Altritaliani
La CGIL proclama lo sciopero generale contro la manovra economica del governo.

La contromanovra della CGIL

giovedì 25 agosto 2011 di Italo Stellon

Il 6 settembre in Italia lo sciopero generale della CGIL, la più grande confederazione sindacale italiana. Uno sciopero non condiviso dagli altri sindacati e che pone problemi al PD. Mentre, tra mille ripensamenti, spaccature e polemiche nella maggioranza, la manovra economica del governo non decolla e l’Italia con oltre un milione di giovani disoccupati è all’ultimo posto in Europa per l’occupazione giovanile. Italo Stellon ci spiega il punto di vista della CGIL: “equità, crescita, occupazione risanamento dei conti e sviluppo per contrastare la crisi. Verso lo sciopero generale”. CGIL che per la prima volta nella sua storia sindacale presenta una…. contromanovra.

Ha preso il via in Commissione Bilancio del Senato l’esame della manovra economica che lo scorso 13 agosto ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei Ministri con un Decreto Legge che un minuto dopo esser stato approvato veniva scardinato dalla stessa maggioranza. Un provvedimento da oltre 45 miliardi che andrà a sommarsi ai 47 dell’intervento di luglio, per un impatto complessivo che supererà i 90 miliardi da qui al 2013 e che la CGIL, fin da subito, ha fortemente contrastato poiché ritiene essere nella forma “depressivo, socialmente iniquo, inefficace e antisindacale” e contro il quale ha rafforzato la sua mobilitazione, proclamando per martedì 6 settembre uno sciopero generale di 8 ore per ogni turno.

La protesta è già iniziata il 24 agosto, davanti alla sede del Senato con un presidio al quale ha partecipato, insieme ai componenti della Segreteria Nazionale, il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso.

Nella conferenza stampa sono state illustrate le proposte alternative della CGIL e le ragioni e le modalità dello Sciopero Generale che è la naturale conseguenza “sindacale” alla bocciatura della manovra.

Per la CGIL si tratta di un provvedimento che “condanna il paese alla recessione e produce inevitabilmente disgregazione sociale” nel mentre si continuano a difendere “le grandi ricchezze e gli interessi che rappresentano la base di consenso del Governo”. I dati odierni della disoccupazione in Italia, in particolare di quella giovanile e in particolare nel sud, rappresentano un ulteriore drammatico sensore che governo e maggioranza continuano ad ignorare.

Una manovra “depressiva” e “socialmente iniqua”, perché non viene destinata alcuna risorsa né alla crescita, né all’occupazione, mentre i redditi e i consumi dei cittadini continuano a ridursi.

Ad essere colpiti dal provvedimento sono, ancora una volta, i soggetti sociali più deboli: lavoratori, pensionati, famiglie, mentre si continua ad evitare di intervenire sull’evasione fiscale, sulle rendite finanziarie e sulle grandi ricchezze. Il decreto del 13 agosto oltre ad essere “inefficace” perché, “non affronta in maniera strutturale le cause del deficit, né pone le basi per ridurre realmente il debito”, possiede inoltre “caratteri antisindacali” determinati da una costante ricerca di frammentare la rappresentanza sindacale portata avanti dal Ministro del Lavoro che “pretende di cancellare per legge uno strumento di regolazione generale dei diritti dei lavoratori come il Contratto Nazionale di lavoro” e che trova nel colpevole silenzio di CISL e UIL una costante e incomprensibile sponda.

La manovra di ferragosto prevede, infatti, che gli accordi aziendali possano regolare le condizioni di lavoro in deroga al CCNL e alle leggi anche in materia di licenziamento. Per la CGIL questa norma rappresenta un “nuovo gravissimo taglio ai diritti dei lavoratori”.

Sembra incredibile che in una fase dove i grandi interessi consolidati, le grandi corporazioni, le articolazioni dello Stato colpite dalla manovra (Regioni, Provincie, Comuni) le stesse forze che hanno sostenuto il decreto moltiplicano ogni giorno azioni di contrasto fino ad arrivare alla sollecitazione alla dissoluzione dello Stato unitario in nome della virtuosa “Padania” da parte della Lega, sembra incredibile che l’unica azione di contrasto legittima messa in campo attraverso la forma costituzionale dello sciopero, sia oggetto di derisione, di denuncia, di colpevoli silenzi.

