Un anno di gilets e poi…

Da quando è cominciata questa storia dei gilets jaunes, qui, sulla terrazza dei bobò a Montmartre (per chi non lo sapesse: bourgeois-bohémien. Radical-chic), un filo di preoccupazione c’è.  Sul mio diario di bobò, rileggo gli appunti dell’ultimo anno. Da dicembre 2018 fino ad adesso, dicembre 2019.

Dicembre 2018. Gilets jaunes. Arrabbiati perché pagano più caro il gasolio. Inquina da matti. Ma l’automobilista dice, mica è colpa mia se inquina, santamadonna, il mondo reale di cui bisogna occuparsi è quello delle persone che tutti i giorni prendono la macchina per lavorare e non ce la fanno più. E la politica che fa? Niente.

Gennaio 2019. Gilets verts. Dicono che il governo se ne frega della catastrofe ambientale, del clima che cambia, dei grandi prati verdi che tra un po’ altro che verdi saranno, del mondo che lasceremo ai nostri figli (qualche volta ti viene da dire: ben gli sta, ai figli, se lo meritano. Poi però a rifletterci bene, insomma). Il mondo si avvia all’apocalisse. E la politica che fa? Niente.

Febbraio 2019. Gilets bleus. Protestano contro la pressione fiscale francese, la più alta in Europa che (dati 2018) è addirittura del 48% (fake news  propagandistica: in realtà è solo 47,7%). Dai loro lussuosi appartamenti nel V Arrondissement denunciano questo regime confiscatorio, vessatorio, concentrazionario, di polizia tributaria. E la politica che fa? Niente.

Marzo 2019. Gilets rouges. Denunciano l’estremismo neo-liberale di un paese in cui la pressione fiscale, cosa sarà mai, è appena al 47% (anche questa fake news propagandistica. In realtà, vedi sopra, è il 47,7%) e la spesa pubblica il 52,2% (bazzecole) del prodotto interno lordo. Occorre difendere il modello francese dall’orda neoliberista. E la politica che fa? Niente.

Aprile 2019. Gilets rosa-shocking. Per liberare le città dalla morsa del traffico, che soffoca la vita, chiedono di rendere obbligatorio l’uso di biciclette e monopattini, anche per novantanovenni (cazzi loro) e mutilati. E la politica che fa? Niente.

Maggio 2019. Gilets beiges. Chiedono libertà. Dicono che non se ne può più della dittatura fighettista che impedisce di prendere liberamente l’automobile e uccide il commercio (uno a comprare ci va in macchina, per mettere le cose nel bagagliaio, è chiaro, sennò come fai), tutto per far contenti due bobò di merda. E la politica che fa? Niente.

Giugno 2019. Gilets blubiancorossi. Scendono in piazza per difendere la vera buona vecchia Francia di una volta dall’immigrazione selvaggia e dalla dittatura del multiculturalismo, delle lobbies gay et del neoglobalismoturboliberistamondialista (quanti –ista. Abbiamo chiesto se già che c’erano potevano prendersi Diego Fusaro, ma non lo hanno voluto). E la politica che fa? Niente.

Luglio 2019. Gilets arcobaleno-nostra-patria-è-il-mondo-intero. Protestano contro le frontiere. Che fanno del mondo un carcere. Ogni essere umano è nostro fratello, nostra sorella, nostro zio, ha diritto ad andare dove vuole e noi il dovere di accoglierlo rispettando la sua cultura senza dire né ah né bah. Basta frontiere ed eserciti, tutti mano nella mano in un unico lago d’amore. E la politica che fa? Niente.

Agosto 2019. Gilets costume-da-bagno. Protestano contro la schiavitù del lavoro (in Francia del resto tra una balla e l’altra ci sono appena quei 50 giorni di ferie pagate all’anno, altro record mondiale), il conformismo che ti fa andare in vacanza con macchina a gasolio (in giubbotto giallo), per lamentarti del mare inquinato (con giubbotto verde), con il risultato (indossato il gilet costume-da-bagno) di ritrovarti in spiaggia ammucchiato uno sopra l’altro. Cosa che in sé potrebbe essere divertente, ma dipende molto da chi ti trovi sotto (e sopra). Quando invece Guy Debord diceva giustamente: ne travaillez jamais. E la politica che fa? Niente.

Settembre 2019. Gilets grigioverdi. Militari, che si lamentano perché dimenticati, trascurati, vilipesi. (Vilipesi. Bella parola). Dicono: la nostra sicurezza da chi dipende, secondo voi? Dalle belle gioie pacifiste? La vita dei bambini, chi la difende? L’esercito, altro che discorsi. E la politica che fa? Niente.

Ottobre 2019. Gilets grigi. Hanno chiamato a raccolta tutta la gente noiosa. Pallosa. Senza senso dell’umorismo. Pare siano tantissimi (mobilitazione record). Dicono che non è giusto: per quale ragione ci deve essere gente brillante e divertente, che (non si sa come) riesce a rimorchiare in ogni circostanza, e noi invece stracciamo le palle a tutti? Diseguaglianze che in un paese normale, che poi parla tanto di égalité, non dovrebbero esistere.  E la politica che fa? Niente.

Novembre 2019. Gilets bianchi. Si lamentano pure loro. Perché? Perché tra un po’ arriva Natale e ridendo e scherzando non ho niente da mettermi. Apri l’armadio e dici, cavolo mi sembra sempre di mettere le stesse due o tre cose. E la politica che fa? Niente.

Dicembre 2019. Oggi son arrivati dei Gilets neri. Hanno detto che tutto era colpa dei governi precedenti (l’ho già sentita), ma che adesso siamo a posto perché ci sono loro. Hanno sequestrato i gilets di tutti i colori (per essere certi di non trascurare alcuna rivendicazione) e ne hanno distribuito di neri a tutti. Anche io, qui sulla terrazza, ne ho uno. Una signora in gilet nero ha pronunciato un messaggio alla Nazione spiegando che tutti hanno avuto ragione, proprio tutti, a protestare, perché era una vergogna: però adesso protestare non serve più. Anzi, da oggi non si può più fare, c’è bisogno di ordine. E la politica che fa? Niente. Non ce n’è più bisogno.

Maurizio Puppo

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