Forum di Altritaliani sulla lingua italiana

Questo forum è a disposizione di tutti gli amanti della lingua italiana e di coloro che vogliono intervenire sui temi relativi a questa nostra bella lingua. Ci rivolgiamo, ma non esclusivamente, ai tanti insegnanti che nel mondo fanno conoscere l’italiano. Tutti troveranno uno strumento e uno spazio per scambiarsi idee, esperienze e finanche materiali didattici ed informazioni.

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298 Commentaires

  1. L’italiano come necessità : gli alunni stranieri nella scuola italiana, di Giovanni Solinas per Altritaliani (12 gennaio 2010)
    Cosa significa insegnare l’italiano agli alunni stranieri presenti nella scuola italiana? Cosa significa farlo in tempi in cui l’Italia è divenuta ormai meta di immigrazione, e quello dei flussi migratori può essere considerato il fenomeno sociale più rilevante degli ultimi decenni per il nostro paese?

    Una premessa: in italiano, quando si fa un mestiere difficile, che prevede il confronto diretto e quotidiano con questioni sociali complesse, o magari brucianti, si usa l’espressione figurata « essere al fronte ». « Sono al fronte », cioè metto direttamente le mani nella cosa; lo faccio io, senza mediazioni fra me e il suo corpo scottante. A dire la verità ho sempre nutrito un certo sospetto verso questa espressione……………….

    LEGGI TUTTO L’ARTICOLO DI GIOVANNI SOLINAS CLICCANDO SUL LINK.

  2. Forum sulla lingua italiana. Bella e scialla: ecco come parla la « generazione 20 parole », di Alessio Balbi
    La Repubblica.it (12 gennaio 2010)

    Secondo una ricerca inglese che analizza il linguaggio dei ragazzi sul web i termini utilizzati dai coetanei su internet o cellulare sono appena 800

    Bella e scialla: ecco come parla la « generazione 20 parole »di ALESSIO BALBI

    ……………..
    Applicando gli stessi criteri alle comunicazioni elettroniche tra ragazzi italiani emergerebbero verosimilmente gli ormai proverbiali « xke » al posto di « perché », « tvb » per « ti voglio bene » o « cmq » invece di « comunque ». Ma anche nuove forme di saluto, come « bella », rivisitazione del vecchio « ciao ». O slittamenti del significato, come nel caso di « pisciare », ormai usato come sinonimo di « lasciare », « abbandonare ». Oppure « accollarsi », sostituto di « mettersi in mezzo », « dare fastidio ». Termini che spesso nascono per esigenze di spazio, per rispettare gli angusti limiti degli sms o dei cinguettii su Twitter. E che altre volte vengono scelti per marcare una distanza da chi guarda da fuori ed è abituato ad esprimersi in un altro modo………….

    PER LEGGERE L’ARTICOLO di Alessio Balbi, VAI AL SITO DI REPUBBLICA. BASTA UN CLIC :

  3. CHE LINGUA CHE FA? I PROBLEMI DELLA LINGUA ITALIANA
    Intervista alla Dott.ssa Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca pubblicata sul portale Agoravox Italia, il 15 dicembre 2009

    L’Accademia della Crusca rappresenta sicuramente la più prestigiosa istituzione linguistica italiana. Raccoglie studiosi ed esperti di linguistica e filologia italiana e, fra quelle esistenti, è la più antica accademia italiana.
    Siamo riusciti ad intervistare il presidente. Anzi la presidente. La dottoressa Nicoletta Maraschio, prima donna a ricoprire tale carica, dal 1582.

    Dottoressa Maraschio, ci descrive in poche parole come nasce e di cosa si occupa l’Accademia della Crusca?

    L’Accademia della Crusca nasce nel 1582-83 con l’obiettivo chiaro e definito di occuparsi dei testi e della filologia della lingua italiana. Intorno agli anni novanta del ‘500, si orienta verso un vocabolario che uscirà nel 1612, cui faranno seguito quattro edizioni, diventando un testo fondamentale per chiunque volesse scrivere in italiano. Un vocabolario imitato dai grandi vocabolari europei che ha contribuito a diffondere la consapevolezza che proprio in un vocabolario si poteva concentrare e dare espressione all’identità linguistica e nazionale di un popolo. Il vocabolario è stato appena ripubblicato in anastatica con un volume di accompagnamento e un dvd.

    Qual è il rapporto tra “lingua ufficiale” e dialetti?

    Al di sotto dell’italiano come lingua testo hanno svolto un ruolo importante i dialetti, una vera e propria ricchezza della nostra storia linguistica. Dal punto di vista dell’uso, ad esempio in famiglia o nei luoghi di lavoro, i dati Istat registrano un uso calante del dialetto anche se la percentuale degli utilizzatori è molto alta, oltre il 30%, con picchi molto elevati in in alcune ragioni come Sicilia, Veneto e Campania. Ma anche i dialetti, come la lingua, hanno subito una trasformazione: sono meno utilizzati dalle nuove generazioni, che li conoscono meno, e si sono italianizzati, cioè hanno subito l’influenza dell’italiano, per cui molte parole non sono quelle originali ma sostituite da vocaboli prettamente italiani.
    Il dialetto viene recuperato in ambito letterario – si veda l’esempio di Camilleri o la poesia dialettale – e recuperato dai giovani (internet, blog) con una funzione non solo comunicativa ma espressiva. Si usa per scherzare, per giocare, per esprimere sentimenti che con la lingua ufficiale potrebbero apparire banali.

    C’è un decadimento o un impoverimento della lingua, soprattutto di quella parlata?

