La caccia agli stregoni

Al cinema un tempo le cose funzionavano così: nei western, i bianchi erano sempre buoni e gli indiani erano sempre cattivi; nella fantascienza gli umani erano sempre buoni e gli alieni erano sempre cattivi e minacciosi. Per il resto uomini e donne erano nel cinema alternativamente vittime e carnefici. Al meno dal dopoguerra il cinema europeo, più di quello americano era dominato dalla cultura di sinistra. Anche oggi prevale la “cultura di sinistra”, anche se è cambiata la sinistra. Negli anni ’70 grazie alla Nuova Hollywood, scoprimmo grazie a film come “Soldato blu” o “Il piccolo grande uomo” che nel Far West non sempre i bianchi erano buoni, anzi spesso erano molto più cattivi dei pellerossa e gli alieni nella fantascienza potevano essere sensibili, gentili e portatori di pace come il buon Steven Spielberg ci insegnò con i suoi capolavori tra cui “Incontri ravvicinati del terzo tipo” oppure “E.T.”.

Oggi nel cinema il paradigma narrativo è del tutto cambiato. In qualsiasi commediola italiana e specialmente francese, così come nei film di “preteso” impegno, abbiamo che i maschi bianchi sono dei mascalzoni, se non dei profittatori dell’innocenza femminile. Nel migliore dei casi sono dei vanesi che pensano solo a conquistare femmine e al proprio effimero successo, invece nel peggiore sono dei violentatori, dei pedofili, gente priva di scrupolo e di qualsivoglia morale. Si salvano i gay e i neri, a volte anche gli arabi specie se palestinesi, nel politically correct dell’attuale sinistra l’equazione è facile: i palestinesi sono buoni, i palestinesi sono arabi quindi gli arabi sono buoni.

Ne deriva che le donne sono sempre buone ancor più se lesbiche diventando in questo caso le vere nuove eroine del cinema.

Insomma, c’è poca trippa per gli etero, specie se occidentali maschi e bianchi, ormai additati per ogni colpa dal colonialismo, alla diffusione della pedofilia, additati anche come pericolosi maschilisti da emarginare e stigmatizzare se non usano il linguaggio inclusivo, se non sono pronti ad accettare il “Cancel culture”, così come vengono additate con commiserazione quelle femministe che un tempo si erano battute per l’eguaglianza uomo/donna rivendicando la propria identità e proponendo temi scomodi come il riconoscimento della sessualità dei minori e delle adolescenti. Ma quelli erano altri tempi!

Vero è che proprio i tempi sono cambiati: una volta l’ordinamento emancipava i minori anche a quattordici o sedici anni (oggi solo sedicenni) e si sposavano finanche con persone di maggiore età. Questa è invece un’epoca in cui il trentenne laureato è considerato in Occidente ancora un adolescente da accompagnare per mano.

In Francia, questa cultura moralista, e ahimé di “sinistra”, ha generato oggi degli argomenti tabù. Da una parte si pone il tema di “liberare la parola” in nome del quale tante donne si sono decise a parlare delle esperienze a volte tremende che hanno vissuto e nascosto per decenni, dall’altra parte chi aderisce a questo modello, dogmaticamente religioso, rifiuta qualsiasi beneficio del dubbio, condannando e punendo a prescindere dai canonici riti processuali che dovrebbero garantire e stabilire la realtà, almeno processuale, dei fatti.

Mentre in Italia si può discutere anche con passione di tutto, nell’attuale Francia dell’inquisizione abbiamo che su alcuni temi è rischioso se non vietato parlare, pena la rottura di amicizie, liti furibonde e soprattutto il rischio di essere etichettato come nemico delle donne, potenziale pedofilo, potenziale violentatore di donne e poi razzista e (sob!) colonizzatore.

Parlare di identità, ad esempio, nelle aule di scuole e università è diventato pericolosissimo, noi italiani che rivendichiamo la nostra bella e varia identità, siamo visti con sufficienza, parlare di identità francese è diventata una bestemmia, come se avere un’identità fosse una colpa, volesse dire essere discriminatori; ormai mettere in dubbio una qualsivoglia tesi ecologista si paga caro, così come non idolatrare la Thunberg, per non parlare del tema, oggi più che ricorrente, delle denunce per violenze sessuali di donne contro calciatori, politici, giornalisti, attori, personaggi dello spettacolo, cantanti. Ci è finito dentro anche il mitico Abbé Pierre, già in odore di santità. Ci si chiede a quando le accuse di “viol” contro Fernandel o Coluche. Tali denunce, quando arrivano, sono già una sentenza e guai ad avere dubbi sulle denuncianti, bisogna solo dire: “Signorsì!” Non farlo equivale ad una disgustosa complicità con il predatore, con il mostro.

