De Giulio Piscitelli : Harraga. Les brûleurs de frontières, expo photo à Paris et livre Contrasto.

Quitter sa terre natale n’est que très exceptionnellement un choix librement consenti. Il faut de fortes nécessités pour en arriver là. Il faut la soif et la faim, les terreurs de la guerre, les humiliations, le déni de son identité, l’écrasement de sa dignité.

EXPO – PHOTOGRAPHIES

«Harraga» est le terme utilisé dans les dialectes marocain, tunisien et algérien pour définir le migrant qui se déplace sans documents, qui «brûle les frontières». Depuis 2010, le photographe italien Giulio Piscitelli a suivi les routes de ces migrants essayant d’entrer en Europe.

Oltre cento migranti tunisini imbarcati dal porto di Zarzis attraversano lo stretto di Sicilia verso Lampedusa, mar Mediterraneo, aprile 2011. (Giulio Piscitelli, Contrasto)

Il les a accompagnés sur un bateau traversant la Méditerranée de la Tunisie aux côtes italiennes, dans l’enclave espagnole de Melilla, à Lampedusa, dans le désert de la Corne d’Afrique. Il a suivi ces Syriens, Irakiens ou Afghans qui débarquent sur les îles grecques et italiennes dans l’espoir d’atteindre le paradis que l’Europe représente à leurs yeux. Fruit d’un long projet entamé en 2010, Harraga est un témoignage unique sur les conséquences désastreuses des bouleversements du monde actuel. Une archive visuelle des flux migratoires et de leur gestion pour informer la mémoire collective et expliquer les difficultés et les risques qu’affrontent tant d’individus.

Migranti subsahariani cercano di scavalcare la rete di confine a Melilla, al confine tra Spagna e Marocco, agosto 2014. (Giulio Piscitelli, Contrasto)

Le travail de Giulio Piscitelli met en lumière ces corps qui « brûlent » avec les frontières qu’ils tentent de traverser. L’exposition est enrichie par les textes de l’écrivain italien Alessandro Leogrande (décédé depuis et auquel l’exposition rend hommage) et par le travail cartographique de Philippe Rekacewicz, géographe et journaliste français.

Migranti aspettano da ore di attraversare il confine tra la Grecia e la Macedonia a Idomeni, dicembre 2015. (Giulio Piscitelli, Contrasto)

L’exposition proposée par la Maison des Métallos, Paris 11ème,  jusqu’au 27 mai, est coproduite par le Regard de l’Autre en partenariat avec Emiliana Tedesco de l’Agence Contrasto et la commissaire de l’exposition Giulia Tornari.

Informations pratiques:

Maison des métallos
94 rue Jean-Pierre Timbaud, Paris 11e
 ligne 2 arrêt Couronnes
 ligne 3 arrêt Parmentier
Parking 11 rue des Trois Bornes, ouvert jusqu’à 21h

4 > 27 mai
du mardi au vendredi
14h > 20h
le samedi et dimanche
14h > 19h
nocturnes mercredi 16, jeudi 17, mardi 22 et jeudi 24 mai
14h > 22h
fermée le lundi / entrée libre

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LE LIVRE:

Nelle librerie, edito da Contrasto, “Harraga. On the road, burning borders”, un libro di Giulio Piscitelli, vincitore del Master Award 2015.

Harraga è il termine usato nel dialetto arabo per indicare i migranti che viaggiano senza documenti, “bruciando le frontiere”. Il termine è stato scelto come titolo per il primo libro di Giulio Piscitelli, fotoreporter italiano che dal 2010 segue le rotte dei migranti che cercano di raggiungere l’Europa.

Il volume, edito da Contrasto, è costruito come un diario di viaggio che raccoglie le immagini, i racconti del fotografo e le testimonianze dei migranti incontrati. La prima tappa è il deserto del Sahara, “il luogo dove i migranti subiscono probabilmente più violenze durante il loro viaggio verso l’Europa : deportazioni nel deserto, arresti arbitrari in carceri stracolme e senza alcun tipo di assistenza, rapimenti a scopo estorsivo o per il traffico di organi”, spiega Piscitelli.

Si prosegue con il viaggio dalla Tunisia a Lampedusa, “l’isola sulla bocca della stragrande maggioranza dei giovani africani che nel 2011 tentavano di scappare dalle cosiddette primavere arabe”. Piscitelli viaggia su un’imbarcazione “di dieci metri di legno invecchiato da anni di mare, sotto il peso di 120 persone circa”.

Le immagini di Piscitelli non raccontano solo i tragitti, ma anche le lunghe attese prima della partenza, in appartamenti gestiti da trafficanti e bande di criminali. Fino all’arrivo dei migranti in Europa, che però spesso non significa la fine del viaggio. “Ho aspettato oltre un anno per ottenere l’accesso al Cie di Bari-Palese. Sono stato dentro 30 minuti in tutto”, racconta il fotografo, che nel corso degli anni è riuscito a fotografare alcuni dei Centri di identificazione ed espulsione in Italia, da Roma a Torino, dove sono trattenuti i migranti al loro arrivo in Italia.

Oltre ai Cie, Piscitelli ha documentato lo sfruttamento dei migranti che lavorano nei campi di pomodori a Castel Volturno “dove vivono gli ultimi, italiani e immigrati, che condividono la stessa sorte di abbandono e marginalizzazione”.

Lavoratori stagionali africani raccolgono pomodori lavorando a cottimo per poco più di 30 euro per oltre dieci ore di lavoro al giorno. Villa Literno, Caserta, luglio 2011. (Giulio Piscitelli, Contrasto)

E ancora, nel 2015, la tendopoli di Calais, in Francia, dove vivevano almeno settemila persone nella speranza di raggiungere il Regno Unito.

La tendopoli di Calais, in Francia, novembre 2015. (Giulio Piscitelli, Contrasto)

E infine le isole greche, Atene e il “limbo dei Balcani,” dove migliaia di persone rimangono bloccate a causa della chiusura delle frontiere tra la Grecia e la Turchia.

Le foto di Piscitelli sono accompagnate dalle mappe del cartografo Philippe Rekacewicz e un’introduzione di Alessandro Leogrande.

(Fonte della presentazione in italiano : Internazionale)

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