L’indagine: I giovani e il loro avvenire nei Dialoghi italo-francesi della LUISS e di Sciences Po.

L’annuale incontro dei “Dialoghi italo-francesi per l’Europa” della LUISS e di Sciences Po, dopo quello a Parigi del 20 giugno 2019 era, secondo la regola dell’alternanza, previsto quest’anno per la sua terza edizione a Roma ma è stato impedito dalla situazione pandemica. I protagonisti Enrico Letta, Dean della Paris School of International Affairs di Sciences Po, e Marc Lazar, Professore alla LUISS e Sciences Po, insieme al Rettore Andrea Prencepe e alla Vice Presidente Paola Severino della LUISS, con il contributo di Nicola Monti Presidente della Edison e l’organizzazione di “Ambrosetti” hanno allora concentrato il 16 novembre i dialoghi nel webinar sull’indagine “I giovani e il loro avvenire nel contesto del covid19, presentata da Ferdinando Pagnoncelli Presidente dell’IPSOS, e da questo eseguita dal 15 al 22 ottobre su un campione di 1000 persone (per Paese) in Italia e in Francia, dai 18 ai 34 anni d’età.

Italia e Francia: ricostruire un futuro per le nuove generazioni nel contesto del Covid-19

L’indagine contiene le seguenti considerazioni:

Sono più negative in Italia che in Francia le opinioni su: il predominio della furbizia sull’onestà (nei rispettivi Paesi: 44% e 33%); la mancanza di riconoscimento dei meriti (38% e 22%); le difficoltà a trovare lavoro (38% e 20%); l’egoismo (32% e 24%); la crescita delle disuguaglianze sociali (30% e 12%). Le differenze si riducono riguardo al disinteresse per la cura dei beni comuni e il malessere sociale (29% e ~26%). Meno sfavorevoli sono le rispettive opinioni sugli ostacoli alle opportunità delle donne (13% e 11%), mentre differiscono maggiormente tra di loro quelle sull’immigrazione come pericolo (23% e 1%), sull’immobilismo sociale (17% e 4%) e sull’intolleranza e il razzismo (15% e 5%).
Viceversa sono meno negative in Italia che in Francia le opinioni su quanto non conta il popolo (16% e 22%); e negative solo in Italia quelle sulle politiche ambientali (24%) e l’opportunità di non trasferirsi all’estero (3%), a fronte di valori con il segno opposto in Francia (-3% e -17%) dove allora la soddisfazione per l’ambiente e quella di rimanere nel proprio Paese sono maggiori.

L’autostima dei giovani è maggiore in Italia che in Francia (70% e 52%). A fronte delle rispettive opinioni intorno al 55% in Italia, quella in Francia sulle minori opportunità date loro dai più anziani è al 42%, quella sulla scarsa cessione di responsabilità al 28% e quella riguardo alle scarse nomine di direzione al 24%. Viceversa, mentre è inferiore in Italia rispetto alla Francia l’opinione secondo cui i giovani dovrebbero lamentarsi di meno e darsi da fare di più (24% e 38%), ancora di più lo è quella secondo cui i loro coetanei non si danno da fare perché si accontentano della situazione agiata (2% e 30%) e comunque ritengono che ciò non cambierebbe un granché nel rispettivo Paese (<0% e 18%).

Sembra, così, che la voglia d’imprenditorialità sia maggiore in Italia rispetto alla Francia, anche come reazione a una diffusione di felicità inferiore (opinioni al 44% e 56%), in cui sembrano a loro volta riflettersi: la medesima soddisfazione per il sistema sanitario (69%) e (sempre nel confronto dei dati tra Italia e Francia), a fronte di quella lievemente maggiore per la qualità dell’alloggio (59% e 57%), quelle progressivamente minori per: gli studi (57% e 66%); i beni di proprietà (46% e 55%); il lavoro (43% e 55%); i servizi nel luogo di residenza (34% e 61%) e i redditi in famiglia (27% e 35%).

Il pessimismo per le generazioni successive è minore in Italia rispetto alla Francia (50% e 56%), per cui lo sono anche lo spirito del “carpe diem” (32% e 38%) e (di riflesso) la soddisfazione per l’occupazione del tempo corrente (22% e 48%), con la sensazione che questo sia utile anche socialmente (22% e 34%) e che dia un po’ d’ottimismo almeno al proprio avvenire (14% e 26%).

I timori in conseguenza dell’urgenza sanitaria restano comunque superiori in Italia rispetto alla Francia; in particolare per i redditi e progetti (~57% e 37%), il lavoro e la salute (54% e 37%), la vita quotidiana (53% e 36%) e le relazioni sociali (50% e 30%); ancora di più riguardo al problema di trovare un lavoro soddisfacente nella remunerazione (77% e 64%) o stabile (74% e 62%).

