Il calcio, diceva Pasolini, è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. Ormai anche le partite di pallone, come quasi tutto il resto, si sono trasformate in qualcos’altro: uno “spettacolo”, con i suoi “clienti” desiderosi di “divertimento”.
Ma nel mondo delle “curve” (i settori meno costosi degli stadi), del “tifo organizzato”, dei cosiddetti “ultras” (termine ripreso dalla Francia rivoluzionaria, che indicava i militanti più estremisti) resta un residuo di quella pasoliniana sacralità: il sentimento di appartenenza comunitaria e di un comune destino, i segni di riconoscimento, i rituali.
Quel mondo viene spesso considerato (semplicisticamente, e un po’ perbenisticamente) una sorta di “ghetto”, una “subcultura urbana marginale” popolata, secondo la vulgata comune, da fanatici violenti che sfogano allo stadio la loro frustrazione sociale.
Francesco Trione ha scritto un libro molto interessante su quel mondo: “ULTRAS – Antropologia di una subcultura ribelle” (edizioni Youcanprint), un modo di “restituire senso al marginale”, come scrive Anna Maria Gaeta nel suo articolo.
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Parlare oggi di Francesco Trione significa accettare di entrare in territori complessi. In un’epoca in cui tutto sembra dover essere semplificato, etichettato o polarizzato, il suo lavoro procede nella direzione opposta, cercando profondità e non scorciatoie, invitando a guardare oltre la superficie. Trione ha sempre avuto uno sguardo curioso verso ciò che spesso viene considerato marginale o popolare. Che si tratti di fumetti, cinema o cultura contemporanea, il suo metodo resta coerente, analizzare senza banalizzare, capire senza giudicare frettolosamente. Chi ha seguito i suoi articoli su personaggi come Dylan Dog o Martin Mystère sa che non si tratta solo di racconti o avventure, ma di come certe storie modellano immaginari collettivi, paure sociali e tensioni generazionali. I fumetti diventano specchi della modernità, spazi in cui si riflettono conflitti, identità e memoria collettiva.

Questo stesso approccio si ritrova nel suo ultimo libro, “ULTRAS – Antropologia di una subcultura ribelle”. Qui Trione osserva il mondo ultras non come cronaca sensazionalistica, ma come un fenomeno culturale strutturato. Un universo fatto di codici, rituali, gerarchie e pratiche condivise. In un contesto mediatico che tende a raccontare le curve solo come emergenze o scandali, Trione fa qualcosa di semplice ma radicale, sposta lo sguardo dalla condanna alla comprensione.
Il libro ci mostra che la curva non è un luogo di caos emotivo, ma un laboratorio sociale in cui nascono appartenenza, memoria e identità. I cori, le coreografie, gli striscioni e i gesti ripetuti seguono regole implicite e creano continuità e coesione. Come il punk non era solo musica, la curva non è solo tifo, ma produzione di significato.
Uno dei concetti più interessanti del libro è la “mentalità”, parola chiave nel mondo ultras italiano. Trione la interpreta come un principio che guida comportamenti, definisce confini simbolici e stabilisce chi appartiene veramente alla comunità. È un codice morale ed estetico che si rinnova nel tempo e permette alla comunità di riconoscersi, intrecciando identità individuale e collettiva.
Il libro affronta anche il contrasto tra la curva e il “calcio moderno”, sempre più industria globale. Di fronte a uno spettatore ridotto a cliente, la curva rivendica una partecipazione attiva, fisica e condivisa. Il conflitto non è solo sportivo, è simbolico, tra mercato e comunità, tra standardizzazione e radicamento territoriale. Le curve italiane diventano così un caso di studio anche in Europa, spazi in cui la produzione simbolica è al centro dell’esperienza.
Trione ci parla anche di memoria e creatività. Le coreografie complesse, le iniziative solidali e le reti di mutuo supporto non sono eccezioni, ma parti essenziali di un sistema relazionale. Lo stadio diventa un luogo simbolico, dove la città si rappresenta, le storie di quartiere si tramandano e si rafforza il senso di comunità. In tempi in cui molte appartenenze tradizionali si indeboliscono, questa capacità di coesione fa riflettere su educazione, politiche sociali e vita urbana. La forza del libro sta proprio in questo, parlare a pubblici diversi senza perdere rigore, invitando a chiedersi cosa significhi oggi fare comunità.

In controluce emerge una domanda più grande: se le curve continuano a esercitare attrazione, forse negli altri spazi sociali manca proprio ciò che offrono – aggregazione, riconoscimento, esperienza condivisa.
L’ultimo lavoro di Francesco Trione è la naturale evoluzione del suo percorso. Prendere sul serio ciò che appare marginale, restituire dignità analitica a fenomeni che parlano della società più di quanto siamo disposti ad ammettere. Il volume, quindi, non è solo un libro sulle curve, ma un contributo maturo per capire meglio il nostro presente.
Anna Maria Gaeta
IL LIBRO: Ultras. Antropologia di una subcultura ribelle di Francesco Trione (Autore)
Youcanprint, 2025, 16€
https://www.ibs.it/ultras-antropologia-di-subcultura-ribelle-libro-francesco-trione/e/9791224038467
(foto della Sampdoria)


































