“Terra di sola andata” (Ensemble, 2026) è l’ultimo libro di poesia pubblicato da Laura Fusco* e porta con sé tutta la necessità di instaurare un dialogo con chi è dall’altra parte e si appresta ad ascoltarla. Le poesie di questa nuova raccolta vorticano intorno all’esistenza congiunta dell’essere umano e della natura in un’esperienza che li mette a dura prova. Più nello specifico, l’autrice ci accompagna in un viaggio poetico che affronta il problema sempre più evidente relativo alle condizioni ambientali. Il suo lavoro, tuttavia, non si limita a questo ma si amplia in un ragionamento che accoglie al suo interno la vita umana e le sue difficoltà, il tutto raccolto all’interno di testi poetici in grado di dialogare con la matrice umana alla base di questo libro.
Attraverso uno sguardo che sembra posarsi panoramicamente sul mondo, prima di addentrarvisi per vederlo da vicino, Laura Fusco si fa portavoce di uno stato delle cose che non può essere più ignorato. Al centro di tutto c’è la nostra Terra vittima di azioni sconsiderate e della negligenza che giorno dopo giorno la deturpa nell’indifferenza di molti. In un percorso che attraversa la Groenlandia, l’India, l’Africa e l’Australia, l’Europa occidentalizzata diventa termine di paragone di una devastazione che ha portate vastissime e che, nonostante questo, spesso mantiene un ruolo marginale.
All’interno dei componimenti, la poetessa riporta fedelmente, spesso mediante un dettato vicino alla cronaca giornalistica, gli eventi disastrosi che coinvolgono il nostro pianeta e, di conseguenza, anche chi lo abita nel rispetto della propria essenza. La postura dell’autrice però non perde mai la propria musicalità nell’avanzare: il ritmo resiste divincolandosi in un dettato poetico che alterna immagini a momenti di verticalità dove l’empatia di chi legge è chiamata a manifestarsi. In questo Laura Fusco è abile a saper fondere realtà e rivelazione, quindi concreto e astratto, in un gioco melodico che si fa carico di forma e contenuto. I versi lasciano spazio alla tragedia di espandersi su più piani di realtà: ai disastri naturali rappresentati da incendi e innalzamento delle temperature, chi scrive alterna, inanellando sapientemente le narrazioni, le storie strazianti di donne e uomini che devono fare i conti con un mondo che cambia in virtù del progresso. Il futuro, nelle poesie di Terra di sola andata, appare però come una promessa tradita che fatica a restare in piedi poiché indebolita costantemente dalla violenza del mondo esterno, che con ingerenza si appropria di ciò che non gli appartiene « Alberi /che non sono mai fioriti / non lo faranno più, / mai. / Aerei dell’aeronautica militare, / elicotteri. / Vento. »
Ecco che allora il discorso portato avanti dall’autrice trova la forza di aggrapparsi al minimo spiraglio di speranza per resistere, rappresentato dalla forza incrollabile della natura e dei suoi autentici abitanti. Permane quindi, nei versi del libro, la fiducia in un cambio di rotta che ha in sé le coordinate del coraggio e della resistenza, soprattutto al femminile. Le donne, in “Terra di sola andata”, sono martiri e guerriere, testimoni e pioniere di un cambiamento dello status quo. La loro forza non è comunicata attraverso slanci poetici poco credibili, ma per via di un effettivo riscontro sulla realtà. La vita difficile di Terra e corpi si mescola in un tessuto testuale che li vede uniti in un destino da cambiare.

All’interno della raccolta il merito di Laura Fusco è principalmente quello di riportare in poesia una vicenda che ci appartiene e che vuole comunicare con il lettore. Alla luce di ciò, la scelta di affidarsi alla poesia per far questo, in apparenza controproducente, risulta invece profondamente accurata dal momento che non riporta staticamente la realtà, ma ne mostra alcuni aspetti che solo lo scrivere in versi permetterebbe. Il tentativo della Fusco, pertanto, si rivela non solo indovinato ma altresì acuto, dal momento che unisce coscienza e letteratura in un procedere poetico mai forzato e oscuro. Il suo è un reportage poetico, dove ai filmati e alle fotografie si sostituiscono le parole, in molti casi ben più intense e svelatrici di un senso. La voce che ci accompagna all’interno del libro non è mai persuasiva, ma diretta e sofferente, parte integrante di ciò che viene mostrato; ciò conferisce all’interezza della narrazione il valore della credibilità, dell’esperienza condivisa e non solo raccontata pateticamente. Ogni verso sembra sofferto, rivisto e corretto col fine di trasmettere tutta l’intensità di determinati momenti o eventi.
