Silvio Raffo poeta: ‘L’estasi insicura’

Apriamo la nostra rubrica Missione poesia con il primo articolo del 2026, proponendovi la recensione al libro di Silvio Raffo, L’estasi insicura (Interno Libri Edizioni). In quest’opera la ricerca interiore tende alla comprensione del mistero, affascinante e inquietante, dell’indicibile affrontato, tra riferimenti ai maestri della tradizione, e incursioni linguistiche, con un respiro contemporaneo offerto dalla potenza di sguardo che caratterizza l’autore.

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Silvio Raffo (cognome completo Raffo della Porta) è nato a Roma e vive a Varese: è poeta, narratore, traduttore e docente, è considerato il massimo esperto italiano di Emily Dickinson, di cui ha tradotto l’opera omnia (Meridiani Mondadori, Crocetti, Robin) e scritto la biografia Io Sono Nessuno (Elliot). Ha al suo attivo le traduzioni di molti poeti angloamericani, oltre a raccolte di poesia che hanno vinto i premi più prestigiosi, e una decina di romanzi (tra i quali La voce della pietra, finalista a uno Strega, da cui è stato tratto il film omonimo con Emilia Clarke). Dirige a Varese il centro culturale “La Piccola Fenice” e collabora con più università per seminari di traduzione letteraria.

Ha pubblicato di poesia: I giorni delle cose mute (Kursaal editoriale, 1967), Invano un segno (Rebellato, 1976), Stanchezza di Mnemosyne (Forum, 1982), Immagini di Eros (Forum, 1984), Da più remote stanze (Hellas, 1984, prefazione di Daria Menicanti), Lampi della visione (Crocetti, 1988), L’equilibrio terrestre (Crocetti, 1991), Quel vuoto apparente (Edizioni del Leone, 1995), Vocative (LietoColle, 2003), Il canto silenzioso (Marna, 2005, prefazione di Maria Luisa Spaziani), Maternale (NEM, 2007), Al fantastico abisso (Nomos, 2011); di narrativa, i romanzi: Lo specchio attento (Edizioni Dello Zibaldone, 1987), Il lago delle sfingi (Marna, 1990), La voce della pietra (Il Saggiatore, 1996), Virginio (Il Saggiatore, 1997), Spiaggia Paradiso (Marna, 2000), I figli del Lothar (Ulivo, 2008), Dependance (Acar, 2009), Eros degli inganni (Bietti, 2010), Giallo Matrigna (Robin, 2011), La Sposa della Morte (Robin, 2012); in prosa, biografie e saggi: Guida alla letteratura contemporanea (Bonacci, 1977), Donna, mistero senza fine bello (Newton Compton, 1994, a cura), Gli specchi della Luna (Tettamanti, 1999). Ha curato opere di Ada Negri, Sibilla Aleramo, Amalia Guglielminetti, Antonia Pozzi, Platone, Seneca, Marco Aurelio. È inoltre autore di traduzioni: Emily Dickinson, Oscar Wilde, Christina Rossetti, Sara Teasdale, Wendy Cope, Emily Bronte.

Silvio Raffo. Foto Italian-poetry.org

Non conosco Silvio Raffo di persona, ma solo attraverso la sua opera. La voce mi è apparsa da subito potente e sincera, il verso intenso e musicale e, di solito, la poesia rispecchia l’animo di chi la scrive. Mi appresto a incontrarlo a Bologna il 21 gennaio, al primo appuntamento del 2026, della rassegna Un thè con la poesia, e sono certa che l’impressione avuta dalla lettura delle sue poesie confermerà la sensazione di avere di fronte un poeta vero, un poeta che sa coniugare (e non si pente di farlo) scelte formali e di contenuto, che rispecchiano la nostra tradizione lirica, se pure con uno stile originale e personalissimo.

L’estasi insicura

Il libro di Silvio Raffo, L’estasi insicura, si compone di ventuno partiture con testi che sono stati elaborati dal 2020 al 2024, disposti in una sorta di raffinata antologia, dove spicca una metodologia stilistica che detta l’origine ad una forma esemplare, forgiata sapientemente con l’uso degli strumenti retorici, difficilmente riconducibile ad altri esempi di poesia contemporanea. La coniugazione, che potremmo definire perfetta, tra significato e significante propone, tra le altre cose, un intenso “io poetico” che non si preoccupa di apparire, o di reclamare il proprio posto di primo piano fra i versi. Anche i riflessi di molti degli autori amati non passano inosservati, ad un attento lettore, dettati principalmente da incursioni linguistiche, specie nei titoli di diverse poesie, tra le quali figurano l’inglese, il francese, il tedesco ma anche il greco e il latino, o da riferimenti più o meno espliciti nei testi, dei quali si potrebbero fare diversi esempi.

