Aldrovandi, Cucchi e gli altri….giovani e innocenti.

In un paese che perde giorno dopo giorno il senso delle regole e di un’etica condivisa, suscita sdegno e orrore pensare che vi sia chi vuole cercare giustificazione alla violenza quando questa è commessa dalla polizia. Aldovrandi ed altri giovani cercano di non essere dimenticati. Siano almeno un simbolo in difesa di una civiltà da ritrovare.

Mi trovo a cercare un motivo allo sbigottimento e alla tristezza che mi prende scorrendo i giornali quotidiani. Un’insolita carrellata di notizie che poco hanno a che vedere con la logica, la bellezza umana e direbbe il mio babbo “ l’educazione”. Per lui il mondo si divideva in due categorie:
“educati e maleducati”.

E allora mi faccio voce per la sua voce e intraprendo un viaggio tra i maleducati e gli educati che in questi giorni di primavera a singhiozzo scorrono attraverso i miei occhi. Personale interpretazione certo!

Per esempio, mi sono parsi tanto maleducati e maleodoranti, di brutte intenzioni, i manifestanti che si sono recati sotto le finestre del comune di Ferrara. Vento in poppa, bandiere alzate a difesa e sostegno di quattro agenti della polizia che, nel 2005, hanno ucciso un ragazzino, diciotto anni appena fatti.

Tre omoni e una donnona in divisa lo hanno pestato e schiacciato. Bene, anzi male, maleducati. Tre processi, tre sentenze, tre gradi di giudizio; tanti giudici hanno verificato, analizzato, soppesato prove e riscontri e decretato che, quella mattina maleducata, se il ragazzo non avesse incontrato “le schegge impazzite” dello Stato lui sarebbe, adesso, in giro a fare la sua vita.

Federico Aldrovandi - foto Ansa

Questi eroici manifestanti hanno scelto un luogo preciso per portare la loro oscena solidarietà a degli assassini, come sentenza recita. Sotto le finestre del lavoro da cui si affaccia la mamma del ragazzo morto. Orrore!

Può essere che loro non lo sapessero, come si affannano a dichiarare i responsabili della manifestazione, certo.

E’strano però, lo so io da Roma, a sbriciolati chilometri di distanza, che la signora Moretti lavora al comune di Ferrara. Ma è possibile che questi particolari esemplari di Ferraresi siano molto distratti.

Ma il sindaco scende le scale del municipio e glielo dice chi c’è al di là del vetro, glielo grida che è inopportuno, ma no, loro insistono e oltraggiano, la piazza è quella giusta. Giusta per l’ennesimo insulto.

Scempio che abbraccia lo scempio è leggere poi che, il segretario del Coisp (piccolo sindacato di polizia che ha organizzato l’allegra protesta), si arrabbia e si indigna tanto perché la foto che la donna mostra del figlio, adagiato su un lenzuolo dell’obitorio è, secondo lui, ritoccata. Mi viene da piangere ma continuo.

Leggo le lettere amare e affettuose che periodicamente il papà del ragazzo dedica o scrive al figlio, estremo tentativo di sentirlo ancora accanto, a portata d’ascolto e mi chiedo, tutte le volte che un’offesa o l’ennesima provocazione li vilipende, come si può resistere a tutto questo? Quanto ancora questa famiglia deve sopportare?

Belle, rincuoranti ed educate, però, sono le manifestazioni di solidarietà che si stanno di ora in ora sgranando, a difesa di questa coraggiosa e dignitosa famiglia che nulla ha chiesto di più se non giustizia per quel figlio perso. Se non più la sua voce, il suo respiro, il suo cuore pulsante, il suo affetto, almeno la consolazione che tutto è stato fatto per restituire verità e integrità alla sua immagine di ragazzo.

Solo, e ti pare poco, un bellissimo ragazzo dagli occhi scuri e dal sorriso felice di ritorno da un concerto, e che altro si deve fare a quell’età tra una fuga da scuola e un esame da preparare?

aldmadre_federico_aldrovandi.jpg

E invece tanto si è detto e tanto si è insabbiato per far credere al mondo che le vittime erano gli altri, gli omoni e la donnona in divisa, presi a tradimento, poveracci, da un giovincello cattivo, drogato e disarmato.

Tanto si è fatto per nascondere una verità che è diventata, per l’ostinata determinazione della famiglia e del loro avvocato, sentenza dello Stato Italiano.

