‘Biografia involontaria degli amanti’ di João Tordo.

E’ un racconto a tinte noir questa ‘Biografia involontaria degli amanti’ (Neri Pozza, 2018) che il 43enne portoghese João Tordo lascia scivolare e increspare fra le mani con il ritmo nostalgico della saudade. E’ lì, fra la Galizia e Lisbona, che ha luogo fra due bohemien postmoderni questo racconto dove la malinconia, o meglio la saudade prende forma concreta, si anima e ci coinvolge.

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Si arriva in fondo al racconto delle 380 pagine e vorresti che non fosse finito: un po’ ti affezioni a queste vite sbandate, un po’ sbagliate, ai limiti, nei margini più irregolari che si possa immaginare. E’ un racconto a tinte noir questa ‘Biografia involontaria degli amanti’ (a partire dalla copertina) che il 43enne portoghese João Tordo lascia scivolare e, talvolta, increspare fra le mani con il ritmo nostalgico della saudade. E’ lì, fra la Galizia e Lisbona, che ha luogo fra due bohemien postmoderni questo racconto dove la malinconia, ovvero la nostalgia, ovvero il rimpianto, o meglio la saudade prende forma concreta, si anima e ci coinvolge in uno snodo di otto capitoli ben articolati ed organicamente concentrici.

Ma è nel terzo, dal titolo “il manoscritto di Brìon”, che la narrazione diventa epicentrica: e si addensa su quanto, sia prima che dopo, faranno da corollario indefinito e necessario gli altri segmenti nel corpo consunto del romanzo. Aleggia in talune righe Tabucchi e il suo amore lusitano, il poeta Pessoa e sprazzi di cultura sudamericana, inondata da climi etilici e trattorie di tortillas. Tordo cita autori un po’ in ombra: dalla poetessa canadese Anne Carson agli argentini Antonio Di Benedetto ed Ernesto Sabato, il cileno Bolano ed Javier Marias (e registi da Truffaut a Bertolucci e Resnais) ed ancora Dylan Thomas, Beckett e la Wolff.

Vola fra la penisola iberica e Londra, dal Canada a Città del Messico a Lisbona, e soprattutto Pontevedra verso il santuario di Santiago de Compostela: è su quel tratto che lo strano investimento stradale di un cinghiale fa da esca iniziale al dipanamento di matasse di vite pericolose, fatte di contrabbando e violenza, la politica come alibi di riscatto, fra incesti veri e presunti, innamoramenti al netto del pudore.

I bohemien sono un professore universitario di letteratura inglese e un poeta che non pubblica i suoi versi. Sono al cospetto ed attraversati da spiragli d’amore ineffabile, ma fra i più passionali che si possano sognare; germogli di controstoria possibile che effondono nel linguaggio universale l’ossessione amorosa e il suo potere talvolta devastante. Ma vige anche una tenerissima lezione di amicizia, quella vera che travalica confini e sussurra al cuore di chi se ne sente avulso ed esentato. Il narratore è accanto come meglio non si potrebbe alla autodistruttiva esistenza di Saldana Paris, il poeta triste e senza scampo del racconto. E’ lui che Tordo alla fine ringrazia “per avermi lasciato rubare quasi tutto,” con “le poesie e le prose in spagnolo di Daniel Saldana Paris”.

Una prova di metaletteratura, di racconto sul racconto, mentre “il tempo combatte contro i suoi gigli e le sue rose” (titolo di un capitolo). Si legge in un passaggio: “La letteratura era ciò che accadeva al suo autore quando si fermava restando immobile, mentre tutti gli altri continuavano a svoltare agli angoli: gli amici, la famiglia, tutti gli sconosciuti del mondo. Un giorno anche io mi sarei stancato di girare agli angoli, e di chiedermi ogni momento se avevo girato all’angolo giusto o se dovevo tornare indietro”.

Perdura dunque un senso di ricerca, di sconfiggere la fine che pure appare incombente in tutta la narrazione, e quella impercettibile direzione che fa della inquietudine la cifra essenziale per avvertire l’arte di vivere e la seduzione della parola. João Tordo riesce a mischiare bene le carte, con maestria di consumato scrittore sa girare l’angolo giusto e ricomporci, sedati ma ben più consci, in una quiete dopo la tempesta.

Armando Lostaglio

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João Tordo, Biografia involontaria degli amanti
Collana: I Narratori delle Tavola, Ed. Neri Pozza – 2018
Pagine 384 – Euro 19,00 – Esiste in formato ebook

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Sinossi

In una strada semideserta della Galizia, due uomini in macchina investono un cinghiale. In viaggio dal pomeriggio, erano diretti a Santiago de Compostela dove, prima che l’animale incrociasse la loro strada, pensavano di cenare, bere birra fino a tardi e trascorrere la notte.
L’uomo alla guida è un professore di letteratura inglese che, dopo il divorzio dalla moglie, vive lasciando passare i giorni e curando un programma radiofonico dall’irridente titolo di Giorni felici. Accanto a lui, Saldaña Paris, un giovane poeta messicano incontrato tempo prima nel centro di Pontevedra, la città in cui entrambi vivono. Un uomo disilluso dalla vita e prigioniero di una struggente, ineliminabile malinconia.
In attesa delle procedure formali, i due amici siedono sulla scomoda panca di un posto di polizia non lontano dal luogo dell’incidente, quando Saldaña Paris rivolge al suo interlocutore una singolare richiesta: leggere un manoscritto che lui conserva come un prezioso lascito da cui gli è impossibile separarsi. Non è il libro di un autore qualsiasi, né tantomeno l’opera di una giovane promessa, ma una sorta di requiem della donna che lui ha sposato e amato di un amore così forte e dolente che gli impedisce di sfogliare ora quelle pagine, per non riandare con la mente e il cuore a un tormentoso passato.
Determinato a liberare Saldaña Paris dalla pena che lo affligge, il professore scorre quelle pagine dalle quali emerge l’involontaria biografia di due amanti. Un’intensa storia d’amore e ferite inflitte con inaudita violenza, una storia che lascia a colui che è sopravvissuto una sola possibile strada: riconciliarsi col passato per non compromettere irrimediabilmente il futuro.

Opera di una delle voci più originali e affermate della letteratura portoghese contemporanea, ‘Biografia involontaria degli amanti‘ è un toccante, magnifico romanzo sull’ossessione amorosa e sul potere lenitivo delle parole.

L’autore

João Tordo è nato a Lisbona nel 1975. Si è laureato in Filosofia all’Universidade Nova de Lisboa ed è autore di nove romanzi, tra cui As Três Vidas (2008), vincitore del Premio Letterario José Saramago. Le sue opere sono state tradotte in francese.

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Armando Lostaglio
ARMANDO LOSTAGLIO iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Basilicata; fondatore del CineClub Vittorio De Sica - Cinit di Rionero in Vulture nel 1994 con oltre 150 iscritti; promotore di altri cinecircoli Cinit, e di mostre di cinema per scuole, carceri, centri anziani; autore di testi di cinema: Sequenze (La Nuova del Sud, 2006); Schermi Riflessi (EditricErmes, 2011); autore dei docufilm: Albe dentro l'imbrunire (2012); Il genio contro - Guy Debord e il cinema nell'avangardia (2013); La strada meno battura - a cavallo sulla Via Herculia (2014); Il cinema e il Blues (2016); Il cinema e il brigantaggio (2017). Collaboratore di riviste e giornali: La Nuova del Sud, e web Altritaliani (Parigi), Cabiria, Francavillainforma; Tg7 Basilicata.

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