Assisi, di questi tempi, è un pullulare di pellegrini-turisti-torpedoni da ogni dove. Il 2026 è l’anno di Francesco: si celebrano gli ottocento anni dalla morte. La festa nazionale cadrà il 2 ottobre.

Oltre che Santo degli Italiani, Francesco resta figura scintillante di un cattolicesimo — ce ne fosse — capace ancora di farsi carne. Non a caso il Papa argentino ne aveva fatto nome e missione del suo pontificato.
Intanto reporter, giornalisti, scrittori — in tutte le lingue — fanno a gara per accaparrarsi il santo e la sua vita irriducibile.
È scoppiata la Francesco-mania. D’altronde, siamo o non siamo terra di poeti, santi e navigatori?
E Francesco poeta lo era, oltre che santo. Navigatore un po’ meno — nato in Umbria, dove il mare è un’idea più che un orizzonte — ma navigatore della vita, questo sì.
In questo gran bailamme, ci ha dato appuntamento davanti alla basilica. È sceso da cavallo e ci ha porto la mano.
La statua prende vita. Ed è subito intervista.

1- 800 anni… non sente il peso del tempo?
La leggerezza del tempo, direi.
Questi primi ottocento anni sono passati lievi.
Ottocento anni passano in un attimo, se non guardi troppo il cellulare.
Io mi sono lasciato scandire i giorni dal fratello Sole e dalla sorella Luna. Sono loro a dare il giorno e la notte.
Per questo non sono stressato come voi, gente moderna.
Avete orologi, sveglie, smartwatch, cellulari che squillano a ogni chiamata, messaggio, pensiero, notifica, respiro, dubbio, starnuto.
È tutto… surreale.
Io mi sono tolto tutto per sentirmi felice. Voi, invece, più avete più pensate di esserlo.
Ricordate: quando lasceremo questa terra non porteremo con noi nulla di ciò che abbiamo ricevuto, ma solo ciò che abbiamo donato.
2- Assisi, la sua Assisi, che sensazioni le genera rivederla oggi?

“Che sensazione di leggera follia sta colorando l’anima mia.”
Ecco: Assisi mi fa venire voglia di canticchiare.
Bella, come sempre.
Un po’ più affollata.
Un tempo si sentivano i grilli, oggi i droni — che volano e rubano immagini al cielo.
Eppure le pietre sono le stesse. E anche l’aria ha quell’odore buono di sempre.
3- Non aveva ancora visto gli affreschi del Giotto. Che ne dice? Ci si riconosce?
Sì, mi ci vedo… però mi ha ritratto sempre con quella faccia seria.
Io, in realtà, ridevo molto. Anche sotto la pioggia. E cantavo.
Quando mi ha ritratto il Signor Giotto, avevo un taglio di capelli un po’ particolare: andava di moda — ma a rivederlo oggi, non mi donava molto.
Per un periodo li ho lasciati crescere, quasi da Jim Morrison.
E ho perfino pensato ai rasta, ai tempi di Bob Marley.
Anche lui, in fondo, aveva orecchio per il creato. Lo dice in Three Little Birds:
« Dice che mi sono svegliato stamattina,
sorridente con il sole che stava sorgendo,
tre uccellini
erano seduti sul gradino della porta
cantando dolci canzoni
dicendo: « Questo è il mio messaggio per te »
4- E tutti questi giapponesi americani spagnoli…?
Australiani, tedeschi, cinesi, africani, brasiliani, italiani… tutti.
Tutto il mondo passa da qui, lo so.
Qualcuno, a dire il vero, forse ha sbagliato strada. Voleva andare a San Francisco, ha scritto male sul navigatore ed è finito ad Assisi. Ma poi resta.
Se l’Umbria è il cuore verde d’Italia, Assisi è il suo battito.
Città poetica e romantica.
Caotica, ma silenziosa.
Affollata, ma rispettosa.
Un contrasto che somiglia alla bellezza.
E a chi arriva, vorrei lasciare solo questo: “Comincia col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso ti sorprenderai a fare l’impossibile.”
5- E la pasticceria davanti alla basilica ? Che ne dice ?
Eccome se mi piace.
Ci vado ogni volta che posso, in incognito.
Ormai li conosco tutti, anche i proprietari — gentilissimi, tra l’altro.
Gestiscono anche un teatro, qui ad Assisi, e fanno una programmazione bellissima.
Passa tanta gente, anche nomi importanti: per una sosta, un pranzo, un caffè, o semplicemente per fermarsi un momento.
E poi… quel pan dei morti. Un nome un po’ infelice, ma un sapore che ti rimette al mondo.
Ho imparato a farlo anch’io. Se vuole, le lascio la mia ricetta.
6- Aeroporto di San Francesco, lo avrebbe mai detto ? Va bene la santità, ma anche dare il suo nome all’aeroporto di Perugia?

Ha visto? Gliel’avevo detto: si sono sbagliati con San Francisco.
Però mi fa sorridere. È un bel riconoscimento.
Speravo di arrivare lontano con le mie parole, ma non pensavo fino al duty free.
Eppure mi piace. Volare, per me, è sempre stato straordinario. Cambia tutto: lo sguardo, le distanze, le misure.
Da giovane invidiavo gli uccelli. Chiedevo loro, ogni volta, il segreto del volo.
7- Turismo religioso: ma che ne dice Francesco, non è un ossimoro ? Quasi un’eresia ? Ha rinunciato a tutto… per diventare oggetto di culto turistico, più che olistico.

Già… ha ragione.
Mi prendono come esempio, ma quasi nessuno è disposto davvero a rinunciare. A lasciare andare. A non avere.
Si ama ciò che si ammira, ma non sempre lo si segue.
Oggi si vuole apparire. E soprattutto avere.
Io cercavo altro: l’essenziale, il poco, quel vuoto che fa spazio.
Ci sono dei versi che sento molto vicini. Sono di Mariangela Gualtieri:
«Giuro che io salverò la delicatezza mia
la delicatezza del poco e del niente
del poco poco, salverò il poco e il niente
il colore sfumato, l’ombra piccola l’impercettibile che viene alla luce
il seme dentro il seme, il niente dentro quel seme.
Perché da quel niente nasce ogni frutto.
Da quel niente tutto viene».

L’intervista finisce. Lui risale a cavallo e se ne va. Poi si ferma un attimo, accende una sigaretta — l’accendino ha stampata sopra la sua immagine. La forza del marketing, anche dopo ottocento anni.
“Ci rivedremo.”
A cura di Eraldo Mussa
Ps. Grazie a Daniele Aureli, autore, regista e attore umbro, per aver collaborato alla stesura di questa intervista, vestendo i panni di Francesco d’Assisi.
Di Daniele Aureli segnaliamo lo spettacolo “ Teoria del cracker”. Link QUI




































