Iran: Guerre regionali e guerre mondiali.

La pace è ufficialmente finita, come finita, piaccia o no, è l’epoca della globalizzazione.

Sia chiaro, l’economia e il commercio restano pur sempre interni a logiche di mercati globali, ma il sogno fine novecentesco di un mondo che superasse i blocchi delle superpotenze è definitivamente tramontato.

Le superpotenze (leggasi specialmente Cina e Usa e un po’ staccata la Russia) sono tornate.

Merito o demerito di Trump? Difficile crederlo, in realtà è da un bel po’ che gli scenari geopolitici vanno variando anche rispetto al quel mondo eurocentrico e mediorientale a cui eravamo abituati negli anni Settanta. Già da tempo, del resto, gli Usa vanno allontanandosi dall’Europa che ha ormai perso la sua centralità nel mondo.

In oltre, il problema è stato che la globalizzazione ha sicuramente portato a un’epoca di maggiore eguaglianza nel mondo, all’affacciarsi di nuove e inaspettate potenze economiche, basti pensare alla Cina, all’India e anche alle famigerate Tigri d’oriente che hanno contribuito a una più equa redistribuzioni delle ricchezze planetarie. Si è poi accelerato enormemente, in pochi decenni, la capacità d’interconnessione commerciale ma anche semplicemente relazionale tra le persone e i paesi. Il segno di tutto ciò è stato il massiccio sviluppo del benessere che ha portato in un secolo ad una crescita mostruosa del numero di abitanti nel pianeta, passando da un miliardo e duecento milioni a circa otto miliardi, il tutto con uno sviluppo straordinario anche della longevità umana.

Tutto bene? Si certo in chiave globale sì, ma nel particolare chi ci ha rimesso di più, con questi nuovi equilibri, è stato proprio il mondo occidentale e le sue democrazie. Se oggi esistono più diseguaglianze questo sono proprio da noi. L’occidente, educato alle regole delle civiltà democratica, difficilmente riesce a competere con realtà di paesi che nella migliore delle ipotesi hanno solo delle parvenze democratiche.

E così, dopo lo shock degli anni del Covid, eccoci a vedere saltare tutte le regole del diritto internazionale, tutte le prassi della diplomazia mondiale, prassi consolidatesi in secoli di pratica politica e geopolitica.

Ecco allora, che ormai senza pudore la Russia di Putin aggredisce lo stato sovrano dell’Ucraina; la Cina con sempre meno pudore fa chiare le sue mire storiche su Taiwan, con nonchalance Trump annuncia che prenderà la Groenlandia e siamo solo agli inizi di un’epoca nuova.

Il tutto in contesti politici interni complicatissimi con i partiti dell’occidente in affanno a partire dalle sinistre che via via hanno perso sempre più consensi proprio nelle classi lavoratrici spesso dimenticate o sacrificate nel nome della tanto acclamata e desiderata globalizzazione.

La destra, specie quella liberale, ha dovuto confrontarsi con gravi difficoltà all’insorgenza di populismi e nazionalismi che sempre più sono diventate pragmaticamente vincenti proprio nei confronti di chi sognava un mondo senza più blocchi e barriere.

In questo nuovo contesto va letta anche l’attuale guerra contro l’Iran che offre diverse ricadute sul piano mondiale, regionale e finanche interne a quel paese.

Sicuramente, per gli israeliani, in chiave regionale, si tratta dell’occasione per chiudere i conti con il nemico numero uno, sbarazzandosi una volta e per tutte non solo dei temuti Pasdaran ma soprattutto degli Hezbollah che dal Libano costituiscono una costante minaccia al suolo israeliano.

La cosa interessante è che il Libano, che non ha un adeguato esercito e che vive sotto il ricatto dei filoiraniani, tifa, malgrado le sofferenze dei bombardamenti, per gli israeliani così come tifano, anche sotto le bombe, la gran parte degli iraniani per gli USA e Israele sognando la libertà.

Evidentemente, malgrado questi quarant’anni di globalizzazione che hanno messo a durissima prova il mondo occidentale, creando difficoltà economiche, divisioni sociali, crisi di partecipazione e di fiducia nella politica, l’Occidente costituisce ancora un’attrattiva maggiore e migliore delle teocrazie e delle dittature mediorientali, o delle finte democrazie russe o cinesi.

Sembra uno scenario nuovo ma nuovo non è almeno per il suo sottofondo. Sono ormai due secoli che l’Occidente difende il suo ruolo guida nel mondo, ruolo messo sotto attacco sia dagli imperi cinesi e giapponesi del Ottocento, Novecento che contrapponevano il loro modello a quello che definivano il “mondo bianco”, la divisione ovest/est è sopraggiunta solo con la guerra fredda, ma ancora oggi il tema resta quello: Chi comanda il mondo?

