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Un lettore ‘super forte’ per amico. Natale 2017.

martedì 5 dicembre 2017 di Carla Cristofoli

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La scrivania di Roberto Concu

Roberto Concu ha 52 anni, lavora nel mondo di Internet da quasi venti anni ormai, si definisce un project manager tecnico. Come tutti i bravi cristiani che si guadagnino la vita onestamente, lavora le sue brave otto ore al giorno, eppure, nonostante il suo lavoro non sia molto letterario e lo impegni buona parte della giornata, il nostro tecnico legge una media di 130 libri all’anno. Avete capito bene: 130 ! Mi sono fatta un rapido calcolo : 130 diviso 12 mesi uguale più di 10 libri al mese, che vuol dire più di 2 libri alla settimana. Questo significa doversi organizzare ogni piccolo spazio di tempo, rispondendo evidentemente ad un bisogno impellente, che gli permette di andare a scovare tutti gli angoli liberi della sua giornata.

Dove trovi il tempo di leggere cosi tanto?

Roberto: Leggo senza pormi il problema del tempo. Leggo soprattutto la sera e la notte. La mattina prima di andare a lavoro mentre bevo il té della colazione, ma se sono da solo. Leggo velocemente: nel tempo ho messo a punto una tecnica visuale che mi permette di farlo. Ultimamente, per esigenze personali, leggo più libri contemporaneamente. In genere, la mattina mi piace leggere qualche poesia per ispirare la giornata. La sera leggo saggi e narrativa. In fondo, la poesia è sempre il mio primo amore.

I lettori come Roberto sono definiti ’lettori forti’, capaci di leggere, appunto, due e più libri alla settimana. E a dirlo così sembrerebbe quasi una malattia, una sorta di bulimia, per cui l’individuo affetto da tale sindrome si legge tutto quello che gli passa davanti senza far attenzione a quello che butta dentro. Non è cosi, non lo è per Roberto, che su tale definizione ironizza, ma non troppo.

R. : Per lettore forte intendo qualcuno... capace di sollevare una pila di almeno 50 libri su una mano e 50 sull’altra, e così camminare in equilibrio su un filo teso tra nord e sud o tra est e ovest.

Non scherzo! Infatti, la quantità c’entra ma non tanto in termini di numero di testi. Leggere è parte della ricerca del proprio equilibrio nel mondo, e in questo senso ogni libro ha un peso qualitativo specifico, unico. Infatti le mie letture sono cambiate nel tempo, leggo i libri più affini al mio stato d’animo del momento, certi libri mi piace condividerli leggendoli a voce alta a altri, e viceversa trovo molto bello che altri li leggano per me.
Soprattutto essere un lettore forte per me è creare una connessione di senso tra i vari libri che leggo, come nodi di una stessa rete semantica che permettono di aprire la visione tanto verso il passato quanto verso il futuro pur con lo sguardo nel presente.

Per fare un esempio, un’amica mi prestò un libro di David I. Yalom, Le lacime di Nietzsche. Lo leggemmo insieme alla mia compagna la sera prima di addormentarci. Impiegammo qualche mese a concluderlo ma fu una vera sorpresa tanto che comprammo altri libri di Yalom. Tra questi uno su tutti: Il problema Spinoza.
Allora stavo leggendo il libro di Ahvraham Burg Sconfiggere Hitler, la cui tematica s’intrecciò con quella de Il problema Spinoza, segnando una continuità anche storica. Dopo lessi Un’eredità di avorio e ambra di Edmund De Wall, in cui ritornano personaggi e vicende dei precedenti due testi.

Leggere dunque non è una questione di tempo, è una ricerca, un percorso interiore, che varia nel tempo e si declina ai bisogni che nel tempo possono variare.

R. : Nella mia libreria convivono felicemente Derek Raimond e Italo Calvino, Kawabata e Edward Bunker, Chaim Potok e D. F. Wallace.
Il gusto della lettura si evolve come tutti i gusti. Oggi leggo pochissimi cc.dd. noir, superati dall’orrendo quotidiano, mentre aumenta il numero dei saggi su argomenti specifici come la Shoah o la pervasività tecnologica. Piuttosto trovo difficile leggere narratori italiani conteporanei.
Invece la poesia rimane la lettura fedele. Sempre, comunque e ovunque.

La lettura è un percorso fatto di momenti di solitudine e di condivisioni di letture, fatto di luoghi: librerie, biblioteche, gli scaffali nelle case degli amici, gli amici stessi.

R. : Compro i libri sia online che in libreria. Alcuni, i più datati, li cerco in biblioteca. Leggere libri è sempre un percorso inedito, che da’ sempre nuovi spunti. Ad esempio, grazie alla lettura di La bellezza che resta di F. Coscia ho scoperto una scrittrice italiana che non avevo mai letto: Lalla Romano. Così sono andato in biblioteca a cercare i suoi libri.

