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Sbarchi di migranti. L’Italia eroica e l’Europa non pervenuta.

giovedì 6 luglio 2017 di Nicola Guarino

E’ la drammaticità dei numeri a dare il senso di cosa sta accadendo nel Mediterraneo e di cosa rischia l’Europa e il suo processo di unificazione.

Dall’inizio dell’anno ad oggi la Spagna ha avuto poco meno di 6.000 migranti accolti, la Grecia 9.000 e l’Italia 85.000. Gli accordi in sede di Commissione europea prevedevano che 40.000 migranti fossero ricollocati nei 27 paesi dell’Unione. Di questi ne sono stati ricollocati, ad oggi, meno di 7.000. La Francia ha “sistemato” nel suo territorio 157 persone e ne doveva ospitare 7.000. E’ evidente che i conti non tornano e siamo solo all’inizio dell’estate, belle giornate ed il mare è una tavola blu. Nell’ultima settimana in Italia sono arrivati, trasportati da navi battenti 25 bandiere diverse, 25.000 migranti.

Innanzi ad una situazione cosi pericolosamente sbilanciata, il presidente Mattarella, un convinto cattolico che si è sempre battuto per l’accoglienza, ha dovuto riconoscere che la situazione è insostenibile. Il governo, sotto la pressione anche di un preoccupatissimo ministro degli Interni, Minniti, ha, per la prima volta, annunciato che l’Italia chiuderà l’ingresso dei porti a tutte le navi straniere o anche comunitarie, ma non italiane che trasportano migranti.

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Jean-Claude Juncker

Ma perché ne arrivano tanti in Italia? La risposta va cercata nel confuso quadro geopolitico attuale. Innanzi alla Spagna c’è il Marocco, che ha concluso con il governo spagnolo di Aznar, un accordo che impedisce a gran parte dei migranti di riversarsi nella penisola iberica. Il Marocco è uno dei paesi più stabili dell’area come del resto l’Algeria che fa da filtro, anche per motivi storici, a favore della Francia, impedendo partenze verso il paese di Macron. E’ ormai chiusa la rotta verso la Grecia, visto l’accordo tedesco/turco che blocca i flussi orientali nella terra di Erdogan.

Davanti a Lampedusa e in generale alle coste italiane, c’è la destabilizzata Libia, con la quale, in mancanza di referenti attendibili, non è possibile fare analoghi accordi. Da li provengono, dopo un viaggio spaventoso, il 97% dei fuggitivi dell’Africa e dell’Oriente.
Va ricordato che è tecnicamente impossibile ignorare le continue partenze dalle coste libiche. Il non soccorrere natanti in difficoltà o uomini a mare costituisce, per qualsiasi imbarcazione, una violazione del diritto di navigazione ed un reato penale gravissimo oltre che una discutibile scelta sul piano etico o morale.

E’ ovvio che l’Italia non puo’ fare di più e francamente dietro l’affermazione di eroismo assegnataci dal presidente della Commissione europea Juncker, c’è tutta l’impotenza ed ipocrisia di una Europa che non riesce ad avere il coraggio di fare scelte difficili ma necessarie e come vedremo forse finanche utili.
Non si puo’ parlare di emergenza umanitaria. Il fenomeno migratorio è uno dei più evidenti segnali delle contraddizioni di questa epoca della globalizzazione. Un’epoca che a partire dalla fine degli equilibri mondiali novecenteschi, ha evidenziato nuovi equilibri e squilibri economici. Con paesi emergenti ed altri che sono finiti schiacciati da nuove forme di neocolonialismo, con nuovi soggetti egemoni ed intere popolazioni avvinte dall’insorgere di nuove forme di povertà, il tutto in un contesto estremamente complesso e che non consente soluzioni rapidi e durature.

Deludente, in tal senso, Macron. Che dopo aver detto a mari e monti che voleva rilanciare l’Europa, giungendo all’Eliseo al suono dell’Inno alla gioia, che dell’Europa n’è l’inno appunto, arrivati al dunque, in una fase per lui nettamente favorevole, godendo finanche del sostegno di una maggioranza assoluta in parlamento, alla richiesta di aiuto degli italiani, ha risposto, non senza ipocrisia, che bisogna distinguere tra rifugiati politici e migranti economici.

