Altritaliani
Concluso il dibattito iniziato dal governo francese nel 2009, sul tema dell’Identità nazionale.

Identità nascoste

sabato 10 aprile 2010 di Julien Puig

Il governo dichiara ufficialmente concluso il dibattito iniziato nel 2009 sulla identità nazionale in Francia. Un tema sensibile anche per l’Italia. Cosa ne viene fuori. Perché questo dibattito? cosa si nasconde nel proporre questo tema solo apparentemente accademico? mentre in Francia e in tutta Europa infuria la crisi economica, ed urgono risposte globali ed europee, mentre batte sempre alle porte il tema dell’immigrazione? O forse è….. proprio questo il motivo? Ecco la personale interpretazione del nostro giovane Julien Puig.

Mentre il mondo è ancora in piena crisi economica, finanziaria ed in emergenza ecologia, il governo francese decide di discutere sull’Identità Nazionale.

Forse sarebbe stato più opportuno parlare della disoccupazione, dei trasporti, dei problemi sociali del nostro paese… invece no! si parla dell’Identità Nazionale. Dietro questa urgenza si nasconde l’esigenza di soprassedere sui gravi e impopolari temi della crisi. Il trucco funziona così: quando i problemi diventano gravi è il momento di parlare di sport, di Carla Bruni ( meno male che c’è Carla Bruni…) o di mettere il wifi dappertutto nel territorio (l’ha annunciato di recente il primo ministro, Francois Fillon, che così accontenta i tanti internauti. Tutte cose che sembrano più diversivi che priorità, rispetto alle attese grandi riforme e piani nazionali).

Ma il tema dell’identità nazionale non è un dibattito come un altro, rischia di essere una trappola. Iniziato nel novembre 2009 e avviato da Eric Besson, il ministro dell’Immigrazione e dell’Identità Nazionale, è stato dichiarato dopo cinque mesi, ufficialmente chiuso.

La cosa interessante è che il dibattito ufficiale, organizzato alla Camera ha avuto corso, l’otto dicembre in un emiciclo dell’assemblea assolutamente vuoto. C’è da chiedersi quali siano state le ripercussioni che il tema ha avuto nella società francese, nei media e nel mondo intellettuale. Va premesso che molti hanno accusato il dibattito di essere “truccato”. Ma perché….perché, sarebbe truccato ?

Prima di tutto è un po’ anomalo che un tale dibattito sia stato promosso dall’esecutivo, il che fa pensare malignamente, nelle alte sfere dei politologi (specie dell’opposizione), che dietro l’enfasi del tema si volesse in realtà rilanciare l’UMP (il partito sarkoziano da qualche tempo con il fiato grosso) specie in attesa delle importanti elezioni regionali francesi (avrebbe dovuto sortire l’effetto di tradurre i consensi in voti, cosa che non è stata). Questo pensiero, tuttavia, mi appare riduttivo.

Non si è trattato solamente di una strategia elettorale che ha funzionato male, perché durante il suo discorso di apertura al dibattito il 12 di novembre a « la Chapelle en Vercors », Nicolas Sarkozy aveva ricordato la sua definizione di che cos’è l’identità Nazionale evocando « la Laïcità, le radici cristiane, la Rivoluzione, « l’Ancien Régime »(la monarchia) l’illuminismo…».

Effetti speciali, che vogliono dire un pò tutto e il suo contrario, forse tradendo il pensiero e la sua affiliazione politica. Ha evocato come la laïcità sia nella linea della Terza repubblica francese, quella di Jules Ferry, dell’educazione per tutti (tuttavia considera questa posizione semplicemente è superficiale. Infatti, Nicolas Sarkozy durante una sua visita al Vaticano aveva detto che il ruolo dei preti era talmente importante da essere paragonabile a quello dei maestri, argomento in effetti poco laicamente repubblicano).

Ha Parlato di radici cristiane ponendo una obbiettiva diseguaglianza fra le religioni sul territorio francese e implicitamente finendo per lusingare (senza frutto) gli elettori di estrema destra, relegando così l’Islam a religione di serie B.