Appare altresì evidente che tutto ciò che accade in Italia e di grande rilevanza per gli italiani migranti, per i giovani che considerano l’Europa il terreno sul quale costruire le loro aspettative di vita, per i vecchi migranti che ogni giorno subiscono le ricadute dell’insieme di decisioni di una Unione Europea sempre più attenta agli interessi dei grandi capitali che allo sviluppo armonico di una società coesa.

Per questo l’analisi della CGIL parte proprio dalla crisi, dalla sua dimensione, dalla situazione macroeconomica europea, dal ruolo giocato dalle banche e dalla speculazione. Per questo L’INCA Francia è mobilitata per far conoscere le ragioni dello sciopero ai tanti cittadini migranti che giornalmente si rivolgono alle nostre sedi.

La CGIL si è assunta la responsabilità di dare voce a chi è stato veramente colpito dalla crisi prima e dall’ iniquità della manovra economica oggi. E’ una voce che non si limita alla protesta ma che propone concrete soluzioni alternative.

L’insieme delle proposte della CGIL sono presenti nel sito della Confederazione di seguito ne riprendo i titoli principali

FISCO, EQUITÀ E GIUSTIZIA 1. La manovra del Governo aumenta le tasse, soprattutto sui redditi da lavoro dipendenti e da pensione, sui redditi medio-bassi e sui contribuenti onesti con:

• l’aumento delle addizionali locali IRPEF e anticipazione del federalismo fiscale;

• il contributo di “solidarietà” solo sui redditi da lavoro dipendente e da pensione;

• l’aumento della accise sulla benzina;

• la cosiddetta delega assistenziale e fiscale, che riduce la spesa per l’assistenza,

• oppure taglia le agevolazioni e aumenta l’IVA;

• una finta lotta all’evasione.

2. Un’altra manovra è possibile, anche a saldi invariati, con maggiore equità, attraverso la tassazione dei redditi diversi da quelli “fissi” a cominciare dai grandi patrimoni e da una vera lotta all’evasione fiscale e contributiva. Per questo la CGIL propone:

• Un Piano strutturale di lotta all’evasione fiscale e al sommerso, contabilizzando preventivamente in Bilancio le quote di entrate da recuperare, coinvolgendo le istituzioni locali anche con speciali poteri di accertamento.

• Un’Imposta ordinaria sulle Grandi Ricchezze (IGR), come il modello francese (con un’aliquota progressiva solo sulla quota che eccede gli 800.000 euro).

• Un’Imposta straordinaria sui Grandi Immobili (IGI) il cui valore netto superi la soglia degli 800.000 euro, con aliquota fissa dell’1%, per l’anno 2012.

• Un “contributo di solidarietà” su tutti i redditi, in ragione della “capacità

• contributiva”, che assuma le caratteristiche dell’equità, della “straordinarietà” (un solo anno), finalizzato agli investimenti e all’occupazione giovanile.

• L’aumento della tassa di successione modificandone i criteri attualmente in vigore e cancellandone l’esclusione dei patrimoni redditizi. Le maggiori risorse devono essere destinate ad un incentivo diretto di natura straordinaria per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro.

• Una sovrattassa straordinaria sui capitali già sanati con lo Scudo fiscale, ma non rientrati dall’estero, con un’imposizione aggiuntiva del 15% (oltre il 5% che già era stato previsto).

UN FONDO PER LA CRESCITA, L’INNOVAZIONE, L’OCCUPAZIONE E I REDDITI

1. La manovra del Governo è depressiva, recessiva e non risolve i problemi della crescita, dell’occupazione, della produttività e dello sviluppo del nostro Paese, perché:

• riduce gli investimenti, anche strategici come quelli infrastrutturali e nella ricerca;

• privatizza i servizi pubblici senza criterio, né efficienza;

• promuove la competizione sui costi, attacca la Costituzione, i diritti dei lavoratori, l’autonomia delle parti sociali e i Contratti nazionali, alimentando disoccupazione e precarietà.

2. Un’altra manovra è possibile, anche a saldi invariati, con un piano di investimenti pubblici, misure selettive che incentivino gli investimenti privati e un piano per l’occupazione, soprattutto giovanile e il sostegno alla domanda interna.

