Altritaliani
Il ritorno della questione meridionale

Walter Pedullà: Il mondo visto da sotto. Narratori meridionali del ’900.

sabato 11 giugno 2016 di Carmelina Sicari

Si discute ancora della questione meridionale ne “Il mondo visto da sotto. Narratori meridionali del ’900.” di Walter Pedullà. Il nuovo libro del professore Emerito dell’Università La Sapienza di Roma parrebbe collocarsi in una dimensione consueta, familiare e tutto sommato senza sorprese. È infatti una silloge di importanti articoli sul Novecento letterario apparsi su vari quotidiani. Edito ora da Rubbettino ha tuttavia un titolo strano: “Il mondo visto da sotto”.

È il titolo che mi piace immediatamente, dato che amo le prospettive rovesciate, le vie inconsuete, i tao inesplorati. E qui autori meridionali come Pirandello, Alvaro, Vittorini, Brancati, Rea, Lampedusa, Flaiano, D’Arrigo, Strati, Pizzuto e Sciascia e poi Camilleri trovano la loro apoteosi, il loro Pantheon.

Il messaggio esplicito riguarda una prospettiva non solo decentrata ma così sottostante, sottoposta che è più vero di quello di sopra.
Mi viene in mente che nel mondo classico si usava dividere due mondi con due termini estremamente semplici: Oi katà ed oi anà (quelli di sotto, cioè i morti e quelli di sopra, ossia i vivi). E seguendo queste categorie, questi di sotto, compresi nella raccolta di Pedullà, sembrano assai più vivi di quelli di sopra.

Ma non è solo questo il motivo di interesse per il libro di Pedullà.
La raccolta è preceduta da un saggio lunghissimo ed autorevole sulla cosiddetta questione meridionale, di cui non si parla ormai da un tempo infinito tanto da teorizzare il suo definitivo tramonto.

Proveniente da Siderno, una città del sud, molto vicina ai luoghi alvariani e, come Alvaro, trapiantato a Roma, Pedullà è uno dei protagonisti della fase epigonale della questione meridionale, quella rappresentata dal “Gazzettino dello Ionio” che proponeva e tentava nuove vie per la rinascita del Sud e la sua integrazione nel Nord.

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Walter Pedullà

Il “Gazzettino dello Ionio” rappresentava lo sforzo generoso che aveva contraddistinto i Dorso, i Salvemini e tutte le generazioni meridionaliste che, quando scoprirono cosa ne era stato del Sud, inorridirono, ma non rimasero inerti.

Levi ha scritto che Cristo si è fermato ad Eboli e Jovine aveva contemplato Le terre del Sacramento, ma tutti avevano pensato al Sud agricolo depredato, abbandonato a se stesso, mentre avveniva l’industrializzazione del Nord.
Tutto è accaduto aveva scritto Alvaro ed Antonello, assetato di giustizia sociale, nel finale epico di Gente d’Aspromonte, incontra infine lo Stato nella persona dei carabinieri che sono venuti ad arrestarlo.

La scelta dello Stato italiano, quando si scoprì che il Sud non era l’Eldorado promesso, fu quella di abbandonarlo al suo destino e le generazioni di meridionalisti pensarono che si trattava di migliorare l’agricoltura, di riformare i patti agrari, di dare la terra ai contadini, abbattendo il latifondo. Ed invece le terre furono abbandonate ed il Sud spogliato di tutto: né industrializzazione, né agricoltura. Nulla.

Come processioni sconsacrate un popolo di formiche si trasferì in ondate di emigrazioni sulle navi transoceaniche con le valigie di cartone, nelle stive dei piroscafi fumanti. Gli scarponi chiodati del Canto degli emigranti di Franco Costabile ritmavano il suono di quelle processioni. Paesi abbandonati, miseria estraneità! Un destino terribile! Un coro di voci, quelle degli scrittori rimasti che ne esprimevano, ne denunciavano il destino.