Menzionare in politica « l’Ancien Regime » è qualcosa di audace, non si fa mai, da quando si parla di Repubblica, Forse voleva dimostrare come questa fosse in qualche modo figlia della monarchia? Dopo esserci stupiti ci si puo domandare finalemente se Sarkozy trova normale di richiamarsi in democrazia all’ eredità del Potere assoluto (“lo Stato sono Io” diceva Louis XIV). Ci sarebbe da sospettare che il Sarkozysmo sia un’ eredità del Secondo Impero, o che nutra qualche nostalgia, tanto dal punto di vista del regime, che dal punto di vista del carattere del nostro presidente e dell’attuale contesto storico... ma questo è tutta un’altra storia.

Per il suo discorso d’apertura, il nostro presidente, si è appoggiato allo storico Marc Bloch, richiamato per giustificare “quest’inno” alla Francia cristiana, eterna, la Francia della paura del’altro, dello straniero. La nipote di Marc Bloch, Suzette Bloch ha espresso in verità il suo disappunto opponendosi a questo recupero fuori contesto. Per lei « tutta questa fraseologia non ha niente a che fare con Marc Bloch », partigiano fucilato dalle “palles” tedesche e che denunciava, al contrario, l’incapacità dell’elite a costruire grandi momenti di unione attorno alle idee democratiche, ed era sempre favorevole al pensiero critico, a differenza di Sarkozy.

In realtà, questo dibattito nasconde un riutilizzo conservatore del tema, e si traduce in un intervento sostanzialmente reazionario. Perché?

Perché questo dibattito funziona come deriva, deviazione. Partendo dell’Identità Nazionale, ci si ritrova a parlare di laicità e per associazione d’idea si torna a banalizzare il tutto con la solita questione del “velo”. L’ attualità ci ricorda come è andata a finire in Svizzera dà la storia dei minareti e l’Islam, che pone con le sue caratteristiche intransigenze, problemi dappertutto nel mondo occidentale diventa anche bersaglio di comodo, foriero di luoghi comuni. A sentire l’attuale governo tutti i musulmani sono immigrati, tutte le loro donne sono velate e tutti sono fondamentalisti.

Apparentemente l’immigrazione viene esclusivamente dal Maghreb, mentre l’Africa “nera” e l’Asia, ad esempio, sono raramente menzionati. L’eventualità di un Islam praticato dai francesi «veri » è totalmente omessa, eppure in realtà il 50% dei musulmani in Francia sono francesi. Dietro tutto questo si tende a differenziare i francesi «veri » da quelli “spuri”, ovvero considerabili di serie B. Un ragionamento che rassomiglia stranamente allo statuto dei « Indigènes » in Algeria, quando questa era dipartimento francese. Forse un ritorno sul territorio del’esagono, ai sistemi vetusti dall’epoca coloniale ? il governo è in ritardo.

Il discorso ci riporta ai tempi del “gaullismo”; diviene uno sparare discorsi « razziali » che secondo il sociologo Didier Fassin, ci costringono a raschiare palate di terra per ritrovare un’identità nazionale anacronistica, mentre oggi la vera sfida dovrebbe essere quella di impegnarsi con molte energie per costruire un identità europea.

Stiamo cadendo in un cultura del « neo » sistema ? Siamo al neo-colonialismo ? al neo-gaullismo ? Si può pensare che questo sia un discorso a tendenza « Berlusconista » nel senso che accarezza e accontenta la xenofobia latente in parte dei francesi, così come in Italia il premier e il suo alleato Lega montano ad arte, le paure e il malcontento di parte degli italiani verso l’immigrato. Un fenomeno che Emmanuel Todd (demografo e storico) analizza come un ritorno del rimosso dei nazionalismi della prima-guerra, una risalita nell’odio del’altro, questo è veramente inquietante, perchè si osserva la stessa cosa in Italia, di più, molti economisti, al momento della crisi, parlavano di una riproduzione dello schema dei anni trenta.

Saremmo ad una fase ciclica? Non appare insulso pensare ad un ritorno dei nazionalismi sotto le stesse forme che distinsero gli anni trenta. Come allora, garantirsi uno Stato al servizio del capitale come fu quello fascista. Ne sarebbero indicatori e indizi: L’anti-intellettualismo, l’odio per l’attuale sistema d’insegnamento, la caccia a ridurre il numero di professori, è anche la rivalutazione della storia del fascismo.

