« Elio Vittorini: sempre contemporaneo », di Claudio Antonelli

La gigantografia di Elio Vittorini (1908-1966), costruita da una critica politicizzata che si è troppo basata sugli accorti interventi dell’autore stesso, abilissimo « propagandista-falsario » della propria immagine (vedi le fantasiose autobiografie vittoriniane e « Diario in
pubblico »), è completamente inadeguata.

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La nuova chiave interpretativa, proposta da Claudio Antonelli in « Elio Vittorini: sempre contemporaneo« , è l’adesione dell’autore siracusano all’istante presente e la sua volontà d’essere all’avanguardia: di qui la chiave ironica di quel « sempre contemporaneo » del sottotitolo di questo saggio critico.

La passione di Vittorini per le opportunità del presente, con una conseguente adesione senz’anima alle forze dominanti, è visibile in tutte le scelte del nostro Autore: la perenne ricerca di uno « stile-movimento », il particolare rapporto con i luoghi, il mito dell’America, il significato di « Sicilia », la concezione dell' »opera aperta », la sua particolare idea della verità: « Ho un’idea della verità come di cosa che cambia continuamente e che continuamente bisogna aggiornare », la scelta dei temi in « Politecnico », la straordinaria capacità di appropriarsi di stili altrui, la redditizia carriera di traduttore da una lingua – l’inglese – che in realtà non conosceva, il suo cattolicesimo tenuto da lui celato in nome di una prioritaria immagine pubblica socialcomunista, l’abile autoelevazione a quasi eroe della Resistenza dopo essere stato mussoliniano…

Il tono novatore degli interventi vittoriniani maschera, in definitiva, l’adesione al momento storico. Ma occorre tirare dall’ombra – cosa che Antonelli fa, si direbbe con piacere – il Vittorini abile imitatore di stili e contenuti, lo strapaesano, il mussoliniano, il sostenitore di una sola civiltà per tutti i popoli… Anche una certa sua dissidenza verso il « fascismo istituzione »- amplificata nel dopoguerra da una critica compiacente – non esprime altro, in realtà, che l’esigenza, comune a tanti giovani del Ventennio, di un fascismo « puro e duro ».

Il particolare rapporto dell’autore di « Conversazione in Sicilia » con i luoghi: la Sicilia, Firenze, Gorizia, l’Istria, Milano, sono scrutati con occhio dissacratore dal critico, che scoperchia, uno ad uno, gli altarini vittoriniani. Scopriamo così che per Vittorini la Sicilia è mondo arretrato, da respingere. Della sua ardente passione per gli USA e la letteratura americana (vedi l’antologia « Americana« ) sono messe alla luce le vere cause, che sono del tutto antitetiche a quelle individuate dalla critica maggioritaria. La particolare interpretazione, ormai superata, di un fascismo visto come « non ideologia », cieca reazione, negazione di cultura, e via enumerando, ha permesso a una critica « iper-politicizzata » di vedere nel Vittorini giovane fascista, tutto libro e moschetto, un socialcomunista
ingannato dalle false promesse del Regime.

Lo stesso carattere ondivago dei suoi rapporti con il Partito comunista italiano, nel dopoguerra, si spiega con la necessità, sempre fortemente sentita dal nostro Autore, di ghermire le opportunità del momento, di adattarsi all’interlocutore, di seguire il vento;
di essere « italiano », verrebbe tristemente da dire, considerando soprattutto il suo voltafaccia nei confronti delle terre del confine nordorientale, tanto da lui amate e celebrate come l’Italia dei « diciotto carati », prima del tragico Diktat che consegnò quelle terre alla Jugoslavia.

Elio Vittorini

Ma esiste anche un Vittorini intimo, sognatore, refrattario all’impegno (quell’impegno calcolato che lo spinge a scrivere un libro assurdo come « Uomini e no« ). Dietro la celebrazione del presente, vi è difatti in lui una vena poetica che lo sospinge verso il simbolo, l’infanzia, il sogno, il passato… Egli cerca di resistere a questo richiamo in nome della ragione, della necessità di vivere nel presente, e del disprezzo che prova per la letteratura cosiddetta « consolatoria » (« Il Gattopardo » è da lui respinto perché « opera inutile »). Questo impulso verso il sogno rimane sempre forte, ed egli cerca di saldare, in tutte le sue opere, la frattura tra le « due tensioni »: il presente e il passato, la ragione e i sentimenti, l’impegno politico e la spontaneità. Il tentativo di
conciliazione di queste « due tensioni » ha luogo attraverso certi temi e personaggi, veri e propri miti di conciliazione (il nonno « lombardo »
ad esempio). Ma sono, in definitiva, tentativi vani, come rivela quel diffuso senso d’incompiutezza presente in tutte le sue opere (« Le donne di Messina« , « Le città del mondo« …) che solo in « Conversazione in Sicilia » viene in parte riscattato grazie all’indeterminatezza di un’attesa messianica di sapore biblico-poetico.

Opere tutte, le sue, sofferte e tormentate, e continuamente riprese e mai ultimate, proprio per questa incapacità di Elio Vittorini – « mitico costruttore di ponti nella Venezia Giulia » secondo l’accreditata, falsa gigantografia – di costruire un ponte finalmente capace di raggiungere l’ideale riva sognata.

Riccardo Pedrizzi

Claudio Antonelli
Elio Vittorini: sempre contemporaneo

ISBN 978-88-97060-16-1
Pagine: 388
Prezzo: Euro 18,00

www.edarc.it – e-mail: edarc@edarc.it

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