14 febbraio. Un San Valentino d’Autrice. ❤️❤️❤️
«Non so se sono stata donna, non so se sono stata spirito.
Son stata amore.»
Sibilla ALERAMO era lo pseudonimo di Rina Faccio, Donna di grande spessore culturale, sociale, politico e molto altro.
Lunga, variegata, piena di voglia di vivere la sua vicenda esistenziale.

Nativa di Alessandria, classe 1876, si era poi stabilita con la famiglia a Civitanova Marche dove a quindici anni dovette sposare – il ‘classico’ matrimonio riparatore – un giovane del luogo.
Spirito inequivocabilmente libero, nel 1901 aveva abbandonato marito e figli iniziando, come lei stessa soleva dire, la sua ‘seconda vita’. Dopo una relazione con il poeta Damiani, diede inizio ad una vita erratica che la portò a Milano, avvicinandosi al Movimento Futurista, poi a Parigi, dove l’-ismo aveva avuto il suo battesimo davvero internazionale, praticamente mondiale, sulle pagine del mitico Le Figaro.
Rientrò in Italia, si fermò a Roma, avvicinandosi a tutto l’ambiente intellettuale ed artistico di quel tempo; nella capitale ebbe modo di conoscere Grazia Deledda, grande scrittrice ed intellettuale, la prima donna italiana a ricevere il premio Nobel, per la letteratura, nel 1926.
Durante la Prima Guerra Mondiale incontrò Dino Campana e con lui visse una relazione intensa, di certo la più complessa, cerebrale e tormentata della sua vita.
Nel 1936 conobbe il giovane Matacotta a cui rimase legata per 10 anni e di questo periodo — la sua ‘quarta esistenza’, come lei stessa ebbe a definirla — lasciò infine testimonianza nel diario che sarà il suo fedele compagno fino alla fine.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale si era iscritta al P.C.I., impegnandosi intensamente sia in campo politico che sociale, come si diceva più sopra.
Ebbe modo di collaborare, tra l’altro, con il quotidiano l’Unità e la rivista Noi Donne.
Morì a Roma nel 1960, dopo lunga malattia.
Proprio per quella sua anima, così greve e profonda, così umana, si è scelto di far un omaggio all’Amore – l’essenza, in qualche modo, della sua stessa Poetica – nel giorno ad esso dedicato in particolare, con una sua bellissima lirica, Nome non ha, un testo particolarmente interessante anche dal punto di vista stilistico: se si passa il surreale paragone, lo si potrebbe quasi definire, immaginificamente, un piano sequenza… letterario.
Nome non ha,
amore non voglio chiamarlo
questo che provo per te,
non voglio che tu irrida al cuor mio
com’altri a’ miei canti,
ma, guarda,
se amore non è
pur vero è
che di tutto quanto al mondo vive
nulla m’importa come di te,
de’ tuoi occhi de’ tuoi occhi
donde sì rado mi sorridi,
della tua sorte che non m’affidi,
del bene che mi vuoi e non dici,
oh, poco e povero, sia,
ma nulla al mondo più caro m’è,
e anch’esso,
e anch’esso quel tuo bene
nome non ha…
di Maria Cristina Nascosi Sandri





