Ne cito solo alcuni. Nella sezione L’immobile reame (come del resto anche in altri passaggi) è possibile riscontrare un’assonanza con Leopardi, in specie con la condizione de Il passero solitario… il poeta dell’Infinito si spinge ad accettare la propria situazione di sofferenza e solitudine, certo sapendo che potrebbe pentirsi un giorno, ma adesso, paragonandosi al passero canta ciò che sappiamo: Tu pensoso in disparte il tutto miri;/Non compagni, non voli,/Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;/Canti, e così trapassi/Dell’anno e di tua vita il più bel fiore./Oimè, quanto somiglia/Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,/Della novella età dolce famiglia,/E te german di giovinezza, amore,/Sospiro acerbo de’ provetti giorni/Non curo, io non so come; anzi da loro/Quasi fuggo lontano;/Quasi romito, e strano/Al mio loco natio,/Passo del viver mio la primavera. Da parte sua, Raffo, parlando dell’amore che ha donato a sé stesso ci dice una cosa analoga, ovvero di non volere altra sorte rispetto alla propria: Il me stesso che in questa vita ho amato/supera ogni altro possibile amore//altra sorte non voglio né altro stato/questa felicità questo dolore//questo volto questi occhi questo cuore/“un atomo solo di tutto il creato”.

Nella sezione Sovratempo non ho potuto fare a meno di ascoltare un’eco caproniana (sarà che Giorgio Caproni è, da sempre, il mio autore preferito), in particolare un’eco di quel Seme del piangere (mutuato da Dante) dove il poeta, in una versificazione leggera fatta di rime chiare (come da lui stesso definite) propone l’immagine della madre Annina, che giovinetta ripercorre le vie di Livorno, con tutta l’enfasi e la spensieratezza di quegli anni, utilizzando l’escamotage della presentazione di un tempo passato, come fosse il presente, e come se lui stesso fosse stato lì, in qualità di figlio e fidanzato…   così Raffo, con la stessa leggerezza di rime, ci presenta la giovane madre, anche lui in una trasformazione temporale, come se avesse potuto vederla, in quel momento: Nel sovratempo di una lunga estate/di lente quasi immobili giornate/inondate di sole e d’incoscienza/ti rivedo esultare d’impazienza/nel lembo della tua deserta spiaggia,/ninfa bruna indomabile e selvaggia.//Negli occhi inquieti già ti rassomiglio/ma ancora ignori che sarò tuo figlio.

Infine, vi propongo un ulteriore passaggio preso dalla sezione Oblivion che ci riporta a Pavese, e al titolo della sua raccolta Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, dove i testi d’amore, rivolti all’attrice statunitense Costance Dowling, che non contraccambierà il suo sentimento, sono intrisi di metafore sui grandi temi da sempre affrontati, come la terra, il vento, la vita e la morte, attraversati al tempo stesso da speranza e disperazione.

Ora, i primi versi della poesia di Silvio Raffo si aprono con queste parole: Verrà la Morte e non avrà lo sguardo/di alcun vivo, per me. Non c’è nessuno/cui riservare questo privilegio e il testo è un susseguirsi di riferimenti a possibilità d’amore, pronunciate anche solo attraverso sguardi di occhi che si rifanno proprio alla morte: quelli attoniti della giovinetta che fissano il poeta, o quelli di sua madre, ancora ignara del miracolo/che genera la vita (e il suo contrario)… laddove l’epilogo è lasciato proprio alla speranza in quest’ultima: forse sarà il suo sguardo mite, mesto,/a rischiarare il tenebroso gorgo.

Dunque, in considerazione anche di riferimenti che non mancherò ancora di citare, ma non soltanto per questi, siamo in grado di entrare nel merito delle tematiche de L’estasi insicura e di renderne conto, tematiche che innegabilmente muovono da esperienze personali, e che sembrano tutte voler culminare nel sentimento dell’insicurezza, del resto fondamento della poetica di Emily Dickinson, autrice di cui Silvio Raffo è grande conoscitore e traduttore. Intanto il tema della solitudine, accompagnato da un senso di vuoto e di assenza, che troviamo in vari passaggi, culminanti con un riferimento all’opera di Nietzsche, Al di là del bene e del male; il tema della morte in contrapposizione spesso a quello dell’amore; il tema di un inconoscibile futuro pensato in contrapposizione al presente, e ai luoghi dove i due frammenti temporali si svolgono o potranno svolgersi: qui o altrove; il tema del transumanare, presente in varie parti dell’opera, con evidente richiamo alla dimensione dantesca, nel tentativo di far esperire all’uomo la visione divina, attraversando la sua finitudine, viaggio che rimane inevitabilmente sul liminare della vita, così come la realizzazione di quell’estasi che resta insicura.

