La mostra “Parthenope. La Sirena e la città” in esposizione al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) dal 3 aprile al 6 luglio 2026, mira a chiarire, attraverso più di 250 opere provenienti da oltre quaranta musei non soltanto italiani, la natura e le trasformazioni delle Sirene nel tempo: da uccelli con testa umana a donne con zampe di uccello fino a donne con coda di pesce dal Medioevo in poi, evidenziando i mutamenti e il ruolo della Sirena nel mito e nelle tradizioni napoletane, con particolare attenzione alle recenti scoperte archeologiche.
Leggenda della Sirena Parthenope, mitica fondatrice di Napoli.
Da sempre Napoli si identifica storicamente con la Sirena Parthenope, mitica fondatrice della città, venerata come dea e rappresentata fin dall’antichità greca e romana. La figura di Parthenope è protagonista di molte varianti artistiche e monumentali e simboleggia il legame millenario con il Golfo e la città. La cinquecentesca fontana di Spinacorona, per esempio, raffigura la sirena che con il suo seno spegne il fuoco del Vesuvio.

Il mito delle Sirene e le sue origini
Le Sirene compaiono per la prima volta nell’Odissea di Omero, poema che segna l’inizio della letteratura greca. Gli studiosi identificano il luogo dell’incontro tra Odisseo e le sirene nel territorio di Capo Peloro in Sicilia o nella zona della Penisola Sorrentina. Originariamente, sono rappresentate con corpo di uccello e testa umana come creature pericolose, che seducono i marinai con il canto. È noto l’episodio, riportato nel XII libro dell’Odissea, di Ulisse che, istruito da Circe, resiste al canto ammaliatore delle Sirene facendosi legare all’albero maestro: “Tu invece, sempre desideroso di tutte le cose straordinarie, vedrai i volti delle sirene e sentirai il pericoloso canto. Dopo che (ti) sarai legato all’albero della nave, ti avvicinerai alle sirene senza danno”. La maga gli svela il rischio mortale: le Sirene, con la loro voce melodiosa, attirano i marinai verso l’isola, disseminata di ossa umane. I compagni, con le orecchie tappate di cera, ignorano le suppliche di Ulisse di slegarlo, superando incolumi l’insidia.

Evoluzione della raffigurazione e del ruolo delle Sirene
Per oltre un millennio il mito è stato rappresentato nell’arte greca e romana attraverso vasi, mosaici, sculture e pitture.
Nel tempo la raffigurazione e il ruolo delle Sirene si evolvono: da pericolose ammaliatrici esse diventano figure benevole e accompagnatrici spirituali.
Rilievi etruschi da Volterra mostrano Sirene come donne vestite, simili alle Muse; piccole matrici, dette “forme da dolci”, ricalcano decorazioni con scene dell’Odissea, incluso l’incontro con le Sirene.
Riproduzioni di scene omeriche sono diffuse nell’arte romana, con significati anche filosofici: Odisseo diventa allegoria dell’anima che resiste alle tentazioni materiali.
Tra l’VIII e il VII secolo a.C. la colonizzazione greca della Magna Grecia portò paura e timori legati al viaggio; vasi da Pithecusa mostrano uomini annaspanti in mare tra pesci, a riflettere tali inquietudini.

Le Sirene sono inizialmente raffigurate come uccelli con testa umana, un’immagine probabilmente influenzata dal Vicino Oriente e collegata alla divinità egiziana Ba.
Nel VI secolo a.C., dall’epoca arcaica all’età ellenistica, la loro forma si umanizza, esse assumono l’aspetto di donne con zampe di uccello, con abiti e gioielli, mentre alcune immagini etrusche mostrano Sirene di fronte con ali, interpretate talvolta come Arpie.
La genealogia mitica attribuisce alle Sirene una madre tra le Muse o altre figure divine, e un padre, il dio fiume Acheloo, con leggende riguardanti lotte e nascita delle Sirene stesse.
Le sirene sono spesso associate a temi di fertilità, passaggi di stato e protezione, e sono frequentemente ritratte in oggetti votivi e decorazioni funerarie. È significativo, a tal proposito, un recente ritrovamento archeologico a Gragnano (Na) in una necropoli in località Madonna delle Grazie, territorio appartenente all’antico Ager Stabianus. Si tratta di un balsamario (580-550 a.C.) che raffigura una sirena con corpo ornitomorfo, ali accennate, coda a ventaglio, volto con occhi a mandorla, sorriso arcaico e trecce lunghe. Si spera che questo reperto, che arricchisce il racconto della mostra del MANN e contribuisce a unire la storia locale al mito fondativo di Napoli, possa presto trovare posto al Museo archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”.