    Per rispondere dobbiamo anzitutto considerare la lingua in maniera astratta. L’italiano, dal punto di vista delle sue potenzialità, resta una lingua complessa e ricca, con un vocabolario particolarmente ampio. E questo deriva dalla sua storia, perché l’italiano nasce come lingua letteraria, come lingua scritta, particolarmente elegante e ricca di varianti.
    Questo dal punto di vista astratto. Poi, però, bisogna guardare agli usi della lingua, c’è il lato della concretezza degli usi, direttamente influenzati dalle situazioni comunicative in cui la lingua è utilizzata. Anche qui è necessario distinguere tra diverse persone perché la formazione linguistica delle stesse è molto carente. E questo è da imputare principalmente alla scuola perché di fatto è lì che si registra una scarsa attenzione alle diverse potenzialità della lingua, e quindi a un addestramento ai diversi usi: gli stessi insegnanti non hanno una formazione propriamente linguistica e di tutto quello che sarebbe necessario per usare bene una lingua. C’è alla base una carenza di formazione degli insegnati e carenze della scuola per quanto riguarda la formazione linguistica, ignorando il potere e la centralità della lingua.

    Cosa pensa dell’analfabetismo di ritorno e del fatto che una percentuale importante della popolazione italiana dispone di una competenza molto bassa della lingua nazionale?

    Questo problema è strettamente connesso alle nuove forme di comunicazione (email, skype sms), dove non importa utilizzare tutte le potenzialità della lingua ma è fondamentale ottenere certi risultati e quindi che la lingua venga utilizzata in maniera efficace…………

    PER LEGGERE TUTTA QUESTA INTERESSANTE INTERVISTA, CLICCA SUL LINK SOTTO

    http://www.agoravox.it/attualita/cultura/article/che-lingua-fa-i-problemi-della-11427

  4. Il linguaggio giovanile, di Luisa Tramontana
    Cari amici, si arricchiesce di un nuovo, importante ed utile intervento il nostro forum sulla lingua italiana.

    Interviene la Prof. Luisa Tramontana dell’Università per Stranieri di Perugia, che peraltro è una esperta dei linguaggi giovanili. Proprio del linguaggio giovanile ci parla prendendo spunto da un brano letterari dello scrittore Stefano Benni.

    Con l’occasione vi invitiamo a partecipare al nostro forum sulla lingua, intervenite! Raccontateci le vostre esperienze nello studio o nell’insegnamento della lingua italiana. Inviateci idee, proposte, suggerimenti, opinioni.
    Grazie
    Nicola Guarino
    per Altritaliani.net

    Aspettiamo le vostre reazioni !
    Per leggere l’articolo della Prof. Luisa Tramontana :

    http://www.altritaliani.net/spip.php?article281

  5. L’emotività del verbo, di Natale Fioretto, docente di linguistica italiana dell’Università per Stranieri di Perugia.

    Quando seguiamo un pensiero e cerchiamo di tradurlo in un messaggio ordinato e coerente, non sempre siamo attenti alle immense possibilità plastiche che ci offre la lingua come sistema di corrispondenze e opposizioni. Volendo sorvolare, intenzionalmente, sulla ricchezza di un lessico attento, vorrei soffermarmi sulla, definiamola così, emotività dei verbi. Il verbo, oltre ad assolvere il compito di conferire dinamicità all’enunciato, in italiano si fa carico di marche di significato estremamente importanti.

    Talvolta ce ne accorgiamo, se lasciamo risuonare qualche frase letta o detta. Un passato remoto, tanto per fare un esempio, etichettato come tempo della lontananza, non viene considerato come aspetto della partecipazione. Dai tempi della scuola siamo stati abituati a identificare modi e tempi verbali, senza prenderne in considerazione l’aspettualità. Siamo, per così dire, attenti al tempo in cui l’azione descritta dal verbo accade, alla sua eventualità, alla realtà che esprime, ma non a quanto di noi trasmettiamo. L’aspetto, detto in modo molto semplice, è l’atteggiamento con cui il parlante compie linguisticamente un’azione. Ora, nella frase

    Un mese fa incontrai Maria

    si mette in rilievo che l’azione è “remota” cioè che non ha relazioni evidenti con il momento presente, ma non dobbiamo dimenticare che il parlante scegliendo il passato remoto mette in evidenza che egli sente distante l’azione. Sarebbe come dire:

    Maria è talmente antipatica che non mi va ricordare un incontro sgradevole.

    Il locutore, dunque, si pone in una prospettiva che non è più solo temporale.

    Un altro esempio, volutamente estremo, può servire per mettere in evidenza l’atteggiamento del parlante. Se io dovessi mostrare a dei miei ospiti la biblioteca di casa mia – tale biblioteca esiste, ma non ha nulla a che vedere con l’ordine e l’organizzazione di una vera biblioteca – potrei dire:

    Questa sarebbe la mia biblioteca.

    Perché il modo condizionale? Alle tante sfumature modali – la virtualità, la probabilità, il dubbio soprattutto con i verbi volere, dovere, potere, il desiderio –, potremmo aggiungere un valore aspettuale molto intenso. Nel presentare la mia biblioteca, mi dispongo mentalmente in una posizione di subalternità nei confronti degli ospiti che vengono lasciati liberi di decidere sulla bontà o meno della mia biblioteca, dal momento che intenzionalmente, l’ego comunicante si ritrae per lasciare spazio all’interlocutore. Ecco perché, generalmente, il condizionale viene sentito gentile: il soggetto si ritrae dando maggiore peso alla volontà dell’altro.

    Un vero esercizio di umiltà!

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