Ma moltissime, dicevamo, le testimonianze di solidarietà e affetto, tante quante le lacrime versate e la rabbia ingoiata.

Forte e precisa, senza incertezze, quella della nostra presidente della camera Laura Boldrini, voce decente (ed educata) del nostro parlamento, che ha ritratto con la sua indignazione le cupe tinte dello sdegno e dato voce alla stanchezza delle persone silenziose e perbene che vivono in questo strano paese.

E’ intollerabile” ha detto, rivolta alla madre di Federico “che, oltre al dolore ineguagliabile per la perdita di un figlio, Lei debba subire l’offesa di una protesta cosi’ spietata e incivile. Ma sappia che non è sola: Lei è una figura di riferimento per tutti i cittadini italiani che vogliono credere nelle istituzioni e che da esse esigono comportamenti rigorosi« .

Il Senato si solleva tutto in un applauso doveroso, la Ministra Cancellieri si indigna, tentenna e poi manda un’ispezione, solo dopo che offesa personale del segretario del Coisp la chiama a raccolta.

Presto ci sarà una manifestazione a Ferrara di solidarietà.

Ma cosa rimane di tutta questa partecipazione, di tutto questo declamato ribrezzo e rifiuto?

Sono anni che le famiglie di Federico Aldrovandi, di Giuseppe Uva, di Carlo Giuliani, di Stefano Cucchi, di Aldo Bianzino e le vittime sopravvissute ai pestaggi dei manganelli rabbiosi, inutili e ingiusti, chiedono che queste tragedie non siano vuoti persi nella bufera dei faremo, vedremo, ci dispiace tanto e nulla più, ma trovino, almeno, una possibilità di decoro e di profonda giustizia.

L’unica ragione che possa valere queste vite è l’assicurazione che chi si è macchiato di delitti così atroci sia cacciato a calci con sdegno e vergogna dalle forze dell’ordine e che paghino le vite oltraggiate e le botte disoneste elargite. Paghino per garantire ai cittadini di non ritrovarsi davanti lupi travestiti da tutori della legge e, soprattutto, per salvare la rispettabilità delle divise che portano e tutelare l’onesta dei colleghi decenti.

Quando si decideranno a fare un governo, tra una proposta e tentativo di scambio osceno e un no inutile, eccessivo, dettato dall’eccitazione da gita scolastica, dal godimento infantile di mandare tutto a rotoli senza un pensiero costruttivo (maleducati), magari, quando finiranno questi giochetti, allora potranno, anche, dare voce e corpo a queste istanze di giustizia e civiltà.

Come chiede, ancora, la mamma Patrizia Moretti che vuole lasciarsi questa tragedia alle spalle e far si che “ la memoria di Federico sia legata a qualcosa di bello, perché non si ripetano queste tragedie”.

Marina Mancini
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4 Commentaires

  1. Aldrovandi, Cucchi e gli altri….giovani e innocenti.
    dietro a sindacalisti finti e che rappresentano una minoranza di portatori di interessi che nulla a che vedere con la rivendicazione e la difesa di diritti degli onesti lavoratori si nascondono sempre politici alla ricerca di consenso…. dove ogni momento e’ buono per cercare visibilità’ e tessere… e senza ritegno pretendono di manifestare in nome e per conto di onesti lavoratori …. forse disposti anche a sostenere quelli della uno bianca se la cosa porta consenso e tessere!!! In un mondo dove si risponde per molto meno questi servitori dello stato in divisa non rispondono neppure in un procedimento disciplinare anzi sperano con questa manifestazione in un giudizio positivi di chi li promuoverà un domani ….. in un ministero dove la carriere sono pilotate da logiche di appartenenza non mi meraviglierei se facessero carriera come quelli del G8

    • Aldrovandi, Cucchi e gli altri….giovani e innocenti.
      per Nicola
      Non conosco la realta’ dei sindacati ma immagino che non siamo lontani dal vero rispetto a quello che e’ successo a Ferrara pochi giorni fa. Altrimenti, veramente, faccio fatica a capirne il senso…che cosa volevano rivendicare?…il diritto ad applicare a loro esclusivo giudizio la tortura e la pena di morte?….