Le sirene nelle arti e nei reperti archeologici
Una matrice di bronzo del I secolo a.C. rinvenuta a Santa Maria Capua Vetere, l’antica Capua, mostra la realizzazione di una Sirena, probabilmente decorativa. La scoperta ha permesso di ricostruire figure di Sirene in bronzo, evidenziando le tecniche artistiche antiche e il loro legame con il culto.
La musica e il canto sono, infatti, aspetti fondamentali nel mito delle Sirene, collegati al fascino seduttivo della voce e a sfide musicali come quella con Orfeo.
Dopo il mito omerico, secondo il poeta ellenistico Licofrone, le Sirene, non riuscendo ad incantare Ulisse, perdono il loro potere seduttivo e ornitologico, si suicidano gettandosi in mare (katapontismòs), scena che appare in varie testimonianze iconografiche fin dall’antichità, metafora della loro trasformazione in figure legate alla fondazione di città.
Richiami alle Sirene sono presenti in vasellame, sculture, e decorazioni di edifici religiosi e civili, simboli di protezione e rinascita.
Le Sirene progressivamente vengono reinterpretate come creature benevole che accompagnano i passaggi di stato nella vita umana, soprattutto femminile, dal matrimonio alla maternità, e nel passaggio dalla vita alla morte, rappresentate su vasi nuziali e in contesti funerari, associandosi alla musica e al canto.
La relazione tra la Sirena e Napoli
Il mito di Parthenope è legato storicamente all’insediamento greco sul promontorio di Pizzofalcone. I ritrovamenti archeologici, attestano una frequentazione sin dall’VIII secolo a.C. e l’origine del primo nucleo abitato chiamato Parthenope, chiaro segno della millenaria relazione tra la Sirena e i luoghi della città, con un focus sulla Napoli greco-romana.
La figura della Sirena Parthenope è, pertanto, un simbolo che attraversa la storia della città, dai primi nuclei abitativi, alla fondazione di Neapolis, fino all’epoca moderna.
Gli scavi nel territorio di Pizzofalcone e nelle aree limitrofe hanno evidenziato la presenza continua di insediamenti dal VII secolo a.C. con materiali greci, etruschi e di altre culture, che comprovano gli intensi scambi commerciali nel Mediterraneo.
Durante gli scavi per la costruzione della stazione della metropolitana, è stato identificato un antico bacino portuale a Piazza Municipio che serviva gli stanziamenti di Parthenope e Neapolis il cui uso continuò per tutta l’età imperiale fino a quando, dal V secolo d.C., non si assistette a un progressivo insabbiamento. Le risultanze archeologiche offrono, quindi, uno spaccato sull’abitato di Partenope sul promontorio di Pizzofalcone, sull’antico porto scoperto a piazza Municipio e su un’area destinata a funzioni rituali che sorgeva fuori le mura di Neapolis, in corrispondenza dell’attuale piazza Nicola Amore. Questa sezione trova un suggestivo snodo espositivo nei ritrovamenti legati alla realizzazione della Metropolitana di Napoli.
Nel VI secolo a.C. nasce la Neapolis, « Città Nuova », che mantiene un forte legame col culto della Sirena Parthenope, rappresentata sulle monete d’argento della città fin dagli anni 470-460 a.C.
Il culto e la simbolicità della Sirena nella città di Napoli
Le evidenze archeologiche indicano che il culto della Sirena potrebbe essersi sviluppato in un tempio o una tomba monumentale, in luoghi sacri riconosciuti sull’acropoli e in zona costiera, con rappresentazioni collegate a divinità femminili quali Demetra e Persefone, ai riti di fertilità e, come si è detto, ai passaggi di ruolo femminile, dallo stato di fanciulle a quello di donne.
Parthenope appare in medaglie, monete, sculture e decorazioni e simboleggia la ripresa, l’identità urbana e l’eredità culturale. La figura mitologica si lega anche a santuari e luoghi sacri.
Le monete di Neapolis recano il profilo della Sirena Parthenope e la figura di Acheloo, con cambiamenti stilistici nei secoli; si ipotizza che le fiaccole raffigurate siano legate a gare in onore della Sirena.
La tomba della Sirena Parthenope è stata cercata in vari luoghi di Napoli, tra cui l’acropoli e Piazza Mercato. È noto il rinvenimento alla fine del XVI secolo, proprio nei pressi di Piazza Mercato, di una grande testa marmorea romana, che simboleggia la città e che adesso è esposta al Museo Archeologico Nazionale.
Immaginario popolare e simboli contemporanei di Parthenope
Nel medioevo e oltre le Sirene si trasformano in donne-pesce, seduttrici per bellezza più che per canto, come attestato da raffigurazioni medievali e dai racconti di Colombo.
Dal Rinascimento alla modernità, Parthenope diventa segno distintivo di Napoli e protagonista di opere musicali, cantate, serenate e rappresentazioni teatrali in onore della città e dei sovrani che la governano.

