Siamo nei giorni della passione e della resurrezione di Cristo. Eppure le guerre che attraversano il mondo, la crescente mancanza di empatia e il senso di solitudine delle nostre società sempre più indifferenti al prossimo, chiuse nel silenzioso vuoto del nostro tempo, fanno quasi dubitare che una resurrezione sia ancora possibile. Andando verso Pasqua, ecco a voi l’ultimo componimento poetico di Gabriele De Masi.
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Quaresima
Niente carne, il Venerdì!
Giorni di sprofondo senza Pasqua,
narcotizzati da lacrime e massacri,
parole contro, volti avvelenati,
tutti alla propria guerra santa,
traccia il cielo una linea,
ricade, non vede le persone
nelle case, i passanti per strada.
Tuona al tonfo di bomba
la macabra danza della morte.
Giorni, di passione senza Cristo
alla croce, senza Resurrezione.
(Gabriele De Masi)
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Segue un commento di Antonio Polidoro ai versi sopra che invita ognuno di noi alla riflessione:
Ah Dieu ! que la guerre est jolie
Avec ses chants ses longs loisirs…
Così nei suoi Calligrammes (Le Cavalier seul) Guillaume Apollinaire.
E il sarcasmo prende decisamente il campo.
Ungaretti, soldato semplice nella Grande Guerra, evoca l’involontaria rivolta dell’uomo presente alla sua fragilità….
Due voci titaniche nello sterminato panorama della poesia di guerra…
Gabriele De Masi, che da mezzo secolo abbondante, “serve” la poesia con accenti intensi e originali, trasferisce nel periodo liturgico forte della Quaresima, il “fondale temporale” per il suo toccante canto di guerra.
L’astinenza dalle carni il venerdì, millenario “segno di memoria” della Passione di Cristo, diventerà l’incipit brillante per consegnarci, attraverso la parola che si fa denuncia forte, quanto drammaticamente perentoria, della guerra nei giorni plumbei “di sprofondo senza Pasqua/narcotizzato da lacrime e massacri”. Una Passione alla quale è perfino negato l’esito esaltante e rigenerante della Resurrezione…
L’umanità smarrita e confusa percepisce i suoi bagliori di guerra come segni inequivocabili della “sua” guerra santa: tragico equivoco che semina morte nella certezza, che per affermare le sue ragioni ogni “combattente” può incautamente e drammaticamente percepire come la “soluzione bellica” possa essere l’unica e giusta via per affermare le ragioni dei popoli.
Il tragico equivoco che ha narcotizzato nei secoli l’innocente determinazione di giovani votati al massacro.

Poi, i tesi e tragici due versi del poeta, che non è azzardato collocare tra i grandi passaggi nella storia, ricca di voci credibili quanto autorevoli della poesia di guerra.
“Tuona al tonfo di bomba/la macabra danza della morte…”
Tra sorprendente efficacia espressiva e un kandyschiano concorso di Arti, affiora la musica con la sua “danza della morte” e l’inquietante “visione di immagine” del Picasso di Guernica.
Il poeta coglie nel segno, introducendoci nella complessità delle nostre emozioni…
PAGINA D’AUTORE DI GABRIELE DE MASI







































