Altritaliani

Nasce il teatro miracolo a Scampia

lunedì 16 febbraio 2009

Abbandonato per trent’anni l’Auditorium ha la sua prima stagione: Punta Corsara. In scena i ragazzi del quartiere Giallo, rosso e blu. Sono i colori delle porte che si aprono su corridoi, stanze, foyer e una gradinata da duecento posti che guarda il palco lungo dieci metri per quattordici. È un labirinto grigio intervallato da macchie di colore e animato, durante il giorno, dalle grida dei bambini, dalle chiacchiere degli anziani, dai tecnici impegnati a montare le scenografie per lo spettacolo che aprirà la prima stagione teatrale dell’Auditorium di Scampia, a Napoli.

È un piccolo grande miracolo che accade in un quartiere abitato da 80 mila anime. Senza un cinema. Senza un teatro. Senza nulla, se non la paura di non poter passeggiare tranquillamente per le strade, dove è inevitabile guardarsi le spalle. «Vengo poco da queste parti» ammette il taxista che ci accompagna davanti all’ingresso dell’Auditorium. «In questa zona ho avuto solo brutte esperienze». Ma la scommessa è proprio questa, ci spiegano Rachele Furfaro e Debora Pietrobono, rispettivamente presidente della Fondazione Campania dei Festival e direttrice organizzativa di Punta Corsara. Si chiama così il teatro che trova la sua sede in questa strana struttura di cemento, costruita trent’anni fa dalla Cassa del Mezzogiorno ma mai utilizzata fino ad ora. «Era un edificio completamente abbandonato - spiega Rachele Furfaro - Noi lo abbiamo salvato e restituito al quartiere, che piano piano sta cominciando ad appropriarsi di questo luogo». «Il cortile, il foyer e il giardino che si apre all’ingresso dell’Auditorium sono già “abitati” dalla gente di Scampia: i più piccoli disegnano, partecipano ai laboratori; e gli spazi sono aperti a tutte le associazioni della zona» aggiunge Debora Pietrobono.

Ma Punta Corsara è un progetto sociale molto più ampio, triennale, avviato nel 2007 sotto la direzione artistica di Marco Martinelli (Teatro delle Albe, Ravenna). E per quest’anno il governo ha tagliato selvaggiamente i fondi del patto Stato-Regione, per questo la Regione Campania ha dovuto fare uno sforzo in più (nel 2007 ha stanziato 2.700.000 euro).

PICCOLI TOTÒ

«Tutto è cominciato con “Arrevuoto” - racconta Marco Martinelli - un progetto del Teatro Stabile di Napoli grazie al quale ho iniziato a lavorare con gli adolescenti di Scampia. Ventidue di loro, quelli maggiorenni, ora stanno frequentando i corsi di teatro e concluderanno questa prima stagione dell’Auditorium portando in scena uno Studio su Fatto di cronaca di Raffaele Viviani a Scampia. Li dirigerà Arturo Cirillo».

Un corso di teatro, già. Ma non solo. Perché i laboratori che in questi mesi stanno seguendo i ragazzi non formano solo attori, ma anche tecnici e organizzatori. Artisti e operatori del settore insegnano ai ragazzi un mestiere, spendibile anche al di fuori del progetto di Punta Corsara. Ma come si lavora con un gruppo di adolescenti abituati a vivere per strada, in un quartiere degradato, regno della criminalità organizzata? «Prima di venire qui - racconta Martinelli - non conoscevo Scampia e quando sono arrivato ho capito che non mi sarebbe bastato l’aiuto di amici registi, ma anche di guide, di educatori che conoscessero bene il territorio. E quando ho incontrato i ragazzi di 13-14 anni mi sono accorto che erano dei piccoli Totò: cioè che avevano nel dna tanti pulcinella; dei modi di fare, dei gesti che si apprendono solo dalla strada, proprio come aveva fatto Totò. Ora i “corsari” che sono stati dei magnifici fuochi d’artificio si stanno trasformando in qualcosa di più stabile».

E così quei 22 «piccoli pulcinella» ora si preparano a portare in scena un testo di Viviani. Poi qualcun altro, Emanuele Valenti, prenderà il posto di Martinelli. «Io tornerò a Ravenna - aggiunge il regista - . Da lì spero si possa creare un gemellaggio con Scampia». Un piccolo grande miracolo, intanto, è accaduto: un luogo sta crescendo grazie alla presenza quotidiana degli artisti da una parte e dei cittadini di Scampia dall’altra.

Francesca De Sanctis. L’Unità

13 febbraio 2009


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