La fiducia nelle istituzioni appare complessivamente maggiore in Italia rispetto alla Francia: per la ricerca scientifica: 60% e 30%; per l’insegnamento: 43% e 34%; per le associazioni di volontariato: 40% e 31%; per le forze dell’ordine: 31% e 12%; e per l’UE: 11% rispetto al -9% che rappresenta la sfiducia, la quale resta inferiore in Italia rispetto alla Francia per: il governo: -8% e -22%; le reti sociali: -25% e -41%; le istituzioni religiose: -22% e -43%, mentre è pressoché pari quella per i sindacati (-21%) e i partiti (-50%).

Nel dettaglio, per l’UE la fiducia in Italia e sfiducia in Francia riguarda: la politica sanitaria: 14% e -14%, il “green deal”: 12% e -12%, i provvedimenti nelle economie nazionali: 2% e -10%, mentre è comune la sfiducia per le politiche per i giovani: -4% e -6%.

La responsabilità sociale delle imprese è richiamata più in Italia che in Francia, in particolare per l’ambiente qualitativo del lavoro (64% e 55%) e per le iniziative sociali, culturali o politiche (50% e 35%) che, quando prese, devono essere più consistenti e meno limitate all’aspetto pubblicitario (61% e 46%). Meno richiamata in Italia che in Francia è la parte delle imprese nello sviluppo ambientale (32% e 35%).

A questo proposito il rispetto dell’ambiente appare maggiore in Italia rispetto alla Francia nelle scelte (72% e 66%) e nelle intenzioni (70% e 64%), e minore nel controllo degli sprechi di luce, acqua, cibo, platica, ecc. (68% e 76%), nella selezione dei prodotti (38% e 46%) e nella scelta della bicicletta in sostituzione dei veicoli (38% e 54%). Nessuno rinuncia all’aereo (-6% e -14%).

Il ruolo della scuola nell’inserimento nel lavoro è riconosciuto meno in Italia che in Francia (36% e 65%), e ancora meno dai campioni (circa la metà in ambedue i Paesi) già inseritisi (<0% e 12%).

A fronte d’un’esperienza all’estero meno frequente in Italia che in Francia (28% e 34%) sono tuttavia maggiori in Italia rispetto alla Francia le opinioni a favore di questa (54% e 39%), e di quella altrove all’interno del rispettivo Paese (49% e 20%). Sono altresì meno negative in Italia che in Francia le disponibilità per le esperienze nell’altro dei due Paesi, sia per i periodi brevi (es. 6 mesi: -11% e -22%) che per quelli lunghi (es. >3 anni: -50% e -57%), nonostante i dati opposti sui sentimenti reciproci (-22% e -4%).

L’indagine osserva allora che in Italia rispetto alla Francia la maggiore disoccupazione dei giovani dai 15 ai 24 anni d’età (ISTAT: ~28%, INSEE: 21%) e di quelli “NEET” (“Not in Education, Employment or Training”) dai 20 ai 34 anni d’età (Eurostat: nel 2018: rispettivamente ~29% e <18%) contribuisce a giustificare le maggiori insoddisfazioni in tutti contesti, con reazioni più protagonistiche di fronte alle maggiori distanze dalle aspettative, e con preoccupazioni ulteriormente maggiori a seguito del covid19, ma con un minor scetticismo verso l’UE, le istituzioni e lo sviluppo del ruolo sociale delle imprese.

Marc Lazar ed Enrico Letta

La conferma della maggiore disponibilità degli italiani per le esperienze in Francia da una parte e quella della minore assenza d’empatia nel senso opposto dall’altra stimolano dunque ancora di più Letta e Lazar nelle rispettive missioni: da quella di Letta (anche con le altre cariche, tra cui quelle di Presidente dell’“Institut Jacques Delors” a Parigi e dell’“Association of Professional Schools of International Affairs” a Washington) di eliminare ulteriormente le riserve tra le generazioni dei Paesi degli enti da lui presieduti (anche, come ha dichiarato, con il rafforzamento della collaborazione tra le imprese e le università nella formazione), a quella di Lazar di farlo in particolare tra le generazioni dell’Italia e la Francia, continuando con i suoi insegnamenti e scritti a richiamare i pregiudizi interni da abbattere a questo fine: dagli euroscetticismi in politica a quelli (come ha ricordato) di chi non vuole uscire dalla propria casa o provincia.

Lodovico Luciolli

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