, ma non è ancora ben chiaro quel che il reddito diventerà in concreto. Non vedo però come il PD potrebbe non insistere su modifiche ai « Decreti sicurezza » approvati dal governo Conte I e dal Parlamento.

  • Conte resta a Palazzo Chigi, ma è stato reso un altro uomo dal suo discorso del 20 agosto in Senato, quando nella prima parte si è tolto i sassolini dalle scarpe e nella seconda si è conquistato un vero status da leader politico. Il Pd voleva la sua sostituzione ; il M5S la sua conferma. L’ha spuntata l’M5S, che ha però dovuto concedere molto al PD in termini di ministeri : 10 M5S, 9 PD e uno LEU, più un «tecnico» (mentre la rappresentanza parlamentare del M5S è doppia rispetto a quella del PD). Di Maio è ministro degli Esteri: dopo essere stato quest’anno in Francia a incontrare i «Gilets gialli», innescando una delle più gravi crisi diplomatiche tra i due Paesi, ci tornerà in veste ufficiale all’Eliseo e al Quai d’Orsay.

  • Quanto durerà il Conte II ? Fatta la solita premessa secondo cui le previsioni sono molto più facili quando riguardano il passato, alcuni punti fermi esistono in questo caso anche per spingersi sul terreno dell’avvenire.

    Il governo Conte II

    Io penso che la vera insidia non sia quel contrasto tra i partiti della maggioranza che ha affossato il Conte I. M5S e PD hanno tutto l’interesse a proseguire l’esperienza di governo almeno fino al 2022, quando ci sarà l’elezione del successore di Mattarella al Quirinale (che potrà anche essere lo stesso Mattarella, oggi molto amato anche da chi, come Luigi Di Maio, l’anno scorso ne ha chiesto addrittura l’impeachment). «Dagli amici mi guardi Iddio !», recita un altro proverbio, che non scaturisce in questo caso dalla saggezza popolare galliatese respirata durante la mia adolescenza. Quello è il punto. Le insidie più pericolose vengono: a) dagli amici europei ; b) dalla lotta tra correnti all’interno dei partiti della maggioranza.
    Punto a. Se gli altri governi europei confonderanno la ragionevolezza italiana con una debolezza italiana, spianeranno a Salvini la strada verso future vittorie elettorali e allora si troveranno a fare i conti con un’opinione pubblica italiana inviperita davvero nei confronti di Bruxelles. Certo il nuovo ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (ex PCI, divenuto maestro di economia liberale) conosce ogni angolo, ogni segreto e soprattutto ogni protagonista della Casa Europa. Ma il rischio dell’incomprensione europea esiste sempre. Sarebbe inconcepibile se Bruxelles, che ha fatto concessioni importanti al Conte I, prendesse per un segno di debolezza l’apertura al dialogo del Conte II.              Punto b. Quanto alla lotta tra le correnti nei 5 Stelle e nel PD, tutto può accadere. All’inizio del 2013, Matteo Renzi ha tranquillizzato Enrico Letta poco prima di segare il ramo su cui quest’ultimo era seduto. Poi si è stupito quando l’albero gli è caduto addosso. Nel M5S, a dispetto della schiacciante maggioranza con cui l’80 per cento degli 80 mila elettori del sito internet Rousseau hanno approvato il Conte II, i personalismi dei delusi (Di Battista e Toninelli in primis) possono avere serie conseguenze. PD e M5S possono scivolare in qualsiasi momento sulla buccia di banana dei rancori interni, che sono talvolta difficilissimi da gestire e da controllare. Il Conte II sembra avere le carte in regola per durare (magari con qualche aggiustamento) fino al 2022. Tra l’altro, in base alla Costituzione, Mattarella non potrà convocare elezioni anticipate nella seconda parte del 2021, visto l’approssimarsi della fine del suo mandato, nel febbraio 2022. Certo le insidie non mancheranno. Tra meno di due mesi ci saranno le regionali in Umbria e poco dopo quelle in Emilia-Romagna. Che faranno PD e M5S ? Si alleeranno tra loro anche a livello locale o lasceranno campo libero ai rivali ? Questo è, in prospettiva, un punto politico fondamentale.

  • E che cosa accadrà a destra ? Berlusconi avanza negli anni (83 anni il prossimo 29 settembre) e arretra nei sondaggi. Forza Italia, ramo italiano del Partito Popolare Europeo è ridotta al 6 per cento. La politica italiana sta cambiando e questa ne è un’ulteriore dimostrazione. Lo scenario italiano di oggi è quello di uno strano bipolarismo : da un lato una destra dura ed euroscettica composta dal tandem Salvini-Meloni e dall’altro l’entente cordiale che va dal centro alla sinistra radicale. Molto dipenderà dal fatto che l’entente cordiale si trasformi (o no) in autentica alleanza.

Alberto Toscano per Altritaliani

La lista dei ministri del governo Conte II (La Repubblica 04-09-2019)

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