Altritaliani

Vietnam parlamentare, partita degli indecisi promesse di matrimonio.

sabato 12 gennaio 2013 di Lino Scarnera

Per molti italiani, le elezioni del 2013 potrebbero rappresentare una svolta politica significativa, ed anche un recupero di dignità, successivo alla sua perdita dovuta ai “Bunga Bunga” tenuti dal Presidente del Consiglio durante la passata legislatura. I sondaggi sembrano caldeggiare tale speranza, tuttavia l’attuale legge elettorale, che attribuisce premi di maggioranza al Senato su base regionale, potrebbe mettere in difficoltà la maggioranza presente alla Camera dei Deputati, assegnandole, come accaduto per l’ultimo governo Prodi, una maggioranza risicata facilmente ribaltabile (in Italia c’è sempre speranza di trovare uno Scilipoti o un Mastella di turno, a livello nazionale, regionale e locale), o, addirittura, mettendola in minoranza.

Berlusconi s’è messo a lavorare alacremente su tale eventualità: infatti, ha ripreso in mano le redini del suo partito (senza neanche estromettere il suo segretario, da lui stesso indicato e “nominato all’unanimità” dall’assemblea di partito preposta), che precipitava nei sondaggi, ha stretto un’alleanza elettorale con la Lega Nord, necessaria ad ottenere buoni risultati nel Nord Italia, e s’è scatenato in una furibonda campagna elettorale.

La campagna elettorale per le politiche italiane del 2013 si terrà nei mesi più freddi, gennaio e febbraio, con le strade e le piazze semideserte, ed attraversate frettolosamente da gente che punta a ripararsi alla svelta in luoghi chiusi. Vale a dire che i cittadini si formeranno un’opinione sullo scenario politico ascoltando la radio, sfogliando i giornali, navigando su internet e guardando, soprattutto, la televisione: un campo di battaglia in cui il Cavaliere sa muoversi meglio di qualunque altro. Infatti, s’è lanciato in una attività frenetica fatta di presenze ossessionanti in tutti i canali radiofonici e televisivi disponibili, prima che scatti il regime di “Par Conditio”, che obbliga i politici ad utilizzare parti uguali di spazi attraverso i canali radiofonici e televisivi. Non ha trascurato neanche la presenza alla trasmissione “Servizio Pubblico”, condotta da Michele Santoro, un giornalista che Berlusconi aveva cacciato dalla rete televisiva pubblica Italiana, perché a lui politicamente ostile (a dire il vero, faceva, e continua a fare, bene, solo il suo mestiere di giornalista).

In questa trasmissione, tenuta la sera del 10/01/2013, Berlusconi ha esposto le linee guida della sua campagna elettorale, tra cui spicca la teoria del “Complotto Internazionale”, ordito dalla Banca Nazionale Tedesca, che avrebbe venduto una enorme quantità di titoli di stato italiani per farne crollare il valore, e quindi far cadere il governo. Tale teoria è stata falsificata da una comunicazione data dalla stessa Banca, che non aveva venduto nessun titolo italiano, ed anche da un’altra Banca Tedesca, che aveva venduto titoli italiani (e non solo) per fronteggiare un bisogno di liquidità conseguente ad una grossa transazione finanziaria. Tuttavia tale vendita era avvenuta in un periodo differente da quello indicato da Berlusconi per sostenere la sua tesi.

