Puntata numero 6 delle nostre “Lettere da Torino”: oggi parliamo di Verde pubblico, dei suoi famosi parchi e della collina, delle Alpi che entrano naturalmente in città, e del giornale cittadino fondato nel 1867,“La Stampa”. Vi ricordiamo che questo “dossier” è nato su Altritaliani per raccontare che cosa è Torino oggi, una città con una identità tutta sua, importante non solo per il suo passato, ma anche per il suo presente.
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Lettera V come Verde pubblico
Torino, dicono le statistiche, è una delle 15 città più green del mondo, con il 37% della sua superficie ricoperta di verde.
Offre ai propri abitanti 20 m2 di verde pro-capite, e il 93% della popolazione può raggiungere un’area verde entro 300m da casa.
Parliamo di patrimonio arboreo: 147.430 alberi si trovano in città, di cui oltre 63.000 nei parchi, mentre oltre 177.000 alberi si trovano nei boschi della « collina », con più di 70 specie arboree e 16 alberi monumentali.
Oltre 300.000 alberi, per oltre 800 000 abitanti: platani, tigli, ippocastani, aceri, pioppi, querce, olmi, noci, frassini, bagolari, ginko biloba…e mille altri.

Città verde dicevamo, anche se in autunno, la stagione delle foglie, è tutto meno che verde: città gialla, arancione, rossa, città marrone in tutte le gradazioni.
Sono 51 i parchi della città tra piccoli e grandi.
Il più famoso è sicuramente il Parco del Valentino ed è stato assunto a simbolo della città al pari della Mole Antonelliana
Se il viandante urbano poi si inerpica in collina, in pochi minuti si trova nel bosco di Rigoni Stern.

Il punto più elevato del territorio comunale è il Colle della Maddalena, a 715 metri sul livello del mare. Qui c’è il Parco della Rimembranza che venne così chiamato nel 1923 per celebrare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale. Il nucleo originario del parco, con le più svariate specie botaniche, conserva la memoria dei 4.787 caduti torinesi: accanto ad ogni albero è affissa una targa con il nome di un caduto della Grande guerra.
Fa una certa emozione passeggiarci.
Una città che conserva la memoria in quest’epoca senza memoria, sicuramente merita un futuro migliore!
Lettera A come Alpi
Torino vista da qui – dalla collina – è al centro di un anfiteatro montuoso che ingloba alcune delle più belle vette alpine: il Monviso, da cui nasce il Po, il Rocciamelone, i massicci del Gran Paradiso e del Monte Rosa, senza dimenticare il Cervino.

Non a caso queste vette hanno ispirato poeticamente Giosuè Carducci: “Su le dentate scintillanti vette, salta il camoscio, tuona la valanga...”
E oltre le montagne c’è la Francia e i Transalpini che per noi sono i francesi, (e per i francesi siamo invece noi i transalpini !), condividendo lo stesso termine per significare gli abitanti al di là delle rispettive Alpi, appunto.
Alpini è anche il nome dei cioccolatini di Peyrano, antichissima cioccolateria cittadina, con carta stagnola argentata a ricordare le vette scintillanti e innevate.
E così i pensieri rimbalzano tra gli alpini, quelli veri, i soldati, e gli “Alpini” cioccolatini, tra il C.A.I. (Club Alpino Italiano) che qui è nato, e gli esploratori e viaggiatori che ne hanno contraddistinto l’epopea, e ancora, Giulio Einaudi e le riunioni estive in montagna, a Rhemes-Notre-Dame, con Vittorini, Calvino, Fruttero e tanti altri intellettuali illuminati dal sole della cultura.
Einaudi e la sede storica della casa editrice in via Biancamano, che si opponeva valorialmente a Mirafiori e ad Agnelli, ma con la stessa volontà di influenza, potere intellettuale verso potere industriale, e per cui appartenenza significava in entrambi i casi essere parte di una gruppo di eletti: una Torino che non c’è più.
Torniamo allora nel bosco e ai pensieri che genera. Una città che ha i boschi, e le cui vette alpine fanno parte integrante del panorama cittadino, un po’ particolare lo sarà pure.
Ripensandoci è come se la geografia ci suggerisse la sua vera missione, quella di essere capitale delle Alpi, con tutto quello che significa essere città di frontiera, di cerniera, con valichi e passi che uniscono e collegano mondi diversi, invece che dividere.
Lettera S come “La Stampa”
Raccontano che il muretto di Villa Agnelli a Villar Perosa, dove storicamente ci sono le radici degli Agnelli, è basso e accessibile, ti ci puoi sedere sopra facilmente, mentre il muro della villa di John Elkann – erede degli Agnelli e di tutto l’impero a loro connesso (Stellantis, Ferrari, Stampa, Juve e quant’altro…) – il muro della sua villa sulla collina torinese è invalicabile, tra telecamere, altezza sproporzionata delle reti e siepi finte.
Forse questi due muri (l’uno accessibile, l’altro invalicabile) sono la metafora di come è cambiata la famiglia regnante di Torino, gli Agnelli appunto.

