Altritaliani

Giorgio Nisini, La lottatrice di sumo. L’amore più forte dell’incertezza.

venerdì 27 marzo 2015 di Francesca Sensini

Il primo amore che ritorna dal passato, il quadro misterioso di un misterioso pittore, un ponte tra l’oltremondo e la realtà sono al centro dell’ultimo romanzo di Giorgio Nisini, “La lottatrice di Sumo” (Fazi editore 2015): una quête esistenziale e conoscitiva tesa ed appassionante che chiude la "trilogia dell’incertezza", come l’autore stesso l’ha definita, iniziata con La demolizione del Mammuth (Perrone, 2008, vincitore nel 2010 del Premio Corrado Alvaro Opera Prima, finalista al Premio Tondelli 2009) e proseguita con la Città di Adamo (Fazi 2011 finalista della LXV edizione del Premio Strega).

La morta innamorata (del dubbio)
di Giorgio Nisini

Ainsi elle était partie ! Où… donc!
Vivre maintenant? Pour quoi faire?...
- C’était impossible, absurde.

Villiers de l’Ile Adam, Contes cruels, Véra (1883)

Giovanni Cadorna è professore universitario di fisica a Roma, dove è tornato a vivere alla fine degli anni Novanta. Dopo uno stimolante periodo di formazione e lavoro all’estero, nella capitale la sua vita si consolida intorno ad alcuni eventi fondanti: il matrimonio con Maria Carla, la nascita della figlia Federica, l’avvio di una carriera accademica di prestigio. A quest’ultima si affianca, negli anni più recenti, l’attività di scrittore. Del 2012 è la sua opera prima: un ibrido di grande e immediato successo, tra narrativa e trattato filosofico-scientifico pop, sul tema della morte e sull’inconsistenza di ogni prospettiva metafisica.

Questa particolare ispirazione germoglia nel personaggio da una crepa sulla superficie compatta della sua vita: la fine del legame sentimentale con la moglie e la difficoltà nel ripensare il rapporto con la figlia ormai adulta. Dalla necessità di ridiscutere il presente e riformulare le proprie certezze prende così avvio un’opera doppia: Dietro il nulla di Giovanni Cadorna e La lottatrice di Sumo di Giorgio Nisini. Se nella prima il personaggio tenta di riaffermare se stesso e le proprie certezze rivolgendosi alla scienza come a quella parte di sé che ancora tiene difronte allo sgretolarsi del privato – la solitudine individuale di Giovanni si rispecchia nella solitudine umana fronte alla fine – nella seconda l’autore testa i limiti del materialismo, incarnato dal fisico scrittore, al vaglio della meravigliosa casualità (causalità?) dell’esistenza.

Dalla mise en abîme del libro nel libro la doppiezza deriva e procede: doppio e ambiguo è il percorso di Giovanni Cadorna, e del lettore con lui, tra le certezze della ragione e il potere persuasivo del desiderio, refrattario al concepimento della morte e del nulla. Doppiezza e ambiguità mai risolte: da qui quel senso vertiginoso di possibilità – della bellezza esaltante della possibilità, della riscrittura stessa della propria vita come un ritorno al futuro e una rinascita – che si prova leggendo La lottatrice di Sumo.

Attraverso un congegno narrativo lucido e preciso, mai sciatto, mai facile, questo percorso e la sua vertigine si snodano sulle tracce di un avvenimento traumatico del passato: la morte ante diem di Margherita, l’amore di Giovanni negli anni del liceo; enigmatica creatura senza tempo, sfuggente a ogni classificazione. Accanto al lutto che il personaggio adulto sente di non aver pienamente consumato, riemerge la traccia di una vita che non è stata. Da pensiero nostalgico, appassionato ma tutto sommato periferico in Giovanni, Margherita si fa presenza diffusa: sono somiglianze o analogie, coincidenze o segni, suggestioni o presagi che operano, pian piano, l’evocazione della revenante nel quotidiano del protagonista cinquantenne. Razionalità e sovrannaturale smagliano, in alternanza continua, la sostanza di ogni dato. Giovanni non può che procedere in bilico.