In questa caccia all’untore, l’ultimo caso è proprio quello del cantante Patrick Bruel, che appena un mese fa era considerato una pasta di uomo, oggi dopo 25 denunce improvvise di donne per presunti episodi di violenze e abusi sessuali è diventato un personaggio che fa impallidire il mostro di Düsseldorf.

Il sottoscritto solo per aver detto che trovava strano che 25 donne francesi a volte parigine, perlopiù intellettuali, dello spettacolo, abituate a vivere il mondo mediatico, avessero impiegato dieci, dodici, a volte quindici anni per liberare la parola e denunciare quel predatore di Bruel, si è visto cancellato dalle amicizie di talune, stigmatizzato, bandito anche da amici maschi (probabilmente timorosi di compromettersi e di essere poi per questo perseguitati dalla stessa furia giudicante wokista).

Il sottoscritto aveva anche chiarito precisando che se si fosse trattato di 25 donne di paesi sperduti tra le montagne dell’Afganistan la cosa sarebbe stata più credibile, dato la condizione mortificante di sottomissione di quelle donne ma che una parigina emancipata, moderna che vive tra i media abbia bisogno di elaborare lo choc di un abuso o di una violenza sessuale per 15 anni, appare quantomeno insolito. Peggio che andar di notte, ingenuamente avevo dimenticato che la sinistra francese è filoislamica e che della sottomissione delle donne afgane non sa che farsene mentre colpire la cultura e il modello occidentale è per loro un precetto religioso che si impone.

A chi fa notare che fuori dalla Francia tutti questi casi di violenze sessuali con celebrità non ci sono, le combattive francesi (non combattive solo contro il violentatore, se aspettano decenni per denunciarlo), rilevano che in Italia non se ne parla, perché c’è più omertà. Come se le nostre attrici, modelle, cantanti, anchorwomen venissero da qualche remota campagna di Corleone e non avessero la stessa modernità delle colleghe francesi. Viene da pensare che omertosi sono questi francesi che negano i fatti volendoli generalizzare a tutto il mondo. Mal comune, mezzo gaudio!

Come sempre la Francia è la migliore finanche nei delitti.

Detto questo, aggiungo che Bruel non lo conosco quasi, forse l’ho visto cantare in TV. Può essere che sia un violentatore seriale, ma prima di rovinare l’esistenza a lui e a tutto il suo entourage, impedendogli, come sta accadendo, di fare il suo lavoro, di cantare nei concerti, non sarebbe meglio che a fare giustizia fossero i giudici e non queste invasate wokiste? alimentate dai social e da una scadente informazione giornalistica?

Un tempo c’era la caccia alle streghe, nel medioevo, povere donne erano accusate di accoppiarsi col diavolo, solo perché vagavano nei boschi per raccogliere erbe curative e per questa orrenda accusa venivano sottoposte a ogni tipo di tortura e bruciate vive.

Negli anni 50 del secolo scorso la caccia alle streghe, in America, divenne la caccia a chiunque fosse comunista o semplicemente avesse contatto con comunisti. La carriera di grandi registi, scrittori, attori venne interrotte in alcuni casi con drammatici suicidi.

Oggi c’è la caccia agli stregoni, perpetrata da una sinistra che non ha visione, non ha più solidi ideali, che nella migliore delle ipotesi è semplicemente opportunista, nella peggiore conserva il tratto moralista più oscuro della sinistra che fu, ovvero è dogmatica, religiosa, per niente laica, priva di dialettica. Per loro noi uomini siamo colpevoli a prescindere solo per il fatto di non appartenere al “gentil sesso!” Nell’attuale fanatismo si è capito che noi le donne non possiamo capirle, che a priori siamo disonesti, che siamo degli stregoni appunto e che per questo meritiamo il rogo.

Veleno

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