Ma il Sarkozysmo è evidentemente più complesso, si apoggia contemporaneamente da un lato sul nazionalismo « terriero», colpendo ogni cosa che non sia « a norma », « a regola », un richiamo ai precordi del « Sarkozy ministro degli interni » rappresentante e promoter dell’idea di uno Stato “poliziotto”, e dal’altro lato si costruisce una « coorte ministeriale » ad alta diversita aggiunta, nominando ministri come le “immigrate” Rama Yade e Rachida Dati. Ma questa copertura comincia ad essere troppo corta e la formula sembra perdere il suo successo.

Questo Dibattito sull’Identità Nazionale è senza dubbio il seguito della politica di Nicolas Sarkozy da sempre, alla ricerca di deresponsabilizzanti « capri espiatori per i mali della Nazione ». Nel 2010, epoca dei « charters » di Afghani e dei pullman di rom per rimandare la gente «a casa loro », oppure ancora più recentemente il braccio di ferro fra le Università, la Giustizia ed il Governo a proposito dei studenti senza-documenti e il loro diritto a proseguire gli studi. Si può avere il sentimento e l’auspicio che ci si avvicini ad una Francia della diversità.

La Francia « black-Blanc-Beur » che venne simbolicamente sintetizzata dalla nazionale che vinse i mondiali di calcio del 1998. Negli ultimi anni si era assistito, piuttosto, ad un razzismo appena nascosto, ipocrita. Da Dopo il fuori onda: “Un arabo va bene...”del ministro Brice Hortefeux ( sottinteso : “quando sono piu di uno non ti dico”), sembra che non si abbia più limite ai comportamenti xenofobi di certi politici.

Sulla questione del velo, è stato evocato finanche l’idea di vietare l’autobus alle donne velate. Che è un po’ prendere il problema alla rovescia come sempre (leggere La République et la Burqua di Dounia e Lylia Bouzar). Per Yazid Saberg, « commissaire à la diversité et à l’égalité des Chances », « lo Stato non deve prononciarsi sulle tenute e i vestiti dei francesi ».

A proposito di neo-gaullismo, se Nicolas Sarkozy s’appoggia su un’eredità particolare, questa è forse quella della terza Repubblica francese se si considera questa volontà di crearsi un passato. I Manuali scolastici del’inizio del novecento ci insegnavano in effetti la formula celebre “nos ancètres les gaulois” che è totalmente falso. I nostri “antenati”sono tutti stranieri. « Les Francs », « les Gaulois », « les romains » sono tutti invasori successivi del nostro territorio, di più; un quarto dei francesi «de souche» sono dei discendenti di immigrati italiani, polacchi, spagnoli… La Francia di oggi nega la sua identità reale, quella di un paese di immigrati.

Dal punto di vista degli storici come Anne-Marie Thiesse, la Francia ha cominciato a sviluppare questa mentalità quando si è sentita minacciata. «è quando un gruppo è minacciato che prove la necessità di radicalizzare la sua differenza rispetto agli altri » per la Francia questo avviene negli anni 80, quando perde la sua leadership, e non può più mobilitare le identità di « classe » obsolètes dopo il declino del marxismo, pare così che l’identità nazionale sia, dunque , un idéal collettivo di sostituzione, che partecipa ad una logica di nazionalismo, di ripiego su se stesso.

Bisogna dire pure che la costruzione delle nazioni in Europa non si è fatta prima del XIX secolo, epoca nella quale ogni paese ha concepito un kit « fai da te » indentitario ( gastronomia, fondatori, valori, frontiere storiche incontestabili come la figura “dell’ esagono”, creata dai Rei Francesi che cercavano precisamente questa forma perfetta con la quale si può disegnare un cerchio, simbolo del « tutto »).

Nell’allineamento della volontà di costruirsi un’ identità nazionale, il Governo Sarkozy ha determinato parecchi cambiamenti specialmente nei programi scolastici. La Storia sta per diventare opzione nella « terminale S », Le Mémoires du Général de Gaulle sono al programa di letteratura di « Terminale L », però bisognerebbe prima provare in che senso posse essere un oggetto letterario, il « Charles », quanto «grande » sia, dato che non è proprio un scrittore.