Presto volentieri i miei libri a persone di cui mi fido! Ho una collega e amica con la quale ci scambiamo libri. Ora lei mi ha prestato due romanzi di Magda Szabo, io le ho prestato Kent Haruf. Ogni volta che posso condividere con lei un libro sono felice perché so che l’apprezzerà in ogni caso.

L’amore per la lettura nasce da lontano, da bambino, perché è da bambini che si impara a leggere, nasce nel ricordo vagamente sfocato di un giorno alle scuole elementari e gli occhi verdi, quelli sí, ancora nitidi, di una bella compagna di banco.

R. : Il ricordo più nitido di lettore risale alla 4a elementare. In un fine settimana lessi Africa velata, un saggio romanzato che ora si trova solo online. Trascorsi il sabato e la domenica totalmente immerso in un altro mondo, ma non fu solo per vincere la gara indetta dalla maestra, e far colpo sulla mia compagna di banco dagli occhi verdi di cui ero innamorato. Evidentemente c’era già un’affinità naturale con la scrittura come forma di rappresentazione del mondo. Ma ciò che già mi affascinava era il mistero.
In fondo, sin da allora per me non c’era differenza tra immergersi nella lettura e, dopo la scuola, entrare in una chiesa vuota, sedermi all’ultimo banco e contemplare il silenzio. Questo per dire che la passione dev’esserci ma da sola non è sufficiente neanche per leggere.

Immergersi nella lettura come entrare in un nuovo misterioso mondo che parla e si narra nel silenzio. Quasi una forma mistica di interpretazione o rappresentazione di noi stessi e di ció che ci circonda. Una meditazione, direi, attività che Roberto pratica da molti anni e a sentirlo parlar di lettura mi domando se tra questa e la meditazione non ci sia, in fondo, una qualche connessione.

R. : Più che tra lettura e meditazione direi che esiste un rapporto tra la Parola e il silenzio. Bobin scrive che leggere è purificarsi, e si legge non per sapere, per conoscere, per accumulare e acquisire. Bensì per perdersi, per liberarsi. Da cosa? Dalla stupidità generale, dall’obbligo di parlare sempre, di rispondere alle continue sollecitazioni esterne, dalle musichette idiote dei cellulari, dal rumore che soffoca il silenzio interiore. Quella dimensione originaria a cui la lettura ci riporta. Per questo la lettura non è mai un atto individuale.
Se la meditazione è una via per ritornare alla natura originaria dell’essere allora anche la lettura può esserlo. In questo senso la lettura ha una dimensione ontologica e non è un atto puramente passivo.
Anzi, leggere è anche riscrivere il testo. È tra-durlo nel senso etimologico del termine. E soprattutto la lettura è la radice della scrittura.

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Calvino diceva nel suo ’Se una notte d’inverno un viaggiatore’: “Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce. Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla.”

E tu? La posizione giusta l’hai trovata? Qual è?

R. : Impossibile trovarla! Però preferisco leggere a casa. La posizione preferita è seduto alla scrivania circondato dai libri.

Ti piace regalare libri? Cosa regaleresti questo Natale?

R. : Mi piace regalare libri. A volte come provocazione alla lettura. Se mi chiedi quali libri di autori italiani regalerei quest’annno ti risponderei:

Su tutti La bellezza che resta’ di Fabrizo Coscia. ed. Melville, 2017. Un genere letterario nuovo: un viaggio immersivo che spazia tra musica, letteratura, pittura, filosofia e autobiografia in cui l’autore s’interroga su alcuni capolavori dell’arte e su "La bellezza che resta" dopo la morte dell’autore. Preziosa miniera di indicazioni letterarie e musicali

Per le informazioni sul testo di Fabrizio Coscia vi rinviamo alla recensione di Roberto Concu qui su Altritaliani.

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Poichè in Italia ci sono alcuni autori underground poco conosciuti, ma interessanti sopratutto per le tematiche di cui parlano regalerei:

’Vicolo dell’acciaio’ di Cosimo Argentina , Ed. Fandango, il primo romanzo in assoluto che parla delle morti causate dall’inquinamento dell’ILVA a Taranto.

Sinossi:
Nel condominio di Via Calabria 75 pullulano le vite di molte famiglie. Quasi tutti vivono lì perché si è a due passi dall’Ilva, il più grande impianto siderurgico d’Europa. Il quartiere è popolato da personaggi straordinari e pittoreschi e tra questi ne svetta uno in particolare: il Generale. Uomo del nord, ma costretto a emigrare al contrario per lavorare con l’acciaio. Ha le dita che sanno di fiamme e gli occhi sempre rossi, un uomo da siderurgico in tutt’e per tutto. È un uomo fermo e autorevole, tiene il polso dentro la fabbrica, sa quando è il momento di fare sciopero e quando no, ma è anche il padre di Mino, un giovane studente che sogna di diventare avvocato e che ha una storia d’amore con la prorompente e ruspante Isa. E numerosi altri personaggi che compongono un caleidoscopio di vite vere, che sembrano opporsi con ingenua e sincera vitalità al loro destino segnato.

