Gino Paoli: cosa fare da grandi

La patria è, per etimologia, la terra dei padri (e delle madri): il mondo in cui siamo nati e cresciuti, e che, almeno a me, nel mio immaginario di bambino, sembrava immutabile, destinato a durare per sempre. Dono misterioso di un dio che gioca a nascondersi. Quel mondo era pieno di cose. La lingua, il dialetto, i vecchi partiti, le preghiere e le bestemmie, la televisione passata dal bianco e nero al colore, le mercerie, gli adulti che ridevano di cose misteriose, i politici grigi e severi, di eloquio complicato, i vecchi sulle sedie davanti alle porte di casa, la religione polverosa dei preti e delle suore (con Dio nascosto sotto le sottane), le bandiere rosse in piazza, il silenzio delle domeniche e dei giorni d’estate in città, le partite allo stadio pieno di gente in piedi con le radioline all’orecchio. E le canzoni.

Gino Paoli, morto qualche giorno fa, era un pezzo di quel mondo. Da giovane, negli anni Cinquanta, disegnava e andava a lavorare al porto di Genova, per farsi due soldi; certi “camalli” (gli scaricatori di porto) delegavano il lavoro a qualcun altro, in cambio di una parte della loro paga. All’inizio degli anni Sessanta, aveva avuto successo con una canzone semplice e geniale, che parlava della sua gatta, in una soffitta del borgo di Boccadasse (al tempo non ancora diventato un’“eccellenza”, un luogo di divertimento obbligatorio). Era andato a Milano per firmare il primo contratto con la casa discografica, Ricordi, in un giorno caldissimo, con il cappotto; sua madre gli aveva sempre detto che a Milano faceva freddo. Poi aveva scritto Il cielo in una stanza. Una stanza che non ha più pareti ma alberi, alberi infiniti. Un soffitto viola che non esiste più. Un’armonica che sembra un organo. (Immagine, questa, rubata al Brassens della Marche nuptiale; e ci vuole talento, per essere ladri di poesia). Parole che, non appena ascoltate, sembrano essere sempre esistite. Il soffitto viola era quello di un bordello genovese: si era innamorato di una ragazza che faceva la prostituta.

Gino Paoli era questo: la poesia mescolata a una certa scontrosa ruvidezza. Portava gli occhiali con la montatura spessa, il maglione nero a collo alto che corrispondeva al cliché dell’esistenzialista. Aveva storie con donne meravigliose: Ornella Vanoni (conosciuta al bar Jamaica, un pezzo di quella vecchia Milano in cui si potevano incontrare Luciano Bianciardi, Nanni Balestrini, Ugo Mulas, Allen Ginsberg), Stefania Sandrelli giovanissima e bella come non si può neppure immaginare. Nel 1963, Paoli aveva scritto Sapore di sale, la canzone che più di ogni altra si è legata a quegli anni, all’Italia che scopriva un improvviso modesto benessere, le prime vacanze di massa, la voglia di vivere, i jukebox portati dai soldati americani, i bikini delle ragazze sulle spiagge. Basta chiudere gli occhi, accennare la canzone, e quell’Italia appare, lontana e bellissima, in un film in bianco e nero. La ragazza che esce dall’acqua e si viene a sdraiare, con sapore di sale sulla pelle e sulle labbra, ha il volto e il corpo di Stefania Sandrelli.

Ornella Vanoni e Gino Paoli

Paoli, dicono in tanti, era scontroso e ruvido. In un giorno fumava due pacchetti di sigarette e beveva una bottiglia di whisky. A quasi trent’anni, forse per noia o forse per amore, si era sparato e la pallottola era rimasta incastrata tra le costole, a poca distanza dal cuore. (Qualche anno dopo anche il suo amico Luigi Tenco si sparò, al festival di Sanremo: ma i miracoli non si ripetono. E addio Tenco). Era amico di Piero Ciampi, autore geniale e ramingo, senza tetto né legge. Lo portò da Ricordi dicendo: questo è un genio, fategli fare un disco e vedrete. Ciampi aveva problemi di soldi, riuscì a farsi dare un lauto anticipo in cambio dell’impegno a scrivere un disco, e all’uscita disse: li abbiamo fregati. Sparì e si fece rivedere a soldi finiti.

Quando ero ragazzo, una mia compagna di scuola (di libri, di pomeriggi alla spiaggia, di pezzi di focaccia) mi disse: sono andata dal dentista e sai chi ho trovato in sala d’aspetto? Ornella Vanoni e Gino Paoli! Un tuffo al cuore. Allora abitavamo davvero nello stesso mondo? Un cielo poteva aprirsi di colpo, forse, anche nella mia stanza, il sapore di sale era già sulla pelle e sulle labbra della bella compagna di scuola, e sassi che il mare ha consumato erano le mie parole d’amore per lei (che mai le ho detto). Mio padre non era certo un uomo da canzoni, tutt’altro; chiuso in un suo mondo, non si interessava a nulla. Eppure un giorno, alla radio, aveva sentito la meravigliosa canzone Sassi di Paoli (ogni parola che ci diciamo è stata detta mille volte. Ogni attimo che noi viviamo, è stato vissuto mille volte) e aveva detto: belin, vedi, parole così semplici, eppure dicono tutto.

In una canzone, Cosa farò da grande, Paoli raccontò di un furto a casa sua.Quel tizio che ha rubato, stanotte, in casa mia non ha portato via un dubbio che c’è in me. Se non mi andava bene con le canzoni, forse, ero dalla sua parte e c’era un ladro in più”. La differenza tra cielo e inferno è una pallottola che si ferma a due millimetri dal cuore. E a questo, forse, serve la morte: a non sapere mai cosa faremo da grandi.

Maurizio Puppo

❤️❤️❤️Inseriti nell’articolo i links delle canzoni Il cielo in una stanza, Sapore di sale, Sassi

+ qui, i Canali YouTube di Gino Paoli: https://www.youtube.com/channel/UCtIuntH9UCQax1Rap_ToK-g e
https://www.youtube.com/@ginopaoliofficial1534

Article précédentChiara Cocchi e Samuel Paty. Quando la scuola è sotto attacco
Maurizio Puppo
Maurizio Puppo, nato a Genova nel 1965, dal 2001 vive a Parigi, dove ha due figlie. Laureato in Lettere, lavora come dirigente d’azienda e dal 2016 è stato presidente del Circolo del Partito Democratico e dell'Associazione Democratici Parigi. Ha pubblicato libri di narrativa ("Un poeta in fabbrica"), storia dello sport ("Bandiere blucerchiate", "Il grande Torino" con altri autori, etc.) e curato libri di poesia per Newton Compton, Fratelli Frilli Editori, Absolutely Free, Liberodiscrivere Edizioni. E' editorialista di questo portale dal 2013 (Le pillole di Puppo).

LAISSER UN COMMENTAIRE

S'il vous plaît entrez votre commentaire!
S'il vous plaît entrez votre nom ici

La modération des commentaires est activée. Votre commentaire peut prendre un certain temps avant d’apparaître.