“Terra di sola andata” è un libro prima di tutto empatico, attento alla distrazione che corrompe il mondo dai piani più alti alle radici più profonde; il suo discorso non scinde esseri umani e natura, ma li unisce in un’ottica di collaborazione e condivisione che non deve limitarsi alla sofferenza. Sebbene lo scenario appaia tragico, l’invito è sempre proteso alla speranza che non conosce resa « […] Ma lo combatteremo,/ Nei periodi di tregua invece/ ripiantiamo gli alberi. »
Alcuni testi da: Terra di solo andata
Siberia burning again
Il 28 luglio l’European Space Agency,
tramite i satelliti Copernicus Sentinel-3,
è riuscita a immortalare la “terra che dorme”.
Nuvole cromate nuotano su foreste di larici e betulle ritagliate con la
forbice.
La neve è nera di esalazioni di industrie pesanti,
pozzi, raffinerie, combustioni,
carbone.
Altitudini,
che appartengono solo agli spiriti,
dove non arriva la febbre dell’estate,
interrompono la lunghezza del cielo.
Veli di luce le circondano,
incandescenti
accecanti.
Nell’immagine, diffusa sul web,
roghi e un fumo che ha coperto il Nord America.
Bruciano Groenlandia, Canada e Alaska.
Con la Siberia.
E per la maggior parte la pista è incendio doloso.
Greenpeace rivela che nel 2019
è bruciata un’area ben più grande della Grecia.
E negli anni successivi la situazione è peggiorata.
Ignorati centinaia di incendi,
perché la poca visibilità rende il lavoro dei mezzi aerei pericoloso,
c’è troppa burocrazia,
spegnerli costa troppo.
Suoni.
Di nuovo di vento, un altro,
del crepitio dei rami,
dei tonfi dei tronchi che cedono,
del suono inudibile della cenere che, volando, fa tossire.
La terra fuma per disperdere la febbre.
Persino i margini delle nuvole si arroventano e le loro pareti
luccicano e mandano bagliori di topazi e rubini cattivi. …..
Tirati su, illuminati
È un disegno di stelle che scodano e prendono fuoco alla deriva
il buio.
Indicano ai kajak e alle slitte le rotte lungo cui i cacciatori attraversano la
notte artica,
con i loro morti.
Visibile e invisibile accanto, insieme,
dove ghiaccio e cielo si scambiano luci e colori e sono la stessa cosa.
E dove io si dice noi,
di fronte a una natura così estrema
che solo insieme si può (r)esistere.
Ma la tv è in inglese.
I telefonini non hanno un software linguistico adatto.
È impossibile postare nella propria lingua sui social.
E l’Inuktitut va scomparendo.
Anche se
Darsi da sé la propria lingua è il primo atto di autodeterminazione di un
popolo. …
Paradise Village
…
Miliardi di miliardi di volte quello che moriva è rinato,
lo chiamiamo “pianeta”, ma siamo noi,
che attraversiamo la stessa notte e lo stesso inverno,
i nostri occhi che guardando imparano che siamo fatti della stessa
sostanza,
i nostri polmoni che respirano la stessa aria che da milioni di anni
continuiamo a scambiarci uomini foreste mari,
le nostre labbra che dicono quelle parole che sono state alberi e fiori,
e nell’atto di essere dette tornano a essere nubi e oceani,
ogni nostra molecola milioni di volte noi prima di questo noi
noi terre
noi aria
noi acqua-e
noi legno
noi fuoco.
…
E da una sponda non si scorge quella opposta,
vallata dopo vallata,
altura dopo altura,
alte quasi come il Taj Mahal,
percorse dall’ombra di centinaia di uccelli che solcano i loro soli,
e dalle loro ali che planando si fondono alle ombre dei loro stessi voli,
per poi ridiventare cielo nell’alto dell’alto dei cieli.
Nigeria India Brasile Uruguay Messico Argentina Manila.
Decine di migliaia di bambine,
di tutti i colori dei fiori e delle spezie divise per sfumature,
dei mercati e degli Orixas brasiliani: bianco,
rosa, azzurro-violetto,
rosso-amaranto, rosso-bianco, azzurro, blu,
bianco striato di nero, bianco-verde,
rosso e giallo (il colore
dell’oro e dell’amore).
La primavera si insinua prepotente,
come fa in paesaggi di giada splendidi e sperduti,
ma qui è solo una sensazione strana e dissociata da quello che vedono e
sentono,
sotto un cielo di cotone e strisce nero pece di tempesta,
immerse nella foschia grigia dei miasmi irrespirabili della spazzatura,
che fuma incessantemente e a perdita d’occhio.
Schiacciate e soffocate da frane di immondizia che,
dopo le piogge torrenziali,
le travolgono mentre raccolgono tutto ciò che può essere riciclato,
lo isolano dall’amianto, dai rifiuti ospedalieri,
siringhe usate, residui radioattivi sangue escrementi urina.