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L’evocazione di Margherita si iscrive in un oggetto in particolare: un quadro, raffigurante una lottatrice di sumo. Margherita lo regala a Giovanni pochi giorni prima di morire, accompagnato da un bigliettino: su un lato un suo disegno, sull’altro lo spazio bianco che il giovane è chiamato a riempire con delle parole per lei, da conservare per il futuro: “Questo biglietto potrebbe essere [...] come un piccolo viaggio nel tempo che programmiamo fin da adesso...vorrei che tu mi spedissi questo biglietto quando sarai un uomo adulto”. Il desiderio di Margherita – il “ponte di comunicazione” tra i loro vent’anni e l’avvenire – materiato nell’idea romantica, adolescenzialmente fleur bleue, dell’amore che resiste al tempo, che del tempo trionfa, si realizza. La comunicazione si intreccia nuovamente tra lei e Giovanni, tramando sul presente di quest’ultimo un disegno complesso, da decifrare.

La tensione conoscitiva che anima il protagonista lo spinge a uscire dal recinto del noto verso persone e ambiti inconsueti. In particolare l’incontro con Olga, figlia di un celebre e controverso artista di originese albanese, deceduto nel 2008, Massimo Golemi, si rivela fondamentale nell’avviare – e sviare – la ricerca di Giovanni. La lottatrice è forse opera sua e forse contiene, come altri quadri dell’artista ‘esoterico’, un messaggio dall’aldilà. Da Margherita? Impossibile, assurdo. Ma non meno impossibile e assurda è la morte: lo afferma il Conte d’Athol, privato anzitempo della sua Véra, nel racconto di Villiers, e lo afferma anche Giovanni Cadorna. Se non a parole, se non con la passionalità fin-de-siècle del conte francese, con la sua metodica, composta e ostinata ricerca di risposte.

Uomo di scienza e intellettuale contemporaneo, il protagonista della Lottatrice di Sumo incarna efficacemente una ragione matura, lucida, cosciente di sé e insieme bisognosa di rassicurazioni; fragile difronte a tutte le risposte che essa stessa ammette di non potersi dare. E che, respinte oltre i confini del suo campo di indagine, ritornano. Da qui la scelta felicissima di Nisini di introdurre nella realtà così nitidamente descritta del suo romanzo, così contemporanea e borghese, un personaggio indefinibile, tardottocentesco e perturbatore come Margherita: una ritornante come Véra, alla maniera delle morte innamorate di Gautier, Clarimonde, Arria Marcella, Spirite, tutte variamente messaggere dell’amore più forte della morte e di quella dimensione di Assoluto – sia esso la passione dei sensi e dell’anima, la fede o altro ancora, poco importa in fondo – che è venuta meno nella vita del protagonista, troppo ordinata, troppo tracciata, troppo “stagnante”.

Con questo aggettivo Giovanni definisce la natura della moglie e insieme, per metonimia, la sua esistenza di adulto. Maria Carla non è che una delle sue interlocutrici; è grazie a delle donne, in opposizione o confronto con loro, che la sua quête avanza. Sono donne figlie, come Olga, Federica, o donne madri, come Maria Carla e l’anziana madre di Margherita. Solo Margherita resta potentemente inclassificabile ed è lei, la morta, ad essere la più tangibile: solo con lei Giovanni è descritto fare l’amore, solo di lei si evocano profumi e si ricorda la consistenza della carne. Solo lei ha in un quadro il correlativo oggettivo del suo destino: la figura sofferente ed enigmatica della lottatrice di sumo che si prepara allo scontro sembra alludere allo sgomento e al dolore difronte a un nemico che non si conosce né si comprende. E attraverso Margherita, figlia, adolescente, figura quasi cristologica (e 33 sono i capitoli del romanzo. E qui l’autore mi direbbe che sovrinterpreto?), amore rimasto sempre amore, portatrice di senso, i rapporti di Giovanni con il mondo si rinnovano. Emblema di questo rinnovamento è la rifondazione del dialogo e dell’intimità con Federica, giovane donna che non vuole più essere solo figlia.

Giorgio Nisini chiude così la trilogia “dell’incertezza” – dopo La demolizione del Mammuth (Perrone 2008. Premio Alvaro Opera Prima) e La città di Adamo (Fazi 2011. Selezione Premio Strega 2011)– con una riuscita, dominatissima e appassionante affermazione dell’incertezza (e dell’amore). Affermazione ontologica e scientifica a cui si intreccia la sua affermazione come valore, come bellezza: negazione del chiuso, del finito – della Fine – antichissima lotta per il permanere nel Possibile.

Francesca Irene Sensini
Professore associato di Italianistica
Università di Nizza Sophia Antipolis

LINK ALTRITALIANI:
Intervista a Giorgio Nisini, autore del romanzo La città di Adamo
http://www.altritaliani.net/spip.ph...

Il blog di Giorgio Nisini: www.giorgionisini.it

Intervista a Giorgio Nisini


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