Tra quelli citati ritengo che, l’eterna contrapposizione tra l’amore e la morte, possa essere individuato come il tema più consistente, laddove si toccano istanti nei quali si arriva perfino a far combaciare i due elementi, a farli sovrapporre nel dialogo continuo che intercorre tra di loro: non si capacita il poeta di non aver esaudito appieno il desiderio di amare, di essere riuscito a dominare il proprio sentire, di doversi rassegnare a non aver raggiunto quella purezza di sentimento, che gli avrebbe permesso forse di essere felice. Ma, senza alcuna compassione per il suo stato, l’autore resta consapevole che la via più percorribile per sopravvivere col pensiero della fine di ogni uomo, è quella della ricerca della verità che la poesia, del resto, porta con sé, grazie al suo stretto rapporto con l’esperienza, l’osservazione, la testimonianza di vita e la sua connessione con l’interiorità di chi scrive. Certo, anche la letteratura può essere ingannevole, come cita il titolo della prima sezione del libro, Il malioso inganno della letteratura, ma credo che, in quest’opera di Silvio Raffo, vi sia più di un motivo per seguire le tracce di una ricerca interiore che porta a un tentativo, piuttosto riuscito, di comprensione di quei misteri che da sempre affascinano e inquietano l’animo umano, quelli che riguardano l’indicibile, che si affollano in un terreno, ripercorso a suo tempo già da quelle cantiche dantesche e che, a buon motivo, ritornano esplorati, con il respiro contemporaneo, da un poeta che offre tutta la potenza del proprio sguardo.

Alcuni testi da: L’estasi insicura

Dittico all’animula

I

Oscilla fra tormento, estasi e disincanto
la tua anima indocile e stregata.
Teme la morte se la sente accanto –
sempre più della vita innamorata.

II

Infestata da sempre, da ostinati
fantasmi astiosi e dèmoni bugiardi
vittima delle insidie del pensiero
dimora esposta a mille infidi agguati
Anima bella, mil fuoco di cui ardi
Respinge ogni infernale messaggero

*

Pallida victrix

Morire senza averlo conosciuto –
l’amore: la più iniqua punizione
per la colpa di chi non ha saputo
viverlo vincolato alla passione –

Colpa innocente, atavico timore
di chissà quale atroce sofferenza.
Noi che ne sapevamo dell’amore?
Convinti di poterne fare senza

per presunzione? O fu soltanto sorte
avversa, da natura mal forniti
dei pochi necessari requisiti?

Più attratti (addirittura) dalla morte?
Comunque sia, non l’abbiamo incontrato.
Amara verità. Nessun peccato.

*

Il coltello e la piaga
(hard poem to Mommy)

Tu sei questo e sei quello
sei la piaga e il coltello

madre e figlio – l’abbraccio –
tu sei fuoco e sei ghiaccio

l’ininterrotto amplesso
tu sempre mai lo stesso

figlio e madre – fomento
di delizia e tormento

cieca ripetizione
dell’arcana fusione

tu sei questo e sei quello
tu sei il seme e il baccello

tu sei il frutto e sei il fiore
sei la mente sei il cuore

quel sinolo nel grembo
che univa lembo a lembo

Fu la separazione
disumana scissione

la costante presenza
e il vuoto dell’assenza

che condanna a ripetere
per sempre il dare e il chiedere

Mutano nomi e volti
nel vortice travolti

identica la pena
nell’immutata scena

L’assurdo agone insiste
ma l’altro non esiste
Tu sei questo e sei quello
sei la piaga e il coltello

*

In un istante
 
Ti assale la vertigine del tempo
ti ammorba la sua torbida spirale
dissolto nel diluvio immemoriale
si perde il luccichio della coscienza

Ma in quel gergo di tenebra accecante
un lampo ecco ti folgora improvviso
un secolo si annulla in un istante
e l’anima si sveglia in Paradiso

Bologna, gennaio 2026
Cinzia Demi

P.S.: “MISSIONE POESIA” è una rubrica culturale di poesia italiana contemporanea, curata da Cinzia Demi, per il nostro sito Altritaliani di Parigi. Altri contributi e autori qui: https://altritaliani.net/category/libri-e-letteratura/missione-poesia/

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Cinzia Demi
Cinzia Demi (Piombino - LI), lavora e vive a Bologna, dove ha conseguito la Laurea Magistrale in Italianistica. E’ operatrice culturale, poeta, scrittrice e saggista. Dirige insieme a Giancarlo Pontiggia la Collana di poesia under 40 Kleide per le Edizioni Minerva (Bologna). Cura per Altritaliani la rubrica “Missione poesia”. Tra le pubblicazioni: Incontriamoci all’Inferno. Parodia di fatti e personaggi della Divina Commedia di Dante Alighieri (Pendragon, 2007); Il tratto che ci unisce (Prova d’Autore, 2009); Incontri e Incantamenti (Raffaelli, 2012); Ero Maddalena e Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri (Puntoacapo , 2013 e 2015); Nel nome del mare (Carteggi Letterari, 2017). Ha curato diverse antologie, tra cui “Ritratti di Poeta” con oltre ottanta articoli di saggistica sulla poesia contemporanea (Puntooacapo, 2019). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, rumeno, francese. E’ caporedattore della Rivista Trimestale Menabò (Terra d’Ulivi Edizioni). Tra gli artisti con cui ha lavorato figurano: Raoul Grassilli, Ivano Marescotti, Diego Bragonzi Bignami, Daniele Marchesini. E’ curatrice di eventi culturali, il più noto è “Un thè con la poesia”, ciclo di incontri con autori di poesia contemporanea, presso il Grand Hotel Majestic di Bologna.

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