Di Umberto Piersanti: “Jacopo” (Poesie 1994 – 2025)

Con “Jacopo” di Umberto Piersanti (InternoPoesia), che proponiamo per il mese di marzo, in questa rubrica Missione Poesia, siamo di fronte a uno dei libri più intensi mai scritti in poesia, da un padre per un figlio. L’autismo e la sua irreversibilità, diventano il legame più forte e incredibile che tra i due avrebbe mai potuto esserci. La poesia esplora questo legame, la dimensione e il tempo dove viene vissuto, e ci rende il quadro di un rapporto contemporaneo inspiegabile per il suo coraggio, la sua durata, la consapevolezza di un’eterna lotta per la sopravvivenza che è anche un fortissimo segno d’amore.

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Umberto Piersanti (Urbino, 1941). Ha pubblicato numerose raccolte poetiche tra le quali I luoghi persi (Einaudi, 1994), Nel tempo che precede (Einaudi, 2002), L’albero delle nebbie (Einaudi, 2008), Nel folto dei sentieri (Marcos y Marcos, 2015) e Campi d’ostinato amore (La nave di Teseo, 2020), con la quale ha vinto il Premio Saba 2021 e il Premio Speciale Camaiore 2021. Tutte le raccolte precedenti le tre sillogi edite dalla Einaudi sono uscite in un unico volume dal titolo Tra alberi e vicende (Archinto, 2009). Nel marzo 2022 Crocetti editore ha stampato una nuova edizione de I luoghi persi con una sezione di dodici inediti e la prefazione di Roberto Galaverni. Nel 2024 è uscita la ristampa de L’urlo della mente per Samuele editore. Nel 2025 è uscita l’antologia L’isola tra le selve (poesie 1967-2024), curata da Massimo Raffaeli, presso Marcos y Marcos. È anche autore di romanzi, libri di racconti e di alcune opere filmiche. È presidente del Centro mondiale di poesia Giacomo Leopardi di Recanati. Jacopo (Poesie 1944 – 2025) è uscito per InternoPoesia nel 2025.

Per ulteriori approfondimenti sulla poetica di Umberto Piersanti vedere ai seguenti link:
https://altritaliani.net/poesia-con-umberto-piersanti-nel-folto-dei-sentieri/
https://altritaliani.net/poesia-umberto-piersanti-campi-dostinato-amore/
https://altritaliani.net/di-umberto-piersanti-i-luoghi-persi-e-altre-poesie/
 

Jacopo (Poesie 1994 – 2025)

La poesia di Umberto Piersanti non finisce mai di nutrirci di sempre nuovi spunti di riflessione, anche quando i testi che ci propone li abbiamo già letti in altre raccolte. Sarà perché ci appaiono, ogni volta, sotto una luce diversa, più intensi forse, più veri di quanto già non lo fossero o, forse ancora, siamo noi ad essere più predisposti ad accoglierli, e a riconoscere diverse sfumature di tensione, altre figure o paesaggi che rimandano a un immaginario collettivo, a una dimensione sociale che a tutti appartiene.

Jacopo, figlio che non cresci/figlio per sempre, lo conosciamo da tanti anni attraverso la poesia di suo padre, di Umberto Piersanti, poesia sparsa nei vari libri e che ora viene raccolta in un’unica possente opera, a lui dedicata. A leggerla tutta, in sequenza, partendo da prima della nascita del figlio e arrivando ai nostri giorni, si ha l’impressine di fare un lungo e faticoso viaggio nel tempo, soffermandoci negli anni in cui la malattia non era ancora nota (pochi in verità), e addentrandoci all’interno dell’aggravarsi sempre maggiore della stessa, inesorabile, irreversibile; sembra di sorreggere insieme al padre quel bambino che giocava, cadeva, provava a rialzarsi; sembra di correre insieme a quel ragazzo percorrendo gli irti stradelli di montagna, sembra di immergersi nell’acqua fredda del mare senza voler più uscire, di salire su quella giostra abbracciando il cavallo, di fare e disfare il presepe lasciando spazi vuoti qua e là… ma noi non siamo né il padre né la madre e possiamo solo provare a immaginare, cosa si prova a vedere il proprio figlio isolarsi sempre più dal mondo, vivere in un tempo e in uno spazio impenetrabili.

Solo la poesia, con la sua capacità introspettiva, con la coscienza di un sentire più sensibile e intenso può entrare in quel tempo e in quello spazio, può incunearsi nei meandri di una sorta di separazione dalla vita stessa, dove non c’è posto probabilmente per le sensazioni che conosciamo: il caldo, il freddo, il dolore, il riso, il pianto… tutto sembra sospeso, inatteso, incomprensibile, gestito in una dimensione di cui possiamo essere solo spettatori, accostandoci al braccio del padre per fargli capire la nostra vicinanza.

