La Festa del Cinema di Roma 2018 trova la sua anima e resta in vetta

La tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, dal 18 al 28 ottobre 2018, si chiude con numeri tutti al segno più. Aumenti del 6% del pubblico, dell’1% sulla stampa nazionale, del 13% sulla stampa internazionale, del 20% dei votanti per il premio del pubblico BNL. Solo per limitarsi alle voci principali.

Festa del cinema Roma 2018
Ph. Getty Images, Ernesto S. Ruscio

Lo scorso anno, avevo titolato il mio articolo sulla Festa “ITALIA BATTE RESTO DEL MONDO 2 A ZERO”, con riferimento alla considerazione che l’annata 2017 ha segnato uno storico sorpasso delle due più importanti kermesse cinematografiche italiane, Roma e Venezia, sul blasonatissimo Festival di Cannes, portandosi sulla assoluta vetta mondiale.

Il Direttore Artistico della Festa, Antonio Monda, al primo anno del suo secondo triennio, assieme alla nuova Presidente, Laura Delli Colli, possono andare fieri dei brillanti risultati ottenuti. La Festa di Roma trova definitivamente la sua anima. Quella del cinema di altissima qualità, ma che sa trovare il dialogo con il grande pubblico. Che piace ai cinefili ed agli spettatori comuni. Mai sperimentale e “punitivo” per lo spettatore. Sempre avvincente e coinvolgente. Una scelta azzeccata. Che fa restare la Festa di Roma ai vertici mondiali. Ancora una volta, assieme a Venezia, superiori a Cannes, che per decenni aveva detenuto lo scettro.

Per venire al focus delle più rimarchevoli delle proposte della Festa, occorre dire che, ancora una volta è partita in quarta. Con un film d’apertura strepitoso : BAD TIMES AT THE EL ROYALE, di Drew Goddard. Un grande film. Scritto con precisione assoluta. Con una coralità di personaggi sempre doppi: nessuno è mai quello che sembra. Con un cast stratosferico. Girato in pellicola, promana le emozioni della pasta cromatica del “cinema cinema”, come si faceva una volta. Con sapienti campi lunghi per tenere dentro tutti i personaggi. Un omaggio scoperto alla tecnica del Sergio Leone di “C’era una volta il West”. Un climax da tragedia greca tarantiniana, ma con una luce inaspettata. Non è da meno THE HOUSE WITH A CLOCK IN ITS WALLS, di Eli Roth, film visionario, magico, rutilante. Ironico e divertente.

Il film vincitore del premio del Pubblico, BNL, è IL VIZIO DELLA SPERANZA, di Edoardo De Angelis, una parabola lirica, quasi religiosa. Che risale ai temi arcaici dell’umanità per arrivare all’universale. Il tema della maternità come trionfo della umanità in condizioni e luoghi che la negano.

Il vizio della speranza di Eduardo De Angelis

Di grande impatto WHO WILL WRITE OUR HISTORY, di Roberta Grossman, storia straordinaria, che utilizza in modo impeccabile immagini di repertorio alternandole ad efficaci ricostruzioni di fiction. Documento imprescindibile. Su una storia mai svelta in precedenza. Da proiettare nelle scuole di ogni ordine e grado. Per non dimenticare. Colpo da maestri aver portato a Roma Michael Moore con il suo ultimo capolavoro, FAHRENHEIT 11/9, un film del reale corrosivo, interessante, coinvolgente, persino divertente. Comunque indispensabile. Monumentale il Robert Redford di THE OLD MAN & THE GUN, di David Lowery, divertente, ironico, spettacolare, coinvolgente ed avvincente.

Un “filmone”, come si diceva un tempo, è KURSK, di Thomas Vinterberg, impeccabile, con una costruzione drammaturgica perfetta. « SONO GASSMAN! » VITTORIO RE DELLA COMMEDIA, di Fabrizio Corallo, dimostra come si dovrebbe realizzare una biografia. Completo. Chiaro. Spettacolare. Vivido. Divertente. Sempre avvincente ed interessante. Con un protagonista monumentale come Vittorio Gassman. Magistrale.

Molti i film sul tema del razzismo in USA. Che sta diventando di attualità sempre più scottante. THE HATE U GIVE, di George Tillman Jr, duro, sanguigno, forte, dal grande impatto emotivo. IF BEALE STREET COULD TALK, di Barry Jenkins, che con “Moonlight”, il suo esordio, aveva centrato subito 2 Oscar (personali) per miglior film e migliore sceneggiatura, arrotondati da quello per miglior attore non protagonista. La cifra di questa sua opera seconda è la bellezza, la dolcezza, l’amore. Un vero capolavoro di stile e di recitazione. BOY ERASED, di Joel Edgerton, agghiacciante, di grande impatto e grande qualità. JAN PALACH, di Robert Sedlácek, film di grandissima forza, su un gesto che ha cambiato la storia.  Di impostazione classica, realizzato con grande precisione ed efficacia.

Green Book (2018) di Peter Farrelly con
Viggo Mortensen

Il film a cui avrei dato il mio personale premio è GREEN BOOK, di Peter Farrelly, un film strepitoso, con un grandissimo Viggo Mortensen, sublimamente volgare. In comica contrapposizione con un pianista di colore di raffinatissima cultura. Una grande lezione di umanità. Il film è divertente, avvincente, con gag e battute fulminanti.

