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Teatro antico di Siracusa

A Siracusa, Le Rane di Aristofane e una spiegazione magistrale di Luciano Canfora.

lunedì 10 luglio 2017 di Gaetanina Sicari Ruffo

Già il luogo di per sé è favoloso, l’Orecchio di Dionisio di Siracusa. Se poi s’aggiunge anche una parola illuminata su una Commedia antica, quella del filologo Prof. Luciano Canfora, si rinnova la magia dello spettacolo classico.

E’ successo l’altro ieri di fronte ad un pubblico entusiasta e selezionato nel contesto dell’INDA (Istituto Nazionale Dramma antico), di cui è Direttore artistico Roberto Andò.

Lo spettacolo delle Rane al Teatro greco è invece diretto da Giorgio Barberio Corsetti. I due attori che vi recitano, Ficarra e Picone, sono stati costretti ad interrompere lo spettacolo per il boom degli spettatori, circa tremila. Allora, su invito della Fondazione INDA, il prof. Canfora ha approfondito il tema, dialogando con il regista, gli attori e la traduttrice Olimpia Imperio sulla tragedia attica. E’ stato naturalmente un successo.

Com’è noto, la commedia Le Rane è apparsa la prima volta sulla scena ad Atene 2 423 anni fa, alle Lenee, risultando vincitrice. Ora viene recitata nel 53° ciclo di Rappresentazioni classiche, dal 29 giugno all’8 luglio 2017.

E’ una commedia non facile ed il fatto che si svolge nel regno degli Inferi davanti a Dioniso, accompagnato dal suo servo Xantia, di fronte ai cittadini defunti che non fanno che parlare della polis in crisi, la rende ancora più complessa. Le Rane è il nome del coro della palude infernale.

Dioniso intende riportare in vita un tragico estinto, ma incontra Eschilo che litiga furiosamente con Euripide per stabilire chi dei due è il più grande. Dioniso, a prescindere dalle sue personali preferenze, vuole scegliere come criterio selettivo la giustizia ed il bene dei cittadini, perciò fa portare una bilancia ed invita i due tragici a recitare alcuni loro brani. Viene prescelto Eschilo che accetta di tornare tra i vivi, lasciando Sofocle in trono alla destra di Plutone a patto che non lo ceda mai ad Euripide, morto nel 400, un anno prima delle Rane.

La scena di Massimo Troncaretti è efficace con i costumi di Francesco Esposito e le musiche di SeiOttavi. Ma altrettanto efficaci sono state le parole del Prof. Canfora che ci ha tenuto a puntualizzare l’importanza ed il ruolo politico svolto dalla commedia antica. Questa non era solo lo spazio delle risate e del divertimento, ma sviluppava una trama di idee tra i cittadini, rappresentando spesso l’opposizione in funzione antidemocratica. Il profondo significato delle Rane è: meglio riportare in vita i morti, unico modo per ridare ad Atene lo splendore del passato. La speranza comune è che nessuno sia privato dei diritti civili, anche se la città è caduta nelle mani di persone poco affidabili.

E’ una lezione di critica letteraria teatrale sulla supremazia di Eschilo, ma pure un discorso di consapevolezza sulla temibile forza del potere e sul valore dell’onestà e della correttezza in politica, valido per tutti i tempi.

Gaetanina Sicari Ruffo

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