Un altro motivo conduttore della propaganda del Cavaliere concerne la sua statura politica internazionale. Nella medesima trasmissione, è stata ripetuta la litania di Angela Merkel che attende spazientita l’arrivo di Berlusconi al rituale cerimoniale di apertura di un consesso internazionale, a cui il Cavaliere si negava perché impegnato al telefono con Erdogan, il Premier Turco. Il motivo di tale importante conversazione, sostiene Berlusconi, era una trattativa sulla nomina del Premier Danese Rasmussen alla segreteria generale della NATO: un politico inviso da Erdogan perché, nel 2006, non censurò alcune vignette satiriche su Maometto, scatenando le proteste dei cittadini di fede musulmana in tutto il mondo. Non c’è mai stato, tuttavia, modo di verificare la veridicità dell’affermazione di Berlusconi, secondo cui Erdogan avrebbe acconsentito alla nomina grazie alla sua mediazione: per quanto si può dedurre dai filmati, infatti, avrebbe anche potuto discutere della eventuale presenza di qualche nipote del Premier Turco sul territorio Italiano (non si sa mai, avrebbe potuto avere problemi giudiziari come “la nipote di Mubarak”, altrimenti nota come “Ruby Rubacuori”). Inoltre, il Premier Turco, all’indomani della nomina di Rasmussen, spiegò, in una nota ANSA del 4/04/2009, ore 16.34, di aver acconsentito alla nomina in base alle garanzie date dal Presidente Americano Barack Obama. Senza citare Berlusconi, quindi, che in quella partita internazionale poteva contare pochissimo, visto che un ministro del suo governo, il leghista Calderoli, apparve nella Televisione di Stato Italiana indossando una maglietta stampigliata con le medesime vignette oggetto delle proteste di Ergogan. Una bravata che comportò il raddoppio della sua scorta personale, con costi stimati in € 900.000 a biennio. Una disamina più dettagliata delle menzogne dette dal Cavaliere durante la trasmissione condotta da Santoro è stata sviluppata da M. Giannini, in: (http://www.repubblica.it/politica/2...).

La campagna del Cavaliere, tuttavia, non si basa solo su menzogne. Infatti, essa è basata anche su un suo atteggiamento tipico, espresso anche durante la trasmissione di Santoro: mettere sullo stesso piano le differenti illegalità, ed anche l’illegalità con la legalità. Infatti, attribuì a Marco Travaglio, un bravo giornalista che collabora con Santoro, una serie di condanne penali, che in realtà erano infrazioni amministrative, disciplinate dal Codice Civile. In un’altra trasmissione molto seguita, “Porta a Porta” del 9/01/2013, propose di mettere a carico dello Stato Italiano le contribuzioni dovute dalle Imprese per i nuovi assunti, spiegando che “per le imprese sarebbe come assumere in nero", forse per suscitare entusiastiche identificazioni dei suoi più agguerriti sostenitori. Insomma, è il Cavaliere di sempre, che utilizza una strategia nota, che punta a mantenere almeno il consenso dei suoi fedelissimi, e pervenire ad una situazione di instabilità politica che non lo metterebbe fuori scena.

In questa situazione, la differenza sarà fatta dagli indecisi, da coloro che sono rimasti delusi dall’esperienza governativa sia della destra che della sinistra. In particolare, da coloro che sono indecisi tra Bersani o Monti (che è collocato al Centro dello schieramento politico attuale), oppure tra Bersani o Ingroia (che è collocato alla Sinistra dello schieramento politico attuale).

La posizione che ha assunto Bersani, per ciò che riguarda gli “indecisi di centro”, non sembra portare alcun vantaggio. Infatti, facendo “promessa di matrimonio”, ovvero proponendo accordi con lo schieramento capeggiato da Monti dopo le elezioni, incoraggia gli indecisi a votare per quest’ultimo: tanto ci sarà comunque un accordo successivo. Potrebbe, invece, essere più incisivo nella campagna elettorale spiegando quali siano le sue prospettive e le sue ragioni. In poche parole, spiegare perché sarebbe meglio, per un elettore di centro, votare per lui, piuttosto che per Monti.

Credo, invece, che Bersani possa fare poco per convincere gli “indecisi di sinistra”. Tuttavia, Vendola ed il suo partito, SEL, alleati a Bersani, potrebbero fare molto: ovvero spiegare che la sinistra può stare al governo e generare stabilità politica, così com’è accaduto per la Puglia, regione governata, bene, da Vendola per tanti anni, nonostante alcuni limiti e qualche scandalo (ambedue nella sanità).

Vinca il migliore.

lino scarnera


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