La CGIL propone:

• un Fondo per la Crescita e l’Innovazione per i seguenti obiettivi:

o un Piano energetico nazionale e politiche di green economy, attraverso investimenti infrastrutturali materiali e immateriali, necessari a far fronte all’enorme bolletta energetica che paga l’Italia, spesso scaricata sulle imprese e sui consumatori finali;

o Politiche di innovazione e sviluppo locale sul modello di industria 2015,

o prevedendo risorse da destinare ad una politica industriale dal lato della domanda, fondata su formule di incentivazione e partnership locale come i “contratti di innovazione”.

o Aumentare la spesa in Ricerca & Sviluppo, per colmare il differenziale tra l’Italia e tutti gli altri principali paesi industrializzati, e per perseguire la strategia Europea 2020, recuperando così produttività con avanzamento tecnologico e innovazione “di sistema”.

o Una politica industriale per il Mezzogiorno per recuperare la forbice di competitività e sviluppo con le altre economie avanzate, cominciando dall’attuazione della riforma delle politiche di coesione economica e sociale, nell’ambito del negoziato sul nuovo budget pluriennale dell‘Unione.

• La riduzione strutturale del prelievo fiscale sui redditi da lavoro e da pensione.

• Un piano per l’occupazione basato un incentivo diretto di natura straordinaria per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, che seguirebbe gli stessi criteri dell’apprendistato, ma “potenziato” per due anni, in ragione della crisi, aggiungendo l’esclusione dall’IRAP della parte relativa al costo del lavoro.

COSTI DELLA POLITICA E RIFORMA DELLE ISTITUZIONI

La manovra del Governo dice di tagliare i costi della politica, ma in realtà fa solo demagogia, riduce gli spazi della democrazia, i servizi pubblici e la partecipazione ai governi delle istituzioni locali:

• taglia i trasferimenti a Regioni, Province e Comuni ormai da tre manovre finanziarie, inducendo all’aumento delle tasse e dimostrando la vera natura del loro progetto federalista;

• prevede misure di contenimento della rappresentanza politica senza snellimento, semplificazione e decentramento delle funzioni amministrative;

• il Governo salvaguarda se stesso e riduce i “costi della politica” nelle amministrazioni locali. 2. Un’altra manovra è possibile, anche a saldi invariati, con un progetto serio di revisione della spesa, di riforma dell’assetto istituzionale e della rappresentanza locale. La CGIL propone:

• la cancellazione dei tagli agli EE.LL e l’allentamento del Patto di stabilità interno per gli investimenti in innovazione sociale (welfare e assistenza) e per le infrastrutture materiali e immateriali.

• Una corretta riduzione dei Costi della Politica in un due direzioni:

o Un disegno organico di riforma basato su interventi strutturali dell’architettura istituzionale, senza ridurne gli spazi di partecipazione democratica, attraverso:

o un sistema organico di revisione della spesa e una vera lotta alla corruzione,

o la riduzione del numero dei parlamentari e il rafforzamento del loro ruolo attraverso la riforma federalista del sistema bicamerale;

o una nuova legge elettorale, perché il Parlamento torni ad essere scelto dai cittadini;

o la riforma delle Province attraverso la Carta delle Autonomie (già in Parlamento), l’accorpamento delle funzioni amministrative e di servizio per i Comuni piccoli e medi, valorizzando la pratica dell’associazionismo (Consorzi comunali, Associazioni di Comuni, etc.) e affrontando anche il tema delle Regioni a Statuto speciale;

• Misure in tema di spesa corrente, attraverso:

o il taglio lineare ed immediato di tutti i “vitalizi”, gli emolumenti e le indennità di politici e amministratori pubblici;

o la sospensione fino al 2014 delle “consulenze” in tutta la P.A.;

o l’introduzione di un tetto retributivo e previdenziale per le alte cariche dello stato, ripristinando il tetto abrogato;

o la riduzione delle società che non producono servizi collegate agli EE.LL. e del numero di amministratori delle società di servizi.

IL LAVORO, I DIRITTI, LA CONTRATTAZIONE E L’AUTONOMIA DELLE PARTI SOCIALI

1. Nella manovra del Governo vi sono delle vere e proprie “vendette” verso il lavoro, la sua dignità, i suoi diritti, la sua memoria. Sono state previste tutte misure estranee ad una qualsiasi manovra di finanza pubblica, che infatti non hanno ricadute economiche, né tanto meno necessità di “urgenza e indifferibilità” tali da giustificare l’adozione in un decreto legge:

• il “sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità” è solo una violazione dell’autonomia contrattuale delle parti e una pesante e inaccettabile violazione dello Statuto dei Lavoratori, un attacco alla funzione del Contratto nazionale, per giunta con la retroattività del salvataggio di quanto avvenuto alla FIAT anche con profili di incostituzionalità;