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Angelo Tommasi, Gli emigranti, 1895, Galleria nazionale d’Arte moderna, Roma

Pedullà le raccoglie e ne esalta il genio, l’innovazione, la capacità espressiva di comunicazione, ne indica anche la mutazione della questione meridionale. Non si tratta più del solo Sud. Ora l’orizzonte del Sud si è ampliato, si è allargato ad infiniti Sud.

Le sofferenze mostrano l’estrema ingiustizia e la portata della disuguaglianza che rischia di cancellare ogni civiltà. La crisi economica ha accentuato tale disuguaglianza, nel senso che a pagare la crisi vengono chiamati sempre i sottoposti, i poveri, quelli di sotto.
I Sud alzano il coro di proteste ad un’estrema revanche, si riversano nei paesi che le disuguaglianze hanno prodotto.

Il mondo visto da sotto ci dice la verità sulla condizione attuale.

Carmelina Sicari
Da Reggio di Calabria

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Con l’espressione “questione meridionale” si indica l’ormai secolare dilemma di politica interna, tra il nord e il sud della nazione determinato dallo squilibrio economico, civile, sociale, culturale. Un viaggio nella letteratura post Unità d’Italia passando per l’analisi socio culturale di scrittori del calibro di Ignazio Silone e Giovanni Verga passando attraverso la penna di Francesco Jovine e Carlo Levi.

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Scheda del libro:

Il mondo visto da sotto
Narratori meridionali del ’900

di Walter Pedullà
Editore Rubbettino Editore
Anno 2016
ISBN 9788849847123
Pagine 638

L’autore:
Walter Pedullà è professore Emerito dell’Università "La Sapienza" di Roma, nella cui Facoltà di Lettere ha insegnato dal 1958 per quasi cinquant’anni Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea. È stato giornalista professionista dal 1962 al 1980, è stato critico letterario dell’Avanti! dal 1961 al 1993 e attualmente collabora al Messaggero, dopo aver collaborato con l’Unità, Italia Oggi, Il mattino. Ha fondato nel 2001 e da tredici anni dirige due riviste culturali: L’Illuminista e Il Caffè illustrato.
Ha diretto con Nino Borsellino la Storia generale della letteratura italiana, in dodici volumi, che, edita nel 1999 da Rizzoli e Motta, è stata nel 2004 ristampata in edizione economica e in sedici volumi dall’Espresso.
Ha diretto la collana di classici italiani Cento libri per mille anni (due interamente curati da lui - uno su Svevo, un altro su narratori e prosatori del Novecento - e due in collaborazione con altri: uno sul saggio del Novecento e uno sulla poesia e il teatro del Novecento).
Ha vinto tra gli altri i premi Vittorini, Borgese, Giusti, Locri, Melfi, Adelphi, Regium Juli, Siderno, Cortina, Montesilvano. È stato Presidente della RAI nel 1992 e nel 1993. Dal 1995 al 31 ottobre 2001 è stato Presidente del Teatro di Roma. È Cavaliere di Gran Croce per meriti culturali.
È autore di numerosi libri di saggistica letteraria, tra cui monografie su Savinio, Gadda, Palazzeschi, Debenedetti, raccolte di saggi centrati su temi generali del Novecento come il futurismo, la neoavanguardia, la comicità, la Controcultura, il fantastico, la questione meridionale, l’emarginazione.
È con Pagliarani, Malerba, Manganelli, Guglielmi tra i fondatori della Cooperativa Scrittori, della quale è stato Vicepresidente. Ha diretto la Casa Editrice Lerici. Cura per Rizzoli l’edizione delle opere di Stefano d’Arrigo in cinque volumi, di cui tre già usciti, e ha curato opere di Svevo, Alvaro, Pizzuto, Insana, ha introdotto decine di volumi di saggistica e poesia. Per i Meridiani di Mondadori cura un’antologia delle opere di Luigi Malerba.


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