Lo scenario che ospita i ricordi e spesso anche il tempo presente, è in prevalenza quello delle Cesane, luogo del cuore di Piersanti, dove la nominazione di piante e fiori e uccelli, e altri animali del bosco e della macchia mediterranea, ci viene presentato ancora una volta con doviziosa particolarità, come da un esperto conoscitore di botanica o di faunistica, ma noi pensiamo che si tratti soprattutto di uno sguardo poetico che sa cogliere ciò che lo circonda, rendendocelo vivo e partecipe agli eventi di cui si parla, coinvolto in quel sentire universale, nell’equilibrio necessario a consentire l’accettazione. Anche le figure familiari ci sono note: il padre, la madre, la nonna Fenisa, il nonno Madìo tutti personaggi di quel piccolo mondo dove tutto si placa e trova posto nel memoriale, dove l’amore comunque sovrasta le assenze, le mancanze, la misura di gesti, fughe, grida e silenzi e dove la rivelazione di un sorriso, magari anche senza intenzione alcuna, diventa il tronco a cui aggrapparsi per non annegare, si fa parola salvifica che prova a includere anche la sregolatezza di una relazione a cui è difficile sopravvivere, laddove il padre-poeta cerca di sostenerne il peso generando, con la liricità di una lingua che promette incantamento, una poesia chiara, che fa riflettere, che non fa sconti alla drammaticità dell’esperienza ma che, infine, restituisce al lettore un canzoniere d’amore per quel figlio che gli vive a fianco.

Ma, la poesia di Piersanti, c’insegna che anche la negazione può aver un suo valore all’interno dei versi, può aggiungere significato, spesso rafforzare il forte senso di malessere, o d’inquietudine che nasce dalla realtà dell’esperienza. Si dice che due negazioni vicine si annullano e creano un’affermazione, ma qui non ne troviamo di vicine, ne troviamo di disseminate tra i testi, in apertura o in certi punti altri, impossibile non notarle e non considerarle per quello che forse rappresentano: un inconscio latente che vorrebbe negare anche a sé stesso quello che prova, magari cancellare l’istante in cui tutto accadde e cambiò, coprire con uno strato di polvere scura la verità dei fatti, l’ineludibile… certo non si può, non è concesso, ma la parola non mente e non ce la fa a fare a meno di provare a negare, nella sua legittima motivazione, senza inutili retoriche. Solo alcuni esempi: ma non era il presepio; non m’amano le donne in questi giorni; ma non era un sentiero; no, la nebbia non quella/di novembre tra i fossi; no, non era cemento; Jacopo no,/non più un elfo; no, non avevo i tuoi anni; no, non era più l’inverno; no, una notte come questa/non c’è più stata; no, non il languore di un circo

Coabitare con il padre e il figlio nello spazio di questo libro, diventa per il lettore un’esperienza inarrivabile dove si sfaldano le categorie note, e ci mettiamo tutti al livello del protagonista: non siamo autonomi, non comunichiamo, il successo è impensabile. Un nuovo modo di stare al mondo compare, e una conoscenza mai immaginata proposta dai testi di Jacopo: essi non si prestano ad altro se non alla meditazione, alla pazienza di un lungo tempo di elaborazione, che va controcorrente rispetto alla velocità mediatica a cui siamo abituati, all’interrogazione sulla necessità del messaggio di testimonianza della poesia, e alla sua funzione di cura che persiste nel tempo ostinato di chi la pratica.

Alcuni testi da: Jacopo (Poesie 1994 – 2025)

A Murlo

Jacopo, una famiglia la ritrovi
in radi giorni sparsi in tempi
e luoghi, a Murlo ci arrivammo
ch’era sera
sera d’ottobre, il borgo
vuoto e scuro,
tenue il mosto profuma
dentro i muri,
vecchi come gli odori
che non sai, gli odori
della mia casa giú nel fosso
padre, che difficile mestiere,
figlio vivi lontano
in un castello chiuso e
serrato più di questo borgo,
chissà se ascolti i grilli
che tenaci ci ronzano
d’intorno, tra gli allori,
la madre che t’accarezza
scosti la mano
quei ravioli al tramonto
cogli olivi, rossi e i pini fitti tra le crete,
noi sotto la finestra
noi tre insieme,
seduti al vecchio tavolo
tutti insieme
come passa dei giorni
la rapina
come scuote la vita
e la scompiglia
quant’è lontano il tempo
che non c’eri
anche la breve casa
a Fermignano
io la vita conosco
per istanti
anche il padre lo faccio
per momenti

Gennaio 2000

*

La giostra

ah, quella giostra antica
nella ressa di scooter
di ragazze vocianti, luminose
dentro jeans stretti
e falsotrasandati,
dei fuoristrada rossi
sul lungomare,
escono da ogni porta,
da ogni strada,
straripano nell’aria che già avvampa,
è l’ora che precede
dolce la sera
ma nessuno che salga
sui cavalli, di legno
coi pennacchi e quella tromba
gialla, come nel libro
di letture, la musica
distante e incantata,
quella che rese altri
le zucche e i rospi
lì c’era una ragazza
tutta sola,
vestita da Pierrot
la faccia bianca,
nessuno che prendesse
i bei croccanti,
lo zucchero filato
dalla sua mano
Jacopo che tra gli altri
passa, senza guardare,
dondola il grande corpo
e li sovrasta,
abbracciò un cavallo
e poi pendeva
dopo riuscì ad alzarsi,
rise forte
figlio che giri solo
nella giostra,
quegli altri la rifiutano
così antica e lenta,
ma il padre t’aspetta,
sgomento ed appartato
dietro il tronco,
che il tuo sorriso mite
t’accompagni
nel cerchio della giostra,
nella zattera dove stai
senza compagni

