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Themi e idee

L’etica pubblica di Francesco Paolo Casavola

domenica 10 gennaio 2016 di Raffaele Bussi

Nel tempo presente, all’Uomo è più utile il sapere umanistico o quello scientifico? A prevalere alla fine sarà il primo o il secondo? Ad imporsi nell’era contemporanea sarà il secondo o il primo? In un caso o nel suo contrario i benefici per la travagliata storia attuale saranno maggiori o minori del danno?

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Francesco Paolo Casavola

A questi interrogativi si propone di dare risposte Francesco Paolo Casavola, giurista, storico, Presidente Emerito della Corte costituzionale e attuale presidente del Comitato nazionale per la Bioetica, nel su recente libro “L’Etica pubblica tra valori e diritti” che Cittadella Editrice ha di recente pubblicato.

All’interno dell’attuale dibattito sull’Etica pubblica, Casavola affronta le questioni più scottanti che assillano il mondo contemporaneo sia sul piano etico che giuridico. L’opera suddivisa in due parti, “Orizzonti fondativi e Nodi critici attuali”, si sofferma da una parte sul recupero dei confini dei valori collocati alla base dell’attuale convivenza civile, mentre dall’altra affronta la difficile problematicità di natura sociale e culturale.

L’Autore, esperto di diritto romano, affonda le radici della sua ricerca proprio nell’antichità, rispolverando il termine humanitas, il sentimento di amore verso il prossimo, e del suo omologo greco paideia, che fa riferimento all’educazione ed alla cultura. Esìodo, fondatore della paideia classica, introduce i principi di diritto, giustizia e verità.

Su queste note introduttive Casavola esplicita le linee guida sulle quali si muoverà la sua ricerca e chiarisce che il lascito delle esperienze morali degli antichi, che è ancora vitale e presente nella civiltà occidentale, non è valorizzato nella società contemporanea quanto meriterebbe. Al rischio dell’insignificanza etica degli studi classici si aggiunge, a partire dalla fine della prima metà del Novecento, la rivendicazione del sapere scientifico di porre il problema epistemologico delle due culture. Nessuno oggi può essere così cieco da non rendersi conto che l’esistenza di due culture, continua Casavola citando Geymonat, tanto diverse e lontane l’una dall’altra, costituisce un grave motivo di crisi della nostra civiltà, una frattura che si inasprisce di giorno in giorno, e minaccia di trasformarsi in un vero muro di incomprensione, più profondo e nefasto di ogni altra suddivisione. La frattura tra umanesimo e scienza deriva, a parere dell’A., dall’incapacità di collegare mutamento sociale e rivoluzione scientifica e si tratta di fare i conti con l’intera tradizione della nostra civiltà.

Nella prima metà del Novecento agli scienziati si poneva il tema della speranza sociale, di come il progresso delle conoscenza e delle tecnologie potesse condurre al progresso della condizione umana, non solo nei paesi dell’occidente, ma su tutto il pianeta. Il tanto auspicato progresso scientifico è riuscito nell’ardua impresa, si chiede Casavola? Stando ai risultati, pare proprio di no!

La fisica atomica, ci ricorda l’A., è il simbolo della potenza della scienza sul destino dell’umanità, la scienza si è impossessata del corpo dell’uomo spostandone i confini naturali della nascita e della morte, la biomedicina è risalita dal nato al feto all’embrione fino ai gameti, fin dove la speranza dell’uomo è solo materiale cellulare fino alla conoscenza dell’embrione, delle sue alterazioni e difettività. I progressi delle terapie farmacologiche, della chirurgia dei trapianti se da un lato migliorano e prolungano l’esistenza umana, sull’altro confine hanno diffuso un nuovo terrore della morte diverso da quello che da sempre ha assillato l’uomo. E poi il rifiuto legittimo delle cure, l’autodeterminazione del malato terminale, le direttive anticipate sul testamento biologico, il divieto dell’accanimento terapeutico e non ultime le richieste di eutanasia, se da un lato sono segni tangibili dell’invasività della scienza nell’esistenza corporea dell’uomo, dall’altro non possono ignorare la loro non estraneità all’aspetto morale e sociale.

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Giorgio Napolitano e Francesco Paolo Casavola al Quirinale

E’ questo il punto che impone di uscire dal dualismo tra cultura umanistica e scientifica, ci ricorda il giurista. Ma a quali condizioni? Facendo riemergere la persona umana come fine e centro dell’ordine globale, storicizzando le due culture e alleandole nella responsabilità della guida del mondo umano con la scienza che non può fermarsi al contingente e all’immediato e la morale che non può trovare la sua risorsa solo nel passato se vuole governare il futuro. E’ questa la nuova cultura, a parere dell’A., scienza e morale alleate dialetticamente e non in reciproca lotta dogmatica.

E non dimentico delle sue radici di intellettuale di area cattolica, ci esorta ad un novello impegno etico: la vita va accettata senza pretesa di giudizio da parte dell’uomo, essa appartiene a Dio, inizio e fine dell’umana esistenza, quindi inconoscibile, segnale di un mistero che appartiene all’intelligenza divina e che l’uomo può solo far risuonare nel suo cuore.

Raffaele Bussi

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L’autore:

Francesco Paolo Casavola è stato docente di Diritto romano prima all’Università degli Studi di Bari e poi alla “Federico II” di Napoli, dove ha ricoperto il ruolo di preside della Facoltà di Giurisprudenza. Presidente della Corte costituzionale dal 1992 al 1995 e dell’Enciclopedia italiana Treccani dal 1998 al 2009, è attualmente presidente del Comitato nazionale per la Bioetica.

Il libro:

L’etica pubblica tra valori e diritti
di Francesco Paolo Casavola
Isbn: 9788830814899
Pagine: 124
Collana: L’etica e giorni
Citadelle Editrice
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