La nuova riforma per il Liceo, in « seconda » non prevede l’insegnamento del « Mediterraneo al XII secolo : incrocio di tre civiltà» programa che trattava gli spazi del’occidente cristiano, del’impero Bizantino e del Mondo Musulmano soggetto quindi a rischio cancellazione; così come invece si valorizza: « la civiltà rurale nel’occidente cristiano medievale, dal IX secolo al XIII secolo ».

Ecco! Bravo! un buon soggetto “francesone e conservatore” quasi “petainista” come piace ai più conservatori; non troppo esotico, basico, visto e rivisto, con crociati, bastoni agitati da contadini, robe sconosciute e appassionanti…. finalmente ! Abbiamo capito che l’Islam è messo a repentaglio ed è il modo migliore per fare il gioco dei fondamentalisti, chiudendo le porte alla realtà si finisce per dare un alibi ad una minoranza di estremisti che nella disperazione sentono di avere ragione. E’ come certificare che i fondamentalisti siano più rappresentativi dei « moderati ».

Molti immigrati, più o meno recenti, si sono creduti e forse ancora si credono francesi, oggi faticano a riconoscersi in questa Francia qua. Sono nel dubbio, si pongono nuove domande sulla religione, talvolta sfociano nella rabbia e finiscono per ammirare, in questa contrapposizione, i fondamentalisti. Tuttavia stavamo parlando dell’Educazione Nazionale, e se ci fosse un luogo, un momento, nella loro vita, dove persone come Magyd Cherfi (ex-cantante di Zebda) oppure Karima Delli ( deputata europea) si sono sentiti francesi come tutti, uguali agli altri nelle scuole davanti al maestro, un luogo dove regnava la solidarita, il rispetto delle diverse origini, la cittadinanza, l’acquisto dei valori nazionali era lì, nella Scuola.

In effetti vi furono altri momenti della Storia del nostro paese in cui la Francia sembrava di apprirsi a « l’adoption », durante la Seconda Guerra per gli « Indigènes » di Algeria, o durante la Prima per i « tirailleurs sénégalais ». Pero per la maggior parte le occasioni sono state mancate.

Chi aderisce dunque a questi discorsi ? Chi crede veramente a un’ identita nazionale baffuta? Forse c’è uno spostamento tra la Francia di Sarkozy e la Francia vera; oppure i francesi stanno appoggiando un dibattito falso come questo? E difficile non avere la sensazione di una Francia che viaggia su due diverse lunghezze di onda. Una che fa la caccia al burka, l’altra che cerca di trovare, o ritrovare chi è veramente, quali siano le proprie origini, di cosa è composta la propria storia, la propria cultura, quale sia il ruolo ad esempio di entità come la CNHI( Città Nazionale della Storia dell’Immigrazione).

Per un’identità immaginaria la domanda dei simboli e delle rapresentazioni è chiaramente importantissima, e lì si tocca il dolente fondo. In una classe dell’Indre et Loire un professore domanda agli alunni di rispondere alla domanda : « Che cos’è essere un francese?» (e si tratta di questo finalmente). Per gli alunni il francese lo è prima per la sua carta d’identità, la sua nazionalità, le sue origini, è bianco, nato in Francia, rispette la legge... no, non sempre infatti, parla francese, gli piacciono i pettegolezzi, non è veramente aperto, organizzato, logico, cartesiano.

I francesi sono di tutti i colori, Libertà, Ugualianza, Fraternità, vota e paga le tasse. Si può sentirsi bretone e francese, ma allora perchè non maghrebino e francese? Rivendicarsi Bretono oppure Corso stranamente non disturba nessuno. La realtà è che per molti, in Francia e all’estero, è ancora difficile uscire dai luoghi comuni, quelli per cui l’ “autentico francese”, ad esempio è quel notevole stereotipo col “ béret basque”, la “baguette” avvolta nel giornale.

Forse il francese perfetto è quello presentato in questa video del Groland che fanno parodie di giornale televisivo “politically uncorrect”

Julien Puig


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