È scomparso Peppino Rotunno, tra gli ultimi grandi Maestri della Luce del Cinema Italiano

Che la luce non diventi protagonista, ma serva come corollario – diceva, nonostante se stesso. È mancato ad oltre 97 anni, Giuseppe Rotunno, per tutti Peppino, Maestro della Luce aveva insegnato, sempre con entusiasmo, dal 1988 al 2013 ai giovani del Centro Sperimentale di Cinematografia, la nostra scuola storica dell’immagine di grande lignaggio, di cui è oggi presidente un altro grande ed ancor giovane decano del Cinema tutto nostro, Felice Laudadio. Maestro della Luce si dice oggi – grande fotografo, si diceva invece una volta – per Fellini e Visconti, ma non solo.
Aveva iniziato nel 1940, lavorando a Cinecittà nel laboratorio fotografico del mitico Arturo Bragaglia dove acquisì le sue prime esperienze nella fotografia. Divenne assistente operatore, in primis, poi fu sul set de L’uomo della croce di Roberto Rossellini che per primo gli consegnò una macchina da presa.

Fellini e Rotunno, un sodalizio coi fiocchi. Sul set di « E la nave va » – Cinecittà nel 1983. (LEEMAGE – AFP)

Inizia la sua carriera come direttore della fotografia  nel  1955, per il film con Pane, amore e… di Dino Risi. Nella sua lunghissima e bellissima carriera ha collaborato con i maggiori registi italiani e stranieri, fino a divenire uno dei più stimati autori della fotografia cinematografica in campo davvero internazionale. Se ne citano alcuni: Vittorio De Sica, Pier Paolo Pasolini, Mario Monicelli, Valerio Zurlini, Mario Soldati, Antonio Pietrangeli, Lina Wertmuller Massimo Troisi e Roberto Benigni, Roberto Faenza, Dario Argento. Ma certamente gli incontri più determinanti furon quelli che si diceva più sopra, con Luchino Visconti e Federico Fellini.

Romy Schneider e Luchino Visconti, Cinecittà 1972 (AP Photo)

Con Visconti, dopo Senso, girò Rocco e i suoi fratelli, Il Gattopardo, Lo Straniero, gli episodi Il lavoro  – interpretato da Romy Schneider e T. Milian  – di Boccaccio ’70 e La strega bruciata viva de Le streghe. Con Fellini l’episodio di Toby Dammit di Tre passi nel delirio, Fellini Satyricon, Roma, Amarcord, Il Casanova di Federico Fellini, Prova d’orchestra, La città delle donne, E la nave va.
Una serie di capolavori incredibile e fu durante il ricordo di Fellini a Rimini, parecchi…anni fa, durante un convegno in onore del grande regista a cui era presente anche Tonino Guerra, peraltro, che, chi scrive, ebbe la fortuna e l’onore di conoscerlo e di intervistarlo, seppur brevemente.
Fu un’esperienza molto bella ed umana: Rotunno era la persona più semplice, addirittura umile tra quelle che, nell’ambito cinematografico, ho avuto modo di incontrare.
Quasi timido, rispose, alla presenza della moglie, ad alcune delle mie domande serenamente, senza sfarzo alcuno.
E dire che aveva lavorato, a livello internazionale, con nomi quali  Stanley Kramer, Martin Ritt, John Huston, Mike Nichols, Monte Hellman, Bob Fosse, Robert Altman, Alan J. Pakula, Fred Zinnemann, Terry Gilliam, Sydney Pollack.

Tantissimi  i riconoscimenti ottenuti, tra Nastri D’Argento, David Di Donatello in Italia ed all’estero Il New York Film Critics Award, il premio della British Academy e la nomination all’Oscar per All That Jazz, per non nominarne che alcuni.

E per citare il critico Orio Caldiron che scrisse un libro su di lui, «Giuseppe Rotunno. La verità della luce», èdito Skira, Fondazione C.S.C.:
«Cerco soprattutto di educare l’occhio degli allievi – aveva affermato- li stimolo a guardarsi intorno, a memorizzare le serie infinite di informazioni che quotidianamente arrivano dal mondo esterno. È importante la tecnica ma soprattutto ‘saper leggere’ ciò che vediamo».

di Maria Cristina Nascosi Sandri

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Maria Cristina Nascosi Sandri
Di Ferrara, giornalista pubblicista, critico letterario, cinematografico ed artistico. Collabora da parecchi anni con quotidiani nazionali, periodici specialistici e non, su carta e on line, anche esteri come Altritaliani. Dopo la laurea in Lettere Moderne, conseguita presso l’Università degli Studi di Ferrara, si è dedicata per un po’ alla scuola dove ha svolto attività anche come traduttrice, oltreché docente. Da anni si dedica con passione allo studio, alla ricerca ed alla conservazione della lingua, della cultura e della civiltà dialettale di Ferrara, mantenendo lo stesso interesse per quelle italiana, latina ed inglese, già approfondito dai tempi dell’università, insieme con quello per l’arte, il teatro ed il cinema. Al suo attivo centinaia di articoli e recensioni, e qualche decina di libri sulle discipline di cui sopra, tra cui un'intera collana multilingue sulla propria lingua materna.

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