La strada meno battuta.

La scuola avrà sempre più un ruolo importante nella ricostruzione di un paese che in crisi economica soffre anche di una perdità d’identità culturale. Una via è ricreare uno spazio della memoria, di conoscenza dei propri territori e di rispetto delle proprie tradizioni. In Lucania un esempio è fornito dalla proiezione organizzata per le scuole della regione del documentario di Armando Lostaglio: “La strada meno battuta – A cavallo sulla via Herculia”. Un modello da seguire a riprova di quanto entusiasmo il cinema puo’ creare nelle nuove generazioni, spesso traviate da una tv e da videogiochi per nulla didattici.


La Strada meno battuta. A cavallo sulla Via Herculia

Prendete un giorno di gennaio 2014 (se è di lunedì è proprio quello giusto); mettete insieme gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale, della Scuola secondaria di I grado e delle ultime classi della Scuola primaria; fateli stare con un regista che presenta un filmato in cui sono protagonisti natura, storia, cavalli e uomini; shakerateli in un cinema di un paese dell’entroterra lucano, Corleto Perticara, e otterrete un mix straordinario di due ore di accattivante interesse culturale fatto di immagini, riflessioni, interventi e passione per la terra di Basilicata.

Gli studenti sanno essere attenti e volitivi quando gli si presenta qualcosa che tocca la loro identità, quando sono trascinati in un mondo diverso dalla solita realtà; quando la fatica viene presentata loro come mezzo e non come fine; quando il commento non è stanco e saggistico, ma tinto con l’esperienza e il calore della vita.

Il documentario di Armando Lostaglio “La strada meno battuta – A cavallo sulla Via Herculia” è scorso per mezzora sullo schermo del cinema “Zi Nick” di Corleto; immagini e parole portano al percorso della Via Erculia, questa antica strada del tardo Impero romano che collegava la Puglia, il Sannio e il nord della Basilicata, passando per la direttrice Melfi-Lagopesole-Grumento e attraverso tre snodi fino a Policoro, Sibari e Maratea.
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Un gruppo di cavalieri, tra cui una ragazza di sedici anni, la percorre nel 2013 in un maggio piovoso, ventoso e scoraggiante. E qui lo spettatore è già preso dalla loro temerarietà: questi cavalieri hanno l’aria di temperamenti mistici, eppure sanno affrontare un viaggio di otto giorni, fatto di lunghe galoppate, di attraversamento di fiumi e torrenti insolitamente gonfi d’acqua, di percorsi su antichi tratturi sterrati o su strade asfaltate. Quando la telecamera si sofferma sui loro volti ne cogli la fatica e l’ingiuria del maltempo; ma le loro parole sono sempre per la meta e la conquista, quasi che avvertissero che sono i primi a ripercorrere e far tornare in vita una strada dimenticata, ma da riscoprire.

I cavalli dominano sempre la scena; dettano il passo; assecondano i loro padroni; fiutano la strada quasi che ne avvertissero nel segreto l’itinerario. I protagonisti sono loro; non hanno parola, ma a raccontare è il loro ansimare, il loro piede “franco” , come si diceva una volta per gli instancabili camminatori, il condividere con l’uomo la fatica del percorso.

La voce che commenta lo svolgersi della strada non è mai banale ne i commenti; rimanda a scrittori e giramondo che conoscono la magia del viaggio e della scoperta. È poco legata ai luoghi attraversati, di cui sembra volutamente non occuparsi.

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Forse valeva la pena guardare più dentro e spendere una parola, sia pure per inciso o virgolettata, per questa porzione di Basilicata attraversata. Dalle immagini, una volta lasciata la Puglia e la Valle di Vitalba con i paesaggi del Vulture, appare un territorio non più ordinato, senza il lavoro dell’uomo, senza l’agricoltura sebbene matrigna, avara, dura, praticata fino a trent’anni fa.

Sembra tutto selvaggio, senza attività, neanche la pastorizia. I terreni non parlano più, hanno perso armonia e continuità, non formano più una frase…Cosa ne sarà di questo ambiente? Cosa ne faremo di queste terre? E intanto il viaggio iniziato con le impronte dei cavalli sulle spiagge pugliesi si conclude su quelle tirreniche di Maratea.

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Continua però nel piacere il cineforum del dopo proiezione. Lostaglio e uno dei protagonisti del suo documentario, un leggero e giovane cavaliere di nome Stefano Summa, sono tempestati di domande e meravigliati da pensieri genuini, fatti a caldo dai ragazzi.

C’è la curiosità di sapere e conoscere di più dell’itinerario, dei cavalli, degli uomini e dell’organizzazione del viaggio. Qualcuno racconta di avere un cavallo e di fare con lui affascinanti percorsi nella natura e dentro se stesso; Stefano parla di questa impresa che l’ha reso più vivo, libero e vero. Qualche ragazza vorrebbe conoscere la sedicenne amazzone “sopravvissuta” al duro percorso.

Si parla di turismo e agriturismo, di sogni e creatività, di storia e di bellezza. Su tutto però aleggia una parola magica: avventura; oggi vissuta a misura d’uomo. Che bella scossa al cuore e alla mente oggi, ragazzi!

Vincenzo Lardo

Dirigente scolastico – Corleto Perticara

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