STAN & OLLIE, di Jon S. Baird, ci fa scoprire gli esseri umani che sono dietro la maschera comica. Il film fa ridere e commuove. Diverte e fa pensare. DEAD IN A WEEK: OR YOUR MONEY BACK, di Tom Edmunds, un insuperabile noir comico ed ironico, a tratti di una comicità irresistibile. Con una brillantezza ed una ironia che hanno del sublime. Ed a servizio della quali ci sono una scrittura di ferro, una regia effervescente, confezione superlativa e, soprattutto, attori inarrivabili. Come lo sono sempre gli inglesi.

Degnissima chiusura della Festa con NOTTI MAGICHE, di Paolo Virzì, un grande affresco corale, dichiarato omaggio ad Ettore Scola, godibilissimo, con personaggi caratterizzati con pennellate rapide e geniali. Battute fulminanti e gag salaci. Attori superlativi. Confezione di classe. Imprescindibile per ogni amante del cinema.

Notti magiche di Paolo Virzi’

Come da tradizione, la parallela ed autonoma rassegna ALICE NELLA CITTÀ, impreziosisce la Festa. Con perle come  DILILI À PARIS, di Michel Ocelot, un film di animazione elegantissimo e coloratissimo. Tenero. Elementare e didascalico, e per questo adattissimo ai più piccoli (bella la citazione degli artisti e scienziati della Belle Epoque, della serie imparare divertendosi). Ma è una gioia per gli occhi e per l’anima anche degli adulti di ogni età. Oppure MAROT SHBOROT, di Imri Matalon e Aviad Givon, costruito sui sensi di colpa, con atmosfere dostoeskiane, personaggi scritti in maniera impeccabile, ed interpretati in modo insuperabile. E, infine, lo strepitoso esordio della giovanissima regista italiana Margherita Ferri, ZEN SUL GHIACCIO SOTTILE, uno dei film degli ultimi anni che con maggiore efficacia racconta la diversità. Di adolescenti che fanno fatica ad uniformarsi alle regole per “normali”. Con comunità che diffidano del diverso. Ne fanno paria. E sono pronte a condannarlo. A non dargli credito se la sua versione dei fatti differisce da quella data da uno dei “normali”.

Tutto ciò apprezzato sulla qualità della selezione cinematografica, è tutto talmente perfetto nella Festa di Roma da non poter essere migliorato? Certamente no. In ogni macchina complessa i margini di miglioramento sono sempre ampi. L’Auditorium di Roma è uno dei posti più belli ed adatti del mondo per organizzare una manifestazione cinematografica (John C. Reilly, a Roma per presentare lo strepitoso STAN & OLLIE, in conferenza stampa ha dichiarato : “queste sale sono bellissime. Perché mai fare un Festival a Venezia se a Roma c’è un posto così?”). Alfred Hitchcock usava dire che la durata di un film non dovrebbe mai eccedere la capacità di ritenzione di una vescica umana. Il che si traduce in un fisiologico bisogno degli utenti della Festa, tra un film e quello successivo, di usare i servizi igienici. È mai possibile che per questa Festa mancava sempre il sapone e la carta igienica sin dalle prime ore del mattino? Rispetto alle passate edizioni sono state molto ridotte le conferenze stampa nella sala Petrassi, in genere dedicata, relegandole in salette minori e scoraggiandone la frequentazione. Gli incontri/dibattito con le star, caratteristica della Festa, unica al mondo (il grande Martin Scorsese ha fatto due incontri con il pubblico, uno di 2 ore ed uno di un’ora e mezza. Quale altra manifestazione cinematografica può vantare un evento del genere?), sono affollatissimi dal pubblico pagante. Difficile, pertanto, è l’accesso agli accreditati. Si potrebbero organizzare proiezioni in streaming in sala Petrassi per consentire agli accreditati di poterne godere (e recensire). Le proiezioni anticipate stampa sarebbe più agevole poterne avere anche la sera precedente le conferenze stampa, come avveniva per le prime edizioni, per poter meglio partecipare e porre eventualmente delle domande informate. Ma sono tutte cose che per farle occorrono fondi supplementari. Non dico di tornare ai 13 milioni di euro e passa delle primissime edizioni. Ma certamente almeno un nonnulla in più degli striminziti 3 milioni e mezzo di questa edizione. C’è però qualcosa che si potrebbe fare a costo zero. Aggiungere nel programma stampato, ai colori che contraddistinguono le varie sezioni una semplice sigla che aiuti ad identificarle con facilità. Si da il caso che con le luci dell’Auditorium, i colori rosso, marroncino e rosa, si confondano, sino a diventare indistinguibili. Quindi, a beneficio dei cinefili daltonici, semidaltonici (ed anche di quelli che godono di una buona vista, dovessi dire…), mettetela sta sigla! Mi permetterei anche di dare un (facile) suggerimento : SU per Selezione Ufficiale, RE per Retrospettive, IR per Incontri Ravvicinati, RI per Riflessi, AL per Alice nella Città, C per Convegni. Amen.

Catello Masullo, presidente del Cinecircolo Romano

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