La vendita del quotidiano “La Stampa” è difficile da digerire per un torinese.
I quotidiani sono storicamente un baluardo della Democrazia, sono Informazione a servizio del Paese e della Verità, sentinelle della Costituzione.
Finché viene venduta Iveco agli indiani puoi non essere d’accordo ma butti giù, così come hai buttato giù la vendita di Fiat ai Francesi. Ma vendere La Stampa per un torinese va oltre l’immaginazione.
Soprattutto non sapere cosa c’è dietro l’angolo per i suoi giornalisti e per la nostra Informazione.
Tenere la Juve e vendere la Stampa, il preferire l’entertainment sportivo all’informazione e all’impegno civile, la dice lunga sul tempo che viviamo, o dell’aria che si respira nei Consigli di Amministrazione d’oggi.
Un volta venduta La Stampa suggeriremmo a John Elkann di andare a vivere a Montecarlo, dove non c’è bisogno di costruire muri di cinta invalicabili e dove può riprendere a passeggiare tra suoi pari.
Lettera C come piazza Cavour
con il racconto di una scenetta di vita quotidiana
A proposito di verde, il platano, ha 150 anni. Con i suoi 35 metri di altezza ne ha viste di tutti i colori dal 1875, in un “time lapse” temporale infinito.

Siamo in piazza Cavour, piazza giardino con alberi centenari, un vero e proprio salotto buono cittadino caratterizzato da avvallamenti e collinette, atipiche per essere in pieno centro urbano.
Sono le ore 13: l’auto è parcheggiata, lui invece è sdraiato lì vicino – parcheggiato anche lui – con le foglie come giaciglio, il busto di Gandhi che lo veglia, forse assonnato forse rassicurante.

L’auto è una Ferrari rossa con targa straniera, e chissà se il clochard è straniero anche lui. Un torinese di sicuro la Ferrari lì non l’avrebbe mai parcheggiata, e infatti è targata H, Ungheria.
E a ben vedere anche Gandhi è un estraneo, in questa polaroid, in questa istantanea che di torinese ha cosi’ poco.
P.s. : Camillo Cavour: 1810-1861, recita la targa della statua della piazza.
Cavour muore giovane, a 51 anni, ma con una fama eterna.
Meglio morire giovani con una fama che arriva fino a noi o morire vecchi e sconosciuti ?
(continua)
Eraldo Mussa
PRO MEMORIA: LINK INTERNI DELLE PRECEDENTI LETTERE DA TORINO:

–Lettera da Torino n°1 – P come Piazza Vittorio Veneto
–Lettera da Torino n°2 – F come Fiume Po
–Lettera da Torino n°3/1 – M come Mirafiori (Valletta a passeggio per i corridoi)
–Lettera da Torino n°3/2 – La Palazzina di Mirafiori (Ricordi di un fornitore e di un ex dipendente)
–Lettera da Torino n°3/3 – Heritage Hub e quale futuro per Mirafiori?
–Lettera da Torino n°4 – B come Brutalista e A come Antagonista
–Lettera da Torino n°5: Flash torinesi



