  2. Aldrovandi, Cucchi e gli altri….giovani e innocenti.
    buonasera,
    spero almeno che queste mie righe vengano lette, anche se poi, messe nel dimenticatoio..sono una ragazza del meridione, e rimango basita da quello che succede, da quello che la famiglia di Federico, la famiglia Cucchi, e che tante altre famiglie subiscono…PURTROPPO, ci sono famiglie, che ancora non hanno la vera giustizia, ci sono fatti che vengon sotterrati, e urla che non vengon sentite..chi indossa le stellette, spesso con questa divisa, si sente onnipotente, e, sembra che loro non hanno doveri, ma solo diritti..io per un periodo ho indossato le stellette, ma poi, mi son resa conto, che le stelle, stanno bene in cielo..non vorrei far di tutta l ‘ erba un fascio, ed ancora ci spero che ci sia qualcuno che tra la massa, abbia il coraggio di denunciare, ma vi assicuro, che è difficile, che tra colleghi ci si denuncia, è più facile fingere di non vedere, di non sentire..io vi parlo del mio vissuto, affrontando dei carabinieri, che sanno di sopprusi e di sbagli che qualche loro collega ha commesso, ti spiegano il loro comportamento, motivando, i loro silenzi, la loro indifferenza e la loro assenza alla giustizia, facendo esempi, come: VEDI, QUESTA MANO? GUARDA, OGNI DITO è DIVERSO A Sè…….MA GUARDA, MI DISPIACE, MA APPARTENIAMO ALLA STESSA MANO..ecco..ma se io non ho la fortuna di aver soldi abbastanza da farmi rappresentare da un legale, che si metta contro le forze dell’ ordine,come posso fare, a chi rivolgermi……….io non voglio vendetta, io voglio GIUSTIZIA, VERITà..e che queste brutte male, insane e distruttive abitudini, abbandonino magari le forze dell’ ordine.

    • Aldrovandi, Cucchi e gli altri….giovani e innocenti.
      Cara Genny Vittoria,
      come vedi le tue parole non solo sono state lette ma anche prese in grandissima considerazione. Testimoniano l’indignazione e una voglia di civiltà che è anche mia e di tutti gli Altritaliani che partecipano, realizzano, costruiscono, danno vita, leggono e condividono questa rivista.
      Siamo d’accordo che non è possibile fare di tutta l’erba un fascio, i nostri tutori della legge, quelli veri, quelli che soccorrono e sostengono, rischiando la vita per due lire al mese, ci sono e sono tanti.
      Sono tante però anche le storie come quella di Federico, molte taciute e insabbiate.
      Io lavoro in un centro di recupero per le tossico dipendenze e spesso mi è capitato di ascoltare storie di violenze dentro le caserme o le questure, nascoste ai riflettori.
      Quando chiedo” perché non hai denunciato?” La risposta è sempre la stessa: “ che potevo fare?”, la parola di un essere umano, marchiato come tossico o clandestino o delinquente, contro quella di un poliziotto o un carabiniere. Si preferisce subire in silenzio.
      Mele marce sicuramente, pochi elementi che però rischiano di rendere tutti uguali, piccole luci che, se non vengono fermate, illuminano la ribalta.
      E allora, secondo me, è un’ esigenza ed un’ emergenza civile denunciare.
      Per riguardo della verità e della giustizia ma anche per riscatto dell’immagine delle forze dell’ordine, degli uomini e delle donne che onestamente, dignitosamente, nel rispetto delle regole indossano la divisa tutti i giorni, è fondamentale isolare queste mele putrefatte e dare ragione a quelle urla e alle sofferenze di chi è stato violato fisicamente e psicologicamente.
      È il caso di mettere all’angolo il silenzio e l’omertà, seguendo la strada e l’esempio della famiglia Aldrovandi.
      Questo paese ha tantissimi difetti ma ancora un qualche briciolo di diritto gli è rimasto.
      Chiunque è stato testimone di un reato o ha le prove di un illecito ha il dovere di denunciarlo presso la magistratura che avvierà le dovute indagini, senza spese o avvocati. Se poi dovesse servire un difensore presso tutte le cancellerie dei tribunali è possibile richiedere la lista degli avvocati iscritti al gratuito patrocinio.
      Se poi cerchi in giro sono sicura che troverai siti e associazioni per la difesa e la tutela dei cittadini.
      Non sei sola
      Un abbraccio
      Marina Mancini

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