“Rosso Valentino” di Franco Rossi e Piera De Sensi

Rosso Valentino, l’imperatore della moda italianaè il titolo di un libro ricordato dalla stampa italiana in occasione della recente morte del celebre stilista. (ndr. Il rosso Valentino è uno dei casi più emblematici di colore trasformato in firma assoluta. Valentino Garavani lo introduce fin dagli esordi.)

Scritto nel 2016 dall’ex Direttore Generale della “MaisonFranco Rossi e dall’ex addetta alla Comunicazione e Marketing Piera De Sensi, ha il pregio d’un omaggio sincero fatto genuinamente al “Signor Valentino” e al “Signor Giammetti”, com’erano chiamati i magnifici due dai dipendenti nella sede di Palazzo Mignanelli (oggi Palazzo Valentino) a Roma.

Magnifico” il “Maestro” (e non più “il Sarto”) anche quando arrivava “in sartoria: chioma laccata, bel volto abbronzato, occhiali di preferenza Rayban con lenti azzurre come i suoi occhi, abbigliamento sobrio da autentico arbiter elegantiarum”, che attraversava il salone a passo di carica per cui era meglio per i dipendenti “tenersi alla larga” (e non intasare neanche le linee telefoniche quando “il Maestro” doveva chiamare da fuori…).

E “magnifico” il socio che, anziché dall’Appia Antica, guidando la jaguar come Valentino, arrivava dai Parioli e, anziché con i cani carlini (passione anche questa smisurata del “Maestro”), con le carte fitte di appuntamenti, disegni e altri impegni. L’impazienza per il traffico di Roma (“basta, sono stufo di lavorare in una città caotica, me ne torno a Parigi…”) aumentava quanto questo, anche dopo che “il Maestro” era passato alla macchina con autista seguita da quella di scorta, e il socio giudicava “uno scandalo che il Signor Valentino” dovesse “sprecare nel traffico il suo tempo che vale miliardi”!

Giancarlo Giammetti e Valentino Garavani

Giammetti poteva evitare parzialmente il traffico passando abusivamente per Villa Borghese: ma non è anche questa una meraviglia di Roma come “la Maison”…? E il verde non è forse distensivo in alternanza al rosso, anche quando l’abbaglio di questo è temperato dagli altri colori come ne “L’uccello di fuoco” di Balanchine nel 1949 a New York ispirato pure da Chagall? E in alternanza al bianco, puro candore rappresentato anche nei fiori al funerale di Valentino? Il quale poteva evitare il traffico di Roma solo quando arrivavano i vigili per farlo uscire dagli imbuti! Giammetti l’aveva infine evitato arrivando a piedi dalla sua nuova abitazione lì vicina, scortato da una guardia, e arrivandovi sempre con le carte e il suo sguardo orientato all’interno ai pensieri del lavoro e all’esterno sulle persone su cui ispirarsi per sviluppare ancora “l’impero”.
Alla nevrastenia del traffico seguiva la nevrastenia del lavoro, ma quest’ultima comunque sufficientemente organizzata e controllata per permettere ad ambedue di terminare il lavoro verso le 19.30 e ripassare nel loro privato quando non c’erano gli impegni mondani o esterni.

Privato di Valentino che comprendeva comunque la perfezione nella cena: pietanze e apparecchiamento, come per Visconti ma con il senso artistico che anche al di fuori della moda gli si era sviluppato a Parigi, per musei oltreché nell’attività di sarto, per cui i genitori lo avevano lasciato partire da Voghera all’età di 17 anni. Privato, inoltre, della sua intimità, si contrapponeva alle esteriorizzazioni d’obbligo delle manifestazioni, e solo a queste dato che non ne cercava altre evitando i presenzialismi continui in TV. Perfino l’evitare l’uso eccessivo del “tu”, confidenziale, faceva da scudo a quest’intimità.

E privato di Giammetti che manteneva la caratteristica d’un buon disegnatore al tempo stesso d’una buona mente matematica (era stato studente d’architettura), “con grandi capacità di semplificazione” che gli servirono per convincere gli imprenditori di settore “a investire su una griffe emergente”. Quindi dell’esteriorità rimaneva essenzialmente “da un lato” il “talento di Valentino” nel “convertire alcune delle donne più importanti del pianeta in clienti e amiche” e dall’altro “il fiuto commerciale e le capacità negoziali di Giammetti” per attirare gli investimenti dei “principali operatori internazionali della moda” con il ritorno della loro parte di successo.

« I magnifici due »

E mentre il successo dell’“arte” di Valentino si diffondeva in misura sempre più esponenziale, quella di Giammetti nelle trattative diveniva ancora più “rodata con gli interlocutori: “se lei non ha i mezzi per fare affari con noi, è inutile che stiamo qui a perdere tempo” per poi apparire più conciliante; oppure: “ci hanno proposto un evento stratosferico a New York, perché non lo realizziamo insieme?”. Insomma aveva anche successo la tattica iniziale di “sparare alto” per un contributo o una licenza, “tanto il tempo da dedicare alla trattativa è sempre lo stesso, ma i risultati possono essere infinitamente più vantaggiosi”! E in questo “pokerGiammetti conservava sempre “la più totale impassibilità”; o la stessa con cui con altrettanto successo coinvolgeva i migliori fotografi, giornali e registi e altre personalità del settore nelle manifestazioni. La stessa con cui era il regista anche dei festeggiamenti più personali del “Maestro”: compleanni, capodanni o altro in una delle sue case, al ristorante o in barca, ecc.

La collaborazione tra Franco Rossi e Piera De Sensi (autrice anche nel 2022 d’un altro libro, Per amore di un Lord, edizione Il mio libro) è allora nel Rosso Valentino una testimonianza di particolare rilievo di quella tra “i magnifici due” fin all’inizio, tanto nella “Roma matrigna” quanto ne “l’abbraccio di Parigi”: titoli di altri capitoli in omaggio a quanto “V” vi ha creato e lasciato (e non solo con la “V” delle boutiques, ma ovunque egli è stato, compreso il suo raffinato castello di Wideville dopo quello di Cetona).

Lodovico Luciolli

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Lodovico Luciolli
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