Nel periodo napoleonico e borbonico la figura di Parthenope viene strumentalizzata dai sovrani come segno politico e culturale; esempi iconografici includono le medaglie di Carolina Bonaparte e manufatti con simbologie sireniche.
Il mito è rielaborato con immagini di sirene bicaudate, tradizione che si mantiene viva nell’arte, nella musica e nella cultura popolare napoletana fino a tempi recenti.

Da fontane e monumenti dell’epoca moderna alla street art contemporanea, la Sirena rappresenta, dunque, un’identità culturale e un simbolo di rinascita della città. La figura femminile-pesce è usata inoltre in loghi di istituzioni, eventi e campagne sociali, legando passato e presente in un’immagine emblematica di Napoli.
Monumenti e opere cittadine, come la già citata fontana delle Zizze e il Teatro San Carlo, rievocano l’effigie della Sirena in diverse forme, fino a quella umana dei restauri ottocenteschi; la street art contemporanea ne riprende l’immagine con diverse reinterpretazioni.

Parthenope è stata, inoltre, assunta nella cultura napoletana come importante presenza nelle tradizioni, nelle feste e nell’araldica cittadina.

Nel bel saggio intitolato La santa e la sirena. L’origine di Napoli tra storia, mito e leggende la studiosa Elisabetta Moro ha tracciato dei paralleli tra Parthenope e Santa Patrizia, compatrona di Napoli, sostenendo la tesi che Napoli sia fondata su due figure femminili complementari: la sirena Partenope (mito fondativo pagano) e Santa Patrizia (la santa venuta dal mare). Le “due metà del cuore femminile di Napoli”, per radici religiose, storia e luoghi associati alla loro sepoltura, rafforzano il legame tra mito, santità e identità cittadina.
Conclusioni
La presenza archeologica, artistica e culturale testimonia, pertanto, quanto sia profondo il rapporto tra il mito e la memoria collettiva di Napoli, radicato nella leggenda e nella realtà.
La figura della Sirena è un simbolo polivalente, un marchio identitario, è, per dirla con l’antropologo Marino Niola, “metafora contemporanea della città: un’icona che attraversa musica, arti visive e nuove narrazioni urbane”.
Adele Tirelli
LA MOSTRA SUL SITO DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI




































