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Sortie dans les salles françaises le 13 décembre

In Francia: L’intrusa, ritratto realista sui "muri" che crea la mafia.

domenica 3 dicembre 2017 di Fabrizio Botta

Dopo i film di violenza che hanno spettacolarizzato la Camorra, ecco che esce nelle sale francesi L’Intrusa, un triste ritratto delle vittime più innocenti di questa mafia: i bambini.

In un centro ricreativo della periferia di Napoli, una donna del Nord, Giovanna (Raffaella Giordano), cerca di sottrarre alla criminalità i bambini del quartiere. Lì si va a rifugiare Maria (Valentina Vannino), la moglie di un camorrista appena arrestato. Ha due figlie, sfrattata, aveva bisogno di aiuto, ha chiesto asilo.

Ma il suo carattere scontroso e il suo indegno passato sono tatuati sulla sua vita. Come una bestia feroce e ferita, si rinchiude con le figlie in questa casa-mondo per ricrearsi un nido di tranquillità. Ma purtroppo il suo legame con un camorrista e il suo carattere sono troppo per le altre mamme che decidono di non inviare più i loro figli al centro.

La donna del Nord è combattuta tra la legge di quelle madri, che non vogliono avere nulla a che fare con la criminalità, e la legge morale, di cosa è giusto e cosa non lo è. Se si tende una mano a questi bambini per tenerli nella legalità, la si deve dare anche a chi ha sbagliato per riportarlo in questo mondo.

Una storia asciutta, che descrive il muro virtuale che divide coloro che si credono nel giusto e coloro che purtroppo, per scelta o per sfortuna, si trovano nell’illegalità. L’assenza di colonna sonora rafforza questa freddezza che invade lo spettatore durante la scena del temporale. Il regista esplora un tipo di cinema al confine tra fiction e documentario, con attori di strada che danno credibilità alla lotta della società civile.

I volontari del centro esprimono la lotta silenziosa della società civile onesta che con zelo e amore cerca di cambiare questo mondo circondato di criminalità. Il centro ricreativo è un’isola felice nella quale si ricrea un mondo che altrove sarebbe semplicemente normalità, ma che non puo’ esserlo a Napoli. La tenacia dei volontari riflette la tenacia di tutti quelli che nel mondo fanno un piccolo gesto per renderlo migliore.

Leonardo di Costanza fotografa la violenza psicologica che pesa sui figli di vittime e colpevoli, mostrandoci una forza distruttiva al pari delle aggressioni fisiche. Una violenza che alimenta diffidenza, che frena ogni sogno utopico di rinascita, di serenità e di speranza. I lunghi silenzi e le pause del film raccontano un mondo di diffidenza, che la potenza degli occhi e degli sguardi ingigantiscono. Attraverso il movimento e l’espressione corporale, il regista ci permette di sentire il malessere che si cicatrizza negli occhi dei più piccoli, attori – spettatori di una tragedia nella quale non vorrebbero esserci.

Credo di condividere appieno la frase con la quale Valerio Caprara (’Il Mattino’, 28 settembre 2017) conclude la sua recensione del film « Non stiamo gridando al capolavoro, ovviamente, ma di film come questo (...) ha bisogno l’idea di un cinema civile non ancorato ai vecchi dogmi della denuncia stentorea e dell’ideologismo a prescindere”.

Fabrizio Botta

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Synopsis: Banlieue de Naples. Giovanna dirige bénévolement un centre d’accueil pour enfants dans un quartier populaire, véritable rempart contre la mainmise de la mafia. Un jour, la jeune Maria, épouse d’un criminel de la Camorra en fuite, vient s’installer avec ses deux enfants dans un baraquement du centre avec l’accord de Giovanna. L’hospitalité qui lui est accordée met la communauté en émoi. Au pied du mur, Giovanna va devoir faire un choix qui pourrait remettre en cause le sens même de son travail.


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