• la manomissione della legge sul collocamento obbligatorio dei disabili contro i lavoratori e le lavoratrici più deboli e la costruzione di veri e propri “reparti ghetto”;

• lo spostamento delle festività civili (25 aprile; 1° Maggio e 2 giugno), con un attacco senza precedenti alla memoria, agli ideali e all’identità nazionale, sui quali si basa la nostra Carta Costituzionale e l’unità d’Italia;

• sul lavoro pubblico un insieme di misura tutte senza effetti economici (riduzione organici, dilazione tredicesime e indennità di fine servizio, spoils system, etc.), proseguendo l’opera di demolizione del lavoro e della contrattazione nelle Pubbliche Amministrazioni.

2. Un’altra manovra è possibile, anche a saldi invariati, con un progetto di valorizzazione del lavoro e della contrattazione, quindi anche del pubblico impiego, all’interno di un piano di investimenti pubblici nella ricerca, nell’istruzione, nella conoscenza e negli altri settori strategici per l’economia. La CGIL richiede:

• Lo stralcio di tutte le norme sul diritto del lavoro, sulla contrattazione e sulle reazioni industriali che, come più volte ribadito, restano materie che devono disciplinare le parti.

• Lo stralcio delle norme che prevedono lo stravolgimento del collocamento obbligatorio dei lavoratori disabili.

• Lo stralcio della norma che predispone la modifica dell’articolo 41 della Costituzione.

• Lo stralcio della norma sulle festività nazionali civili, su cui la CGIL sta

• raccogliendo le firme per una petizione.

• Di riaprire la stagione della contrattazione nel lavoro pubblico.

PENSIONI E WELFARE, DIRITTI E SOLIDARIETÀ

1. Nella manovra del Governo sono previste vere e proprie manomissioni del sistema previdenziale con misure inique e miopi, che hanno come unico criterio l’obiettivo di “fare cassa” (e nemmeno nell’immediato):

• l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita;

• modifiche al sistema di decorrenza del pensionamento di anzianità per coloro che hanno 40 anni di contribuzione;

• l’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile per le lavoratrici dipendenti del settore privato e per le lavoratrici autonome, addirittura anticipato dal 2020 al 2016 con la manovra integrativa;

• il blocco della rivalutazione per le pensioni superiori a 5 volte il minimo (la perequazione ridotta al 70% viene data solo per la fascia fino a 3 volte il minimo);

• la riduzione delle pensioni ai superstiti. 2. Un’altra manovra è possibile . La politica del Governo risulta tanto più grave in considerazione del fatto che l’obiettivo di porre in equilibrio il sistema previdenziale è stato ampiamente realizzato (da ben 5 riforme in due decenni).

La CGIL propone di:

• ristabilire il criterio della flessibilità, peculiare del sistema contributivo, ovvero lasciare la libertà di scelta per l’uscita attraverso una forchetta abbastanza ampia entro la quale il lavoratore può decidere di cessare l’attività in anticipo con un importo di pensione minore o più tardi con un importo maggiore (ovviamente salvaguardando i lavori usuranti).

• prevedere soluzioni capaci di garantire una transizione soft tra lavoro e non lavoro anche attraverso forme di prolungamento parziale dell’attività lavorativa, scelta liberamente e non per obbligo di legge, in cui il lavoratore riceve parte della pensione dall’Inps integrata dalla retribuzione percepita dall’attività lavorativa svolta.

• lavorare con tutte le parti istituzionali e sociali ad una proposta attraverso la quale i fondi pensione possano diventare dei veri e propri investitori (istituzionali), con la loro capacità interna di elaborazione e di decisione strategica, non subalterni alle logiche finanziarie e speculative dei gestori, per favorire politiche per la crescita e lo sviluppo.

• Aprire un “cantiere” con tutte le parti istituzionali e sociali per rispondere alla necessità di una pensione contributiva di garanzia rivolta in particolare alle figure più fragili presenti nel mercato del lavoro e per un futuro previdenziale ai giovani.

• lavorare con tutte le parti istituzionali e sociali ad una riforma degli ammortizzatori sociali e, più in generale, per un welfare universalistico.

(Nelle prime due foto: Susanna Camusso nella conferenza stampa del 24 agosto, il ministro dell’economia Tremonti).

Italo Stellon

(presidente INCA-CGIL Francia)


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