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’Nella casa di vetro’ di Giuseppe Munforte, ed. Gaffi. Una favola metropolitana, in cui un uomo, marito e padre, trova nell’amore il modo di preservare la famiglia contro il frastuono del mondo esterno.

Sinossi:
Cos’è una famiglia felice? Ecco la domanda impellente che Munforte ci pone con questo romanzo. Davide, voce narrante del libro, padre di Andreas e marito di Elena (con la quale cresce anche una figlia concepita con un altro uomo, Sara), osserva la vita dei suoi cari con discrezione. Vede Sara che si sistema gli occhiali mentre impara a leggere una nuova parola, e poi Elena che trattiene il dolore – ma per cosa? La casa nella quale condividono il quotidiano sembra protetta da una bolla di vetro mentre appena fuori dalla finestra, sulla tangenziale milanese, le macchine sfrecciano in un frastuono. Quella bolla è la voce stessa del narratore a crearla, quasi volesse posare sulla casa un’aura che la difenda dagli urti col mondo. ’Nella casa di vetro’ è una favola metropolitana, o una preghiera, quella di un padre, e di un marito, che cerca di conservare ogni attimo d’amore, di non dissipare il tempo condiviso, perché sa che questo è il solo modo per riconsegnarli all’eternità. che abbiamo costruito, le persone che abbiamo amato, continuerà.

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’La famiglia che perse tempo’ di Maurizio Salabelle , Ed. Quodlibet. Salabelle è uno scrittore italiano splendido che solo ora viene riscoperto.

Sinossi:
Maurizio Salabelle è uno straordinario scrittore italiano che somiglia incredibilmente ai disegni di Jacovitti; non ci sono i salami per terra, ma ci sono gli aggettivi, usati come fossero avanzi di cucina che danno la stessa puzza al paesaggio. La storia si snoda in mezzo a una famiglia compressa in una cucina che sa di fritto e minestra, in una comicità continua e leggera spalmata su tutto. Un modo di narrare unico e ben riconoscibile, assolutamente defilato dalle convenzionali scritture d’oggi. Questo è il primo romanzo che Salabelle ha scritto, alla fine degli anni Ottanta, fino ad oggi rimasto inedito, forse il più caratteristico della sua fantasia. Storia di una famiglia bislacca (è dir poco) dove gli orologi vanno per conto loro, creando fasi di tempo posticcio, ritagli di tempo, periodi bianchi ecc. Difficile riassumere un libro così fantasioso, pur se scritto in modo limpido, scintillante e impercettibilmente comico.

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Per la poesia regalerei:

’La bambina pugile’ di Chandra Livia Candiani , ed. Einaudi. Una raccolta che riprende il tema del rapporto tra poesia e meditazione visto che l’autrice è una monaca buddhista theravada.

Sinossi:
Le poesie di Chandra Livia Candiani si rivolgono spesso a un tu variabile, che si riferisce a persone presenti o assenti, prossime o lontane o ancora: comunità in potenziale ascolto, entità non individuabili, la morte, parti dell’io poetante («Io ti converto in fame | mio silenzio»). Ma questo tu assomiglia molto a un noi creaturale che accomuna dèi, uomini e cose in una sorta di fratellanza universale. Chi parla è una voce sapiente ma non saccente, un soffio leggero con la forza di un vento impetuoso: il risultato di una efficacissima miscela di linguaggio quotidiano e metafore evocative, colloquialità e schemi anaforici sacrali. Le tre sezioni della raccolta sono come abbracciate fra loro, con poesie che sembrano uscire da una sezione per abitarne un’altra: un segno nel libro che ben rappresenta quel rapporto fra distinzione e unità che la poetessa indica anche fuori dal libro.

Intervista curata da Carla Cristofoli.

Roberto Concu

Poeta, qualche volta narratore, lettore forte, fa parte del direttivo del Circolo dei lettori e Presidio del libro “Equilibri”.
Nella sua libreria Hugo, Kawabata, Calvino, Grossmann, Roth, Everett convivono armoniosamente con Izzo, Derek Raimond, E. Bunker, Ed McBain. Ma è la poesia a farla da padrona.
Scrittore, ha pubblicato due raccolte di poesia: ’Esercizi di salvezza’ per Il Maestrale e ’Tutto ciò che so’ per Terra d’Ulivi. Tra i suoi lavori il romanzo ’Verità per verità’, Edizioni Il Maestrale.


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