Cinque anni fa Charlie Hebdo. I due volti della Francia.

Era il 7 gennaio lo ricordo bene. Cinque anni fa. Un piccolo comando dell’Isis, gente nata e cresciuta qui in Francia, andò a punire con la morte alcuni dei più bravi ed intelligenti disegnatori e opinionisti satirici della storica rivista Charlie Hebdo (cfr. Solidarietà a Charlie Hebdo e alla Francia. Il lutto della libertà.)

Ricordo ancora i molti sentimenti che mi attraversarono in quelle ore. Emozione, commozione e poi dolore, la rabbia, lo sconforto. A lavoro il giorno dopo, andai con la matita nel taschino di petto come lo stesso magazine aveva chiesto per solidarietà.

Charb

Quella matita era la nostra arma, ma era anche il simbolo della nostra libertà occidentale, un modo per ricordare che in questa terra è nato l’illuminismo, che da qui si è dato il via alla nostra civiltà moderna, laica, libera, che chiede eguaglianza e non solo sociale ma di genere, che era già pronta a tutti quei valori che ora sono irrinunciabili, la parità uomo e donna il rispetto per i diritti dei gay, per le coppie di fatto, per chi non è credente. L’esatto contrario del fondamentalismo musulmano, di chi occupa certe strade imponendo preghiere anche fuori dai luoghi di culto (Vedi: Venerdì a Château rouge, Paris 18e), il contrario di chi nega alle donne la propria esistenza imponendole il velo.

Cabu

In quella matita avvertivo la superiorità della nostra civiltà, idea che molti non condividono, ma che è una mia legittima e soggettiva convinzione. Una civiltà che ricerca la solidarietà, il rispetto per le idee degli altri anche se sono diverse dalle mie, il rispetto delle nostre tradizioni e di quelle degli altri, la consapevolezza che chi scappa da quel mondo vuole venire da noi, ci sceglie, perché da noi c’è più benessere, economico, sociale, umano, morale. Sono loro che ci scelgono, qualcosa vorrà dire.

Tignous

Poi, dopo serate di veglia alla place de la République, per ricordare i morti per la libertà delle loro idee, gli amati: Cabu, Charb, Honoré, Tignous e Wolinski, più le altre vittime che erano presenti al momento della strage effettuata dai fratelli Kouachi, ci furono un milione di francesi, e non solo, che manifestarono uniti e pacificamente in loro memoria e in difesa della libertà, in particolare della libertà anche di satira e non solo di opinione, difesa dei valori della repubblica e per la laicità e contro la barbarie fondamentalista.
Ricordo che le copie del giornale immediatamente uscito, poco dopo quel tragico evento,  andarono a ruba, finanche dall’Italia mi chiedevano di comprarlo per solidarietà.

Wolinski

Confesso che quella Francia, solidale, commossa, con i cittadini che abbracciavano i poliziotti, che avevano voglia di raccontare le proprie emozioni, le inquietudini che il terrorismo smuoveva, quella Francia che ti veniva incontro, mi piaceva molto e molto più della Francia di questi ultimi tempi che, risolta la questione Isis (ma occhio che il pericolo è sempre dietro l’angolo!), si trova oggi divisa, logorata dai rancori, incapace di rinnovarsi, disperata, capace di creare, accettare e subire i gilets gialli nati per combattere una tassa che vorrebbe essere uno strumento solidale per finanziare la lotta al riscaldamento globale; che arriva ad inscenare uno sciopero nei servizi pubblici senza fine solo per il mantenimento dei privilegi delle proprie categorie a tutto danno non di un padrone e nemmeno di un governo, ma dell’intera società, specie nelle sue componenti più fragili e deboli, che quei privilegi non conosceranno mai.

Questa Francia mi fa anche più paura dell’Isis, perché il suo male è interno. E’ una Francia malata ed irresponsabile, alimentata dagli estremismi populisti di destra e sinistra di Le Pen come di Mélanchon. Ai quali evidentemente importa di più colpire Macron che venire incontro agli interessi di milioni di persone, di anziani, di poveri, di portatori di handicap, di precari che per lavorare e vivere hanno bisogno di quei servizi sociali e pubblici che da decine di giorni gli vengono negati.

Honoré

Ecco, io preferivo quella Francia di cinque anni fa, che aveva paura, ma era capace di piangere e di abbracciarsi e che si sentiva vicina e solidale. Questa Francia sorda e rancorosa, egoista ed insensibile, che si divide in livide tifoserie, e che ogni settimana, con le sue manifestazioni ostili, deturpa e distrugge il centro delle città, nell’indifferenza dei più, questa Francia così a me non piace.

Veleno

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