Canta u Populu Corsu

Il concerto di Sartène del gruppo occasione per riflettere, con le loro canzoni, sulla mondializzazione, indipendenza ed altro. Sono i temi del loro nuovo CD dal titolo: “Sparta”. L’incasso del concerto devoluto agli sfortunati abitanti del Sud-Corse, vittime dei dolosi incendi d’inizio Agosto.

Loro sono in quindici sul palco. Dieci voci che si alternano come solisti o in coro, cinque strumentisti. Una sezione ritmica composta dal “classico” basso e batteria e poi tre altri che ricamano e contrappuntano le voci con violino, piano elettrico, cornamusa, fisarmonica, chitarra classica ed eletterica.

Un tessuto sonoro compatto e accattivante, gioioso ed evocativo, dolente e combattivo. Loro sono: “Canta u populu corsu”.

Canta_1bis.jpgPer il loro “Giru 2009” fanno tappa a Sartène, nel sud-ovest della Corsica. Con loro cantano i molti presenti; famiglie con bambini, giovani vestiti alla moda, pronti a ritmare con le mani le canzoni, quasi invocazioni, che discendono dal palco. Gli anziani, fieri e composti, pronti a commuoversi alle parole orgogliose e sincere del leader del gruppo che non rinuncia, in più occasioni a dare un tono ideologico e di lotta alla manifestazione. Ovunque è profumo d’indipendenza; il “sacro sogno” che da sempre tiene desti i corsi.

Corsica. Una regione amata e spesso maledetta dai francesi che non le perdonano quella volontà identitaria, quel sentirsi nazione, quasi una sfida ad una delle più nazionaliste terre d’Europa.

Cantabis_2.jpgSi presenta il nuovo CD: “Sparta” (uscito appena a Luglio), in corso “Dividi”, ma anche “Partager” ovvero “Condividi”. Le canzoni e gli interventi che si susseguono tra un brano e l’altro, segnalano l’avversione del gruppo per una mondializzazione che vuole limare ogni differenza culturale e sociale, che tende ad uniformare ogni etnia secondo le regole del “dio denaro”. Percio’ “Resisti”, una canzone di cui nelle note del disco si legge emblematicamente : “Resistere è il solo verbo che sembra coniugarsi sempre e solo al presente”. I Corsi sono abituati a coniugarlo da sempre. Ed invero, mai come in questi tempi di globbalizzazione si è sentito in tanti popoli, in tante minoranze, il desiderio di dare voce alla propria identità. Eppure, subito dopo, ascoltiamo: “ E canzone di Natà”, un invito, un inno affinché tra gli uomini si costruiscano mille ponti, per un avvenire condiviso.

Cantabis_3.jpgIncredibilmente, ascoltando la loro musica si puo’ sentire come nello specifico corso, in quella fiera consapevolezza di essere sottoposti ad uno Stato di fatto “padrone”, in quel sentire di essere soli con i propri antichi problemi e le mai risolte povertà, in tutto questo s’intravede, si sente a pelle, un discorso generale, direi un sentimento comune che coinvolge tanti popoli e tante storie diverse. Nella musica di “Canta u populu corsu” vi sono dei passaggi che ricordano le allegrie dei bretoni ; in alcuni momenti corali e lirici sembra di ritrovare lo strugimento della musica latino-americana, argentina o, addirittura, il dolore dei cileni cantato per anni dagli “Inti Illimani”. Eppure, non c’è nulla di più corso, di più fieramente corso. Il loro messaggio ha insito un valore che non puo’ essere trascurato, perché ha una storia antica, una letteratura che origina dal cuore e attraversa il sangue accomunando un popolo nella sua generosa passione. Nulla a che vedere con lo squallore delle rivendicazioni pseudo indipendentiste degli pseudo “padani” della Lega Nord in Italia.

Altra dignità.

Cantabis_4.jpgQui non siamo alle minacce stumentalmente secessioniste, utili solo a strappare qualche vantaggio economico o qualche comfort alla “casta” dei leaders del “Carroccio”. Per i Corsi, che da sempre e a ragione rivendicano la loro storia e la loro identità, ci vuole ben altro che quattro denari.
A loro occorrerebbe più cinema e più letteratura per raccontare e raccontarsi della loro anima e della loro dignità. Un popolo quello corso, che oggi canta e fa festa con i suoi musichieri, che nel profondo sogna sempre e comunque l’indipendenza.

Un popolo che puo’ spezzarsi, anche piegarsi, ma non vendersi.

“Eppure eramu fieri d’avé per solu passu,

a nostra puvertà e i nostri i pienti.

In casa da zitelli u soldu era scarsu

É ci chjamava fora ssu tamantu turmentu.

So’ ribella chi canta è ribella chi scrive

Chi ten’ in lu so verbu u tempu chi passo’”

(da Si Rebella – CD “Sparta” – Canta u populu corsu)

Lo stesso concerto é un esempio della solidarietà corsa. L’incasso sarà devoluto ai cittadini ed allevatori di Ortolu e di altri villaggi del sud-Corse che hanno perso case ed animali durante gli incendi (di dubbia origine n.d.r.) che hanno funestato quei territori ad inizio di Agosto.

Nicola Guarino

Fotografie ©Sophie Codaccioni.


Video – Sinfunia nustrale

1 COMMENTAIRE

  1. Canta u Populu Corsu
    Cara Elena,
    Personalmente non conosco cineasti o scrittori corsi, conosco dei gruppi musicali, so che c’è una certa attività di gruppi teatrali. Il problema corso, mi sembra abbastanza complesso. E’ vero che i corsi si sentono più vicini agli italiani, ma credo che fondamentalmente si sentano indipendenti.
    Senza essere fraintesi ritengo che sia vero che sull’idipendentismo la Corsica ha anche costruito una sua immagine, utile al turismo. Ma questa nulla toglie alla storica aspirazione di quel popolo ad una indipendenza. Conosco molti di loro che ritengono l’aiuto francese indispensabile (conosco quel treno che dalla splendida Corte porta ad Aiaccio e quel famoso ponte di cui parli), ma faccio notare che, ad esempio, l’aiuto economico italiano, verso le regioni così dette indipendentiste (specialmente Trentino Alto Adige, Friuli e Val d’Aosta, per la Sicilia e la Sardegna è tutta un’altra storia) è stato massiccio. In un certo senso l’Italia a differenza della Francia a ridimensionato l’aspirazione indipendentista di quelle regioni mettendo, come suole dirsi, mano alla tasca.
    I francesi, invece, hanno un rapporto nevrotico con la Corsica. Da una parte vedono in quella una meravigliosa risorsa mediterranea, d’altro canto ne sono diffidenti e non manca in loro una vena di colonialismo che caratterizza la storia francese. Insomma il mio sospetto è che la condotta dei francesi, alimenti in qualche modo un’aspirazione, un sogno indipendentista dei corsi, i quali reclamano, a giusto diritto, il rispetto delle loro tradizioni, costumi e cultura e soprattutto di essere considerati.
    Essere in Europa per me è magnifico, ma l’Europa dovrebbe non omologare i popoli, ma arricchire di sinergie questo incontro di diverse culture. E’ un processo storico-politico lungo e complesso, un percorso duro ma che, a mio avviso, va fatto

    Nicola Guarino

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