Il libro, “Les plus belles mosaïques de la Tunisie” (Editions FIL, Tunis, 2026) [I mosaici più belli della Tunisia: L’arte del mosaico in Tunisia] è una nuova pubblicazione illustrata – in lingua francese – che offre un’immersione dettagliata nel patrimonio artistico tunisino attraverso la narrazione archeologica di Umberto Pappalardo, Direttore del Centro Internazionale Studi Pompeiani e attualmente docente presso l’Institut Supérieur des Sciences Humaines dell’Université El Manar di Tunisi e la raffinata fotografia di Salah Jabeur. La prefazione è dello storico M’hamed Hassine Fantar, una figura di spicco nell’archeologia nordafricana.

Questo libro offre l’occasione di ricordare quanto i legami tra la comunità italiana della Tunisia e l’Italia siano forti e duraturi. L’emigrazione italiana in Tunisia è stata, infatti, un fenomeno significativo, iniziato già nel XVI secolo, ma cresciuto esponenzialmente tra l’Ottocento e il primo Novecento. Gli italiani hanno avuto un ruolo chiave nello sviluppo economico del paese e la loro presenza, anche sotto il profilo storico, è stata davvero importante.
Lo scorso aprile si sono concluse a Tunisi le giornate sulla conservazione e la valorizzazione del patrimonio archeologico, un’iniziativa realizzata dall’Ambasciata d’Italia a Tunisi in collaborazione con l’Institut National du Patrimoine. L’evento ha unito la dimensione accademica e culturale a una forte componente economica, con la presentazione di numerosi progetti e missioni archeologiche congiunte – che confermano l’Italia come primo partner della Tunisia nel settore – affiancate da un forum imprenditoriale e da incontri B2B tra imprese italiane e tunisine specializzate nel restauro.
Per chi intraprende un viaggio in Tunisia, non è difficile avere l’impressione di rivivere i fasti dell’antica Roma. L’Africa romana era il granaio dell’Impero di Roma, un retaggio che si coglie attraverso le rovine ben conservate di alcune città della Tunisia. Pompei è famosissima per la pittura, la Tunisia per i mosaici. All’inizio erano i romani che vivevano in Tunisia ad adornare le loro case di mosaici, in seguito furono i ricchi proprietari e commercianti africani stessi. E il Bardo ne custodisce una parte importante.
Il libro “Les plus belles mosaïques de la Tunisie” non è solo un catalogo di immagini, ma un viaggio visivo e narrativo che mette in luce i mosaici come simbolo della storia, delle civiltà e delle abilità artigianali che hanno caratterizzato la Tunisia nei secoli.
Il volume è composto da oltre 300 pagine riccamente illustrate e offre un’analisi rigorosa e appassionata dei capolavori musivi, considerati tra i più ricchi e meglio conservati al mondo, frutto della magnificenza delle civiltà romana e africana e si focalizza su siti emblematici come il Museo del Bardo e l’anfiteatro di El Jem.

I mosaici tunisini sono presentati come specchi culturali che riflettono l’influsso delle civiltà antiche e le trasformazioni storiche, attraverso scene mitologiche, vita quotidiana e motivi geometrici, in cui si intrecciano le tradizioni locali con influenze mediterranee.
Le opere, alcune antiche di oltre duemila anni, raccontano molteplici epoche della storia tunisina e sono considerate esempi unici di maestria tecnica e forza estetica, create da artigiani di raffinata abilità, ancora oggi senza eguali.
Salah Jabeur, attraverso le sue fotografie, riesce a catturare la vibrante policromia di questi mosaici, mentre Umberto Pappalardo fornisce un’interpretazione narrativa che arricchisce l’esperienza visiva. Ogni mosaico diventa una testimonianza della storia e delle civiltà che hanno influenzato la Tunisia nel corso dei secoli, rivelando le interazioni culturali e artistiche che hanno caratterizzato il Paese.
La Tunisia possiede una delle più grandi collezioni di mosaici al mondo, risalenti soprattutto al III-IV secolo d.C., con ritrovamenti significativi a Cartagine, Sousse, El Djem e Kerkouane. L’arte del mosaico si sviluppò notevolmente durante l’epoca romana, attraverso stili influenzati dalle botteghe romane e siciliane. A partire dal II secolo d.C., emerse il vero mosaico africano, ricco di colori e motivi geometrici, che rifletteva le esigenze della borghesia romano-africana. Questi mosaici rappresentavano anche la ricchezza dei proprietari terrieri, con scene di pesca e raffigurazioni di diverse specie marine.

Molti di essi sono stati prodotti nella provincia di Bizacena, nome antico della costa tunisina lungo l’attuale Golfo di Hammamet, nelle città di El Jem e Sousse. Tali prodotti, chiarisce il professore Pappalardo, celebravano i successi dei committenti, la loro cultura e la loro opulenza. Alcune immagini mostrano episodi di vita quotidiana ed eventi sociali, mentre con la diffusione del cristianesimo, l’interesse si volse verso valori morali. I mosaici cristiani, prodotti dal IV al VI secolo, venivano impiegati in chiese e tombe, e la Tunisia sviluppò un’originale forma di mosaico funerario.
Sotto i Bizantini, i motivi divennero più stilizzati, ma l’Africa non sperimentò mai la stessa ricchezza dei mosaici prodotti a Costantinopoli.
Jabeur ha un legame personale con i mosaici da quando, da bambino, esplorava il Museo del Bardo, un’esperienza che ha influenzato tutta la sua carriera fotografica. Nel libro presenta quelli che considera più iconici, invitando i lettori a scoprire e ammirare queste opere uniche, frutto di una meticolosa lavorazione artigianale che risale a secoli fa. L’intento del libro è di far conoscere e apprezzare la bellezza e la storia di questi capolavori, che continuano a rappresentare un tesoro artistico senza pari.
La sua curiosità professionale lo ha portato a fotografare con macchine di grande formato i dettagli delle tessere musive, riscoprendo la loro capacità di raccontare la memoria tunisina attraverso la precisione e la bellezza dei mosaici più emblematici e significativi del Paese, selezionati nel libro per il loro valore artistico, storico e simbolico.
Pappalardo ha reso disponibile il libro gratuitamente per un periodo limitato, sottolineando un gesto di generosità accademica in un’epoca in cui l’accesso alla cultura è spesso limitato da barriere economiche e digitali.
Adele Tirelli

GLI AUTORI DEL LIBRO:
Umberto Pappalardo è il Direttore del Centro Internazionale Studi Pompeiani. È stato Ispettore degli scavi di Pompei e degli scavi di Ercolano e attualmente insegna presso l’Institut Supérieur des Sciences Humaines dell’Université El Manar di Tunisi.
È membro della Fondazione Alexander von Humboldt e della Scuola Archeologica Italiana di Atene, nonché socio onorario della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine.
Salah Jabeur, fondatore degli Incontri fotografici internazionali di Ghar El Melh, è un fotografo con oltre 30 anni di esperienza nella fotografia in Tunisia e all’estero.





































