Dopo l’uscita italiana, “La Grazia”, il nuovo film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo, arriva anche nelle sale francesi: Pathé Films ne ha annunciato la distribuzione a partire dal 28 gennaio. Un ulteriore passo per un’opera che, tra politica e coscienza, invita a interrogarsi su una domanda semplice e vertiginosa: a chi appartengono davvero i nostri giorni? Una recensione di Remy Desforges, un “Altritaliano”, di madre italiana e padre francese, che pubblichiamo con grande piacere.
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Di chi sono i nostri giorni?
Domanda tutt’altro che semplice. Ora proviamo a immaginare che venga rivolta al Presidente della Repubblica italiana da sua figlia, anche sua più fidata consigliera, mentre il capo dello Stato è alle prese con una decisione capace di segnare in modo irreversibile la fine del suo mandato. È da questo interrogativo intimo e politico che prende le mosse La Grazia, il nuovo film di Paolo Sorrentino.

Con quest’opera il regista napoletano torna per l’undicesima volta sul grande schermo, a pochi mesi da Parthenope, accolto in maniera controversa per quella sua estetica debordante e quell’universo onirico che non tutti avevano saputo – o voluto – abbracciare. Presentato in concorso all’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e distribuito nelle sale italiane dal 15 gennaio, La Grazia segna invece un ritorno alle radici più riconoscibili del cinema sorrentiniano: i dialoghi, il peso delle parole, l’indagine sull’animo umano.
Per la prima volta Sorrentino mette al centro del suo racconto la figura del Presidente della Repubblica, ruolo finora inesplorato nella sua filmografia, pure ricca di papi, cardinali e capi di governo. Mariano De Santis – interpretato da un misuratissimo Toni Servillo – è un uomo avvolto dall’eleganza irreprensibile del completo presidenziale, quasi una seconda pelle, ma prigioniero della stessa carica che incarna. Dietro l’apparente solidità istituzionale si nasconde infatti una fragilità profonda: un’esistenza attraversata dal dubbio, mai veramente risolta.

Il tormento di De Santis si articola su più piani. C’è quello giuridico e morale, legato alla richiesta di firmare una legge sull’eutanasia e a due domande di grazia particolarmente delicate. C’è quello personale, che lo ancora al ricordo della sua tanto amata Aurora, un amore passionale macchiato da una ferita mai del tutto ricucita: il tradimento consumato quarant’anni prima. E c’è, infine, il dubbio politico e paterno, che lo assale nel pieno del semestre bianco, mentre intorno a lui già si trama per la sua successione: quale eredità lascerà non solo al Paese, ma soprattutto a sua figlia?
È a questo punto che l’interrogativo si solleva, assume una dimensione quasi metafisica, sospesa tra spiritualità e nichilismo. La frase che attraversa il film – “La Grazia è la bellezza del dubbio” – diventa così la chiave di lettura di un percorso interiore più che di un semplice dramma politico.
Come spesso accade nel cinema di Sorrentino, anche qui le architetture del potere fanno da sfondo a un piccolo teatro umano popolato di figure eccentriche e mai davvero secondarie che fungono da maschere da decifrare, attraverso le quali si riflette e si amplifica la complessità interiore del protagonista. Tra queste spicca Cocco Valori, interpretata da Milvia Marigliano: amica di vecchia data del Presidente, donna schietta e irriverente, capace con il suo franc parler di incrinare la solennità del Quirinale. È lei, con la sua presenza dissonante, a restituire un inatteso respiro di leggerezza a un uomo che, a sua insaputa, tutti chiamano “Cemento Armato”.
La saggezza prudente di De Santis, politico d’altri tempi, moderato e cattolico, amico del Papa, sembra inizialmente condurlo verso l’immobilità: nessuna firma sulla legge per il fine vita, nessuna assunzione di responsabilità sulle grazie. Eppure qualcosa lentamente si muove. Una colonna sonora sorprendentemente contemporanea, l’interesse per la tecnologia, e soprattutto l’amore profondo per i figli lasciano intuire che il Presidente non vuole ridursi a custode silenzioso del passato. Alla fine, quegli stessi atti che parevano impossibili si trasformano in un gesto coraggioso, in un segno di fiducia rivolto alle generazioni future.
In un momento storico segnato dal dibattito sul “premierato” in Italia e dalle discussioni in corso al Senato francese su cure palliative e diritto all’aiuto a morire, Sorrentino realizza un film sorprendentemente attuale. La Grazia non è solo il ritratto di un Presidente alle prese con scelte difficili, ma soprattutto la storia di un uomo che prova a restare umano dentro l’istituzione.
Remy Desforges
Date de sortie salles : 28 janvier 2026
La Grazia
Un film de : Paolo SORRENTINO
Avec : Toni SERVILLO, Anna FERZETTI, Orlando CINQUE, Massimo VENTURIELLO, Milvia MARIGLIANO, Giuseppe GAIANI, Roberto ZIBETTI, Vasco MIRANDOLA, Linda MESSERKLINGER, Rufin DOH ZEYENOUIN
Nationalité(s) : Italie
Durée : 132 minutes
Synopsis : Mariano De Santis, Président de la République italienne, est un homme marqué par le deuil de sa femme et la solitude du pouvoir. Alors que son mandat touche à sa fin, il doit faire face à des décisions cruciales qui l’obligent à affronter ses propres dilemmes moraux : deux grâces présidentielles et un projet de loi hautement controversé. Aucune référence à des présidents existants, il est le fruit de l’imagination de l’auteur.





