O le seppelliscono nelle baracche al margine degli slum
intorno alle discariche dove vivono e lavorano in milioni,
bambine e padri e madri bambine, via dalla campagna in cerca di una
nuova vita,
che vedono le proprie speranze svanire e l’unico modo per sopravvivere
è cercare nelle discariche che sorgono vicino alle megalopoli,
le “città intorno alle città”, spesso cresciute sopra acquitrini e fango. …
Piante
La vita cerca la vita,
la inventa, la alita, la soffia, la spinge ovunque di nascosto,
appena può, dove può, irresistibile, insopprimibile.
Nella foresta, che rinasce.
Da qualsiasi centimetro sfuggito al fuoco e ai veleni.
Nelle foglie che la palpitano,
la nuotano e la brillano,
la consumano finché diventano rubini e cadono per creare altra vita
da quella vita che anche se sembra morta è tutta un lavorio, una fucina,
una spinta a trovare mille modi
di fare gemme dal nulla
e una follia di fiori e schiuse e voli e verdi dal nulla. …
Retomada
A volte il cielo è un piombo così piombo, di nuvole così pesanti,
non aspettano che di rompersi.
A volte stelle resistono al vento dell’alba,
al suono soffiato e potente della sua luce,
che sfalda la materia di sogno della notte.
Camion sfrecciano veloci.
A quell’ora come sempre,
sollevano schizzi alti di acqua sporca e fango quando piove,
o polvere.
Il rumore sovrasta voci e suoni.
Per terra spazzatura e sullo sfondo una baracca di ondulati.
Sono stati costretti a vivere ai margini di un’autostrada del Brasile:
dove in 8 sono stati investiti e uccisi,
tra cui il marito e i 3 figli,
e la zia morta per avvelenamento da pesticidi spruzzati da un aereo,
che hanno contaminato anche l’acqua.
Lei è Damiana*,
una Guarani.
Le foreste
gliele hanno rubate per farne allevamenti e piantagioni di soia e canna da
zucchero.
Vive in quel ritaglio di terra
e di razioni di cibo del governo.
Abbiamo perso tutto
ma non la speranza di tornare.
Da quando progetta di rioccupare la sua terra
una jeep dai vetri oscurati con pistoleiros
è parcheggiata vicino alla sua capanna,
per ricordarle cosa potrebbe succederle.
Altri sono stati già minacciati o uccisi.
II suo accampamento è stato divorato dalle fiamme.
Ma per Damiana
vivere scollegati dalla terra è peggio di tutto questo e di perdere la vita.
Per questo ha detto
a costo di farci uccidere
torneremo.
E lo ha fatto.
Guidando i suoi.
Con e come tante e tanti altri di tanti altri paesi.
Difendono il respiro degli alberi,
che è il respiro del mondo.
Il buio che gli permette di vedere stelle che noi abbiamo perso.
Il diritto di vivere dove sono le loro radici,
dove possono ascoltare gli alberi,
crescere con loro, farsi proteggere, insegnare, guarire.
Dicono nella telecamera
a costo di farci uccidere
torneremo.
E anche:
So che il prossimo anno il fuoco tornerà,
che dovremo combatterlo a mani nude.
Ma lo combatteremo.
Nei periodi di tregua invece
ripiantiamo gli alberi.
Nei periodi di tregua invece
ripiantiamo gli alberi.
Nei periodi di tregua invece
ripiantiamo gli alberi,
ripiantiamo gli alberi,
ripiantiamo gli alberi,
ripiantiamo gli alberi,
ripiantiamo gli alberi,
ripiantiamo gli alberi,
ripiantiamo gli alberi, …..
(nel logo, foto di Alessandro Giannì)
Giuseppe AXO
LINK AL SITO DELL’EDITORE E ALLA SCHEDA DEL LIBRO:
https://www.edizioniensemble.it/prodotto/terra-di-sola-andata/
*L’AUTRICE : Laura Fusco vive a Torino. È poetessa, tradotta in Europa, US, UK, Asia, drammaturga, regista, autrice di Liminal, vincitore di un English PEN Award. Unisce la sua arte a un profondo impegno civile, fondendo nei suoi readings poesia, musica, danza e cinema. I suoi testi sono materia di studio e/o pubblicazioni in atenei internazionali come la Columbia University, l’Université Paris VIII, l’Université de Lorraine etc. Collabora, inoltre, con istituzioni quali UE, Amnesty International e Libera per la difesa dell’ambiente, dei diritti umani e delle donne. Tra le sue opere più recenti possiamo citare Limbo, considerato “un’Eneide del XXI secolo” (2018), Liminal (2020), Nadir (2020 in lingua francese prefato da Philippe Claudel e 2022 in lingua inglese), Elle (2024), Matin de nacre et de coquille (2024), Lève-toi, vent (2025).
LIEN INTERNE: Trois poèmes inédits de Laura Fusco traduits en français pour Altritaliani par Danièle Robert (https://altritaliani.net/pour-traduire-la-poesie-le-gout-de-la-forme/)







