Il nostro Occidente, vituperato inspiegabilmente dalle sinistre mondiali, precisiamo “l’inspiegabilmente” perché se è vero che è in quel luogo che è nato il capitalismo moderno è anche vero che sempre in quel luogo sono nate le teorie socialiste e comuniste, si trova oggi ad essere sotto l’attacco, per ora solo politico ed economico di Cina e Russia ma in passato era sotto l’attacco giapponese o cinese come per la guerra in Corea, recentemente si è affacciato anche il fondamentalismo musulmano con le sue guerre ibride e non convenzionali.

In questa che Papa Francesco definì la guerra mondiale a pezzi vi è un comune denominatore che è quello della guerra di civiltà che oppone il modello economico, culturale e politico nostro a quello di altre potenze e di altre società e teocrazie che sono in aperto conflitto con questo.

Si può capire l’intento regionale della guerra di Israele che vuole liberare il Medioriente dell’ingombrante e scomoda presenza iraniana, anche perché con il trattato di Abramo e una ritrovata serenità con regimi come quelli del Maghreb arabo e con i potenti e occidentalizzati emirati della zona, ci si potrebbe più facilmente ridiscutere anche della Palestina e del sogno dei più di due popoli e due Stati. In tal senso, va anche compreso che Israele costituisce un avamposto della civiltà occidentale in oriente. Avamposto da difendere proprio nel nome dei nostri valori di civiltà. Ed ecco allora che la regionalità di quel conflitto trova una nuova ampiezza.

Potrebbe, ma solo apparentemente, sembrare più incomprensibile la sforzo economico e bellico sostenuto dagli americani accanto ai loro storici alleati.

Difficile credere che Trump voglia per spirito missionario liberare gli iraniani dall’orribile e oscurantista dittatura dei Mullah, e più probabile credere che l’eccentrico presidente americano voglia parlare alla moglie per dire alla suocera.

Cosa si vuol dire? Che l’America mette in prigione Maduro con un blitz, liberando forse il Venezuela da una dittatura, senza che la Russia possa reagire più di tanto. Sembra realistico credere che colpire l’Iran abbia un doppio scopo, quello di indebolire la Russia di Putin che proprio dall’Iran ha il grosso dei suoi droni per fare guerra all’Ucraina, una Russia che in questo momento non può, per evidenti motivi, difendere il suo alleato. E poi si vuole indebolire la Cina che è il primo consumatore nel mondo del petrolio persiano.

È chiaro però che questi colpi inferti ai competitor mondiali degli USA non potranno restare senza conseguenze e qui si vedrà cosa farà, se farà qualcosa, Trump ora che Putin, approfittando anche della guerra mediatica attuale che ha il suo epicentro tra Teheran e Beirut, mediterà un suo colpo definitivo all’Ucraine e alla sempre più imbelle e paralizzata Europa.

Si vedrà a breve la replica cinese verso Taiwan, dove l’America ha sì interessi anche se ormai la dottrina Trump sembra più rivolta al dominio sulle Americhe, Groenlandia inclusa, che sulla sempre più dimenticata Europa e perfino verso l’Asia, del resto, nella logica spartitoria, non si potrà pretendere che la super potenza cinese resti a becco asciutto.

In tutto questo, noi europei facciamo tenerezza con Macron che manda la De Gaule nel Mediterraneo non si sa a fare cosa, il premier spagnolo che non concede l’uso delle sue basi a un’America che non gliel’ha mai chiesto, e la Schlein del PD in Italia che chiede alla Meloni di prendere posizione, di riferire in Parlamento, verrebbe da chiedere su cosa, dato che la Meloni, Macron, ma la stessa Europa al momento sono fuori gioco e non si capisce in cosa possano allo stato incidere, se non nella quasi simbolica protezione di Cipro.

L’Europa, malgrado i lancio di droni iraniani contro basi italiane e francesi nonché verso la Turchia membro della NATO,  sostanzialmente allo stato, non tocca palla e anche questo è un segno dei tempi.

Nicola Guarino

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Nicola Guarino
Nicola Guarino, nato ad Avellino nel 1958, ma sin dall’infanzia ha vissuto a Napoli. Giornalista, già collaboratore de L'Unità e della rivista Nord/Sud, scrittore, avvocato, direttore di festival cinematografici ed esperto di linguaggio cinematografico. Insegna alla Sorbona presso la facoltà di lingua e letteratura, fa parte del dipartimento di filologia romanza presso l'Università di Parigi 12 a Créteil. Attualmente vive a Parigi. E’ socio fondatore di Altritaliani e anche scrittore ("Tutto qui" - Graphe.it ed., è uscito nel 2024).

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