Il diluvio retorico della ‘guerra’.

Dopo le gesta jahidiste di Parigi, le analisi socio-politiche si sprecano su tutti i media.

_photo-epa_2555009_660x482p.jpg

Com’era da attendersi, l’intervento russo e francese in Siria ha radicalizzato lo scontro e rafforzato il grido Nous sommes en guerre! Nous devons faire la guerre! Alla rappresentazione del complesso gioco delle parti, mi pare si preferisca la versione facilitata e storicamente consolidata di un occidente custode e garante di un modello unico di democrazia e di libertà da contrapporre alle derive sanguinarie di Paesi in parte creati a tavolino dopo il secondo conflitto e in crisi endemica per eccesso di risorse e derive autoritaristiche.

Il progetto sulla carta appare semplice per chi legge e per chi ascolta. Abbattere i regimi autocratici ed esportare come vincente il modello occidentale di democrazia concedendo in cambio ai nuovi satelliti una condivisione delle loro immense risorse. I cosiddetti Grandi, in crisi di economia ma soprattutto di autorità morale, si esprimono con toni muscolari dibattendo se è da preferirsi la guerra dal cielo a quella con gli scarponi.

Lontana molte miglia un’analisi delle responsabilità e della complessità del panorama geopolitico, l’importante è andare uniti alla guerra anche se poi si è più fratelli-coltelli che alleati e nessun accordo vi è sul progetto postbellico che dovrebbe uscire da trattative “fra vincitori” che si paventano interminabili e, ancora una volta, pericolose.
Il gioco è quasi infantile: mettere il cappello sulla sedia, costi quel che costi, per poi distribuire aree di influenza e risorse sempre indispensabili a democrazie che vogliono mantenersi ricche e potenti.

non_ala_guerre_en_syrie.jpg

Il teatrino da “Opera dei Pupi” fa pensare a Carlo Magno e al Sacro Romano Impero ma gli esempi nella storia si sprecano.

In questo gridare al vento e nel profluvio di retorica (pre-)bellica, il disorientamento delle pubbliche opinioni mi pare il tratto veramente ”global” di questo tristissimo periodo. Giudico preoccupante il fatto che una debole opinione pubblica transnazionale è pericolosamente manovrabile sia all’interno in chiave razzista e fondamentalista sia a livello internazionale per sostenere “l’Invincibile Armata”.

Nel nostro Paese, lungi dal contribuire a una pacata analisi della complessità, non mi pare vi sia la dovuta consapevolezza di questo delicato inizio del millennio e si aspetta il Natale con il suo immancabile Presepe in un clima familiare da
“facimm’ammuina”.

Giovanni Perrino

1 COMMENTAIRE

  1. Il diluvio retorico della ‘guerra’.
    Mi pare il Tuo un intervento equilibrato, che spazia sulle ragioni « ufficiali » e quelle non dette, che portano alla guerra di posizione militare & politica in medio oriente.
    Condivido il rigetto delle tesi pseudo unioniste delle potenze sul teatro di scontro in siria (francia,inghilterra ,russia ,america & altre locali.Emerge con evidenza la tesi dei fratelli-coltelli che si impegnano ognuno e insieme a difendere il loro orticello di convenienze.Mi ripulsa il numero dei morti civili che non starebbero con gli uni o altri,ma chiedono di non essere bombardati per coprire interessi altrui.In nome di una guerra si distruggono regioni per poi sedersi al tavolo da Vincitori sui deboli pretendendo ritorni economici(Petrolio) per Ricostruire sempre sulle spalle di malcapitati che nulla hanno mai avuto.Uno Scempio Gigantsco.!!!!!!!

LAISSER UN COMMENTAIRE

Please enter your comment!
Please enter your name here