La comica finale

In rigurgiti insostenibili di volgarità come in questi ultimi tempi, la classe politica italiana e questo governo si avviano a finire la loro epoca. Dopo aver devastato le coscienze e non solo degli italiani.

I titoli di coda sono comparsi da un pezzo sullo schermo. La comica
finale si chiude in una risata, quella stessa che li seppellirà, si
spera. Ma quando? Adesso, nel clamore di un voto prossimo venturo.

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Gli epigoni dei parlamentari degli scranni più alti si stanno
mobilitando, per raccogliere voti raccontandoci che è tempo di
cambiare, che ci sono facce nuove da apprezzare, che tutto cambierà perché magari
tutto resti come prima.

Dove saranno la coerenza, l’appartenenza ideale:
le avranno rinchiuse in qualche vecchio baule di soffitta.
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Si accaniranno anche da queste parti a caccia dell’ultimo voto. Mentre
lassù, nel parlamento alto la comica finale ci divora, pesa come un macigno la
loro presenza che invade i piccoli schermi ad ogni ora del giorno,
mentre il loro destino è scritto nel proprio nome pur non
anagrammandolo: la russa come la rissa, ministri della difesa e
dell’offesa al tempo stesso, “fuori dalle palle” esclamate da ministri
che non meritano il tricolore; il parlamentare che offende la
portatrice di handicap sua collega; gestacci da carrettieri. Tutto un
inventario che in poche ore distraggono e fanno ridere come si fa nei teatrini
di periferia. Neanche il Bagaglino, neanche la più becera
rappresentazione del sudiciume involontario.

Assistiamo inermi, come
sempre, una volta di più. Assistiamo alla comica finale. “La tragedia di un uomo
ridicolo” (titolo del film di Bertolucci), e “Opinioni di un clown”
(romanzo dello scrittore tedesco Böll) meglio ci offrono la sequela di
disperazione che avvolge lo spettatore inerte di fronte al loro
dramma. Ma il clown è forse dentro di noi, che aderiamo del tutto impassibili e
ci divertiamo plaudenti alle loro fandonie. Potremo pure scrivere in
un futuro lontano “le memorie di un pagliaccio”, con la stessa
tenerezza di Fellini.

Malgrado tutto, un grande irripetibile politico come Giorgio La
Pira, ci ricorda che “Le stagioni non le fa il contadino: vengono, e lui
le aiuta. Si orientano tutte verso l’estate, verso i giorni della
maturazione. Così fa la storia.”

Siamo ad aprile e si deve attendere la maturazione dell’estate. Ma
fino ad allora i giochi nel circo saranno già fatti. Si sarà già
votato, anche in questo remoto angolo di mondo dove viviamo, la Basilicata.

Armando Lostaglio