Marzo 2001

*

Il disegno di Jacopo

ma quell’uva, Jacopo
così tonda e perfetta
che in altre stanze
con l’aiuto di altri
hai disegnato,
il tuo dono gentile
alla nostra casa,
è come quella alle pareti
appesa delle mie antiche
elementari, quelle dalle
pareti rosse e le finestre
aperte verso il mare
di Pesaro lontano,
e c’erano anche mele
e pere, anche loro
tutte tonde e perfette,
no, i pittori non le
sanno fare,
uva, mele e pere
hanno lo stesso odore
bagnato e chiaro,
le puoi subito
cogliere e mangiare
come tra i meli e le viti
di Camorciano
tu, sei rimasto fanciullo
per l’eterno,
il tempo che scorre
non ti riguarda
e inquieta,
quel tempo
che tuo padre tormenta
e addolora,
il tuo eterno presente
solo ti risarcisce

Novembre 2022

***

Jacopo dentro l’acqua
e come stai nell’acqua,
nuotare è un’altra cosa,
tu ci cammini dentro
e ti ci muovi
come un queto animale
dei miei fossi,
la verde raganella,
il lento granchio,
fluttuano i tuoi capelli
come al fauno,
fauno-fanciullo mite
e innocente
ti circondano i monti
e viene sera,
la madre chiusa
e stretta sulla riva,
io che ti chiamo
e urlo,
ma tu non temi
il freddo,
non temi il buio,
gli altri son tutti qui
nascosti dentro i teli,
tu rimani nel lago,
solo, riverso
con la faccia al cielo
guardo spesso il tuo volto
dentro l’acqua,
ogni piega si scioglie
e rasserena,
un’altra storia narra,
un’altra vita,
la tua che ti spetta
fuori del male
 
Luglio 2000

*
 
Marika
e camminavi curva
sulle mele,
poi la madre invochi,
la vuoi accanto,
Marika bambina delicata
il vento sbatte forte contro i muri,
sparge frutti tra l’erbe
alza rosso terriccio
sopra l’orto
e t’aggiri d’intorno
nello spiazzo,
dopo scende la luce
e ti rinchiudi,
ti serri dentro l’auto
tutta sola,
ascolti le canzoni
borbotti e gridi,
i monti sono cupi
i greppi fondi
e vennero le lucciole
di maggio,
brillavano a milioni
tra l’erba e l’aria
e tu ci passi in mezzo,
senza badare,
cosi assoluta e persa
la tua vita,
vivi come la foglia
dentro l’aria
di Jacopo mi chiedi
che non sai,
anche lui innocente
dentro il male

Febbraio 2000

Bologna, 11 marzo 2026

Cinzia Demi

IL LIBRO SUL SITO DI INTERNOPOESIA, L’EDITORE

P.S.: “MISSIONE POESIA” è una rubrica culturale di poesia italiana contemporanea, curata da Cinzia Demi, per il nostro sito Altritaliani di Parigi. Altri contributi e autori qui: https://altritaliani.net/category/libri-e-letteratura/missione-poesia/

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Cinzia Demi
Cinzia Demi (Piombino - LI), lavora e vive a Bologna, dove ha conseguito la Laurea Magistrale in Italianistica. E’ operatrice culturale, poeta, scrittrice e saggista. Dirige insieme a Giancarlo Pontiggia la Collana di poesia under 40 Kleide per le Edizioni Minerva (Bologna). Cura per Altritaliani la rubrica “Missione poesia”. Tra le pubblicazioni: Incontriamoci all’Inferno. Parodia di fatti e personaggi della Divina Commedia di Dante Alighieri (Pendragon, 2007); Il tratto che ci unisce (Prova d’Autore, 2009); Incontri e Incantamenti (Raffaelli, 2012); Ero Maddalena e Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri (Puntoacapo , 2013 e 2015); Nel nome del mare (Carteggi Letterari, 2017). Ha curato diverse antologie, tra cui “Ritratti di Poeta” con oltre ottanta articoli di saggistica sulla poesia contemporanea (Puntooacapo, 2019). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, rumeno, francese. E’ caporedattore della Rivista Trimestale Menabò (Terra d’Ulivi Edizioni). Tra gli artisti con cui ha lavorato figurano: Raoul Grassilli, Ivano Marescotti, Diego Bragonzi Bignami, Daniele Marchesini. E’ curatrice di eventi culturali, il più noto è “Un thè con la poesia”, ciclo di incontri con autori di poesia contemporanea, presso il Grand Hotel Majestic di Bologna.

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