Questa affermazione abbatte pesantemente le speranze di una Europa che possa rinascere ed acquisire un ruolo responsabile negli equilibri politici ed economici da costruire per il prossimo futuro. E’ chiaro che anche Macron non è in grado o rifiuta di riconoscere una semplice realtà dei fatti, che i migranti vanno soccorsi ed accolti e solo dopo si potrà, insieme agli altri paesi dell’Unione fare dei distinguo, verificare l’ammissibilità o meno della loro accoglienza.

Peraltro, appare pretestuoso il distinguo. Accanto ai rifugiati che scappano dall’Irak e dalla Siria, ci sono milioni di persone che scappano da “guerre minori”, ma esistenti, come quelle in Centro-Africa o nel Sahel, c’è chi scappa da guerre dimenticate, ma insisto esistenti, come nel Mali, c’è infine chi scappa da una cosa peggiore della guerra, ma mai raccontata (incredibilmente in Italia il servizio pubblico parla sempre delle polemiche effimere tra Bersani, Grillo, Renzi, delle formule ed alchimie politiche, ma non si parla mai di cose serie), che è la carestia, la peggiore a memoria umana.

Orbene, dal punto di vista etico come si fa a sostenere che il rifugiato dell’Irak va bene perché c’è la guerra e quello del Ciad no perché c’è la carestia e non la guerra (peraltro anche li vi è una guerra sotterranea). Come fa l’Europa a dire no a chi fugge dalla fame e dalla morte mentre il Libano (un paese di 9 milioni di abitanti) ha ospitato in questi anni ed ospita 3 milioni di rifugiati ed emigranti o la Turchia che ha aperto la porta a 2 milioni di fuggitivi?

La risposta dell’Europa si sintetizza nella presa di posizione del governo austriaco che non si è limitato alla chiusura per gli immigrati ed ai controlli, come ha fatto e fa la Francia prima di Holland ed oggi di Macron, oppure la Svizzera che, in queste ore, sta intensificando i suoi controlli, no, l’Austria ha deciso di inviare un battaglione blindato dell’esercito a presidiare la frontiera del Brennero, un evidente segno di ostilità verso di noi.

Eppure questa per l’Europa potrebbe essere un’occasione d’oro, per dimostrare la propria capacità di essere unita e non solo a parole, di poter contare su una politica coerente, magari anche penalizzando quei paesi specie dell’est dell’Unione che in questi mesi si sono cimentati solo a costruire muri facendo carta straccia di trattati storici come quello di Schengen.

La Merkel (a cui va dato atto di avere nel tempo accolto, sola in Europa, un milione di profughi) presto sarà al voto in Germania, Macron n’è stato appena vincitore in Francia. Avrebbe l’occasione per passare, con delle decisioni di apertura, che potrebbero ben influire positivamente sulle consapevolezze dell’Europa, alla storia, ma evidentemente, preferisce passare per la cronaca, confermando, ancora una volta, la pochezza delle leadership europee. Pochezza da cui fa eccezione l’Italia dove prima Renzi e poi Gentiloni, anche rischiando l’impopolarità, hanno detto che non potranno mai volgere il capo dall’altro lato mentre il nostro mare diventa un cimitero.

Le conclusioni.

Le conclusioni sono difficili da fare. Anche perché di questo dramma davvero non si intravede la conclusione. Qualsiasi intervento anche nei paesi di provenienza di questi migranti, il famoso e semplicistico piano Marshall, invocato a destra e manca, richiede tempo e naturalmente chi scappa non lo fa per amore dell’avventura e tempo non ne ha più. Ma ci sono due considerazioni da fare.

La prima più che una considerazione è una costatazione. In questa Europa non esiste coscienza della gravità del problema. Lo dimostra il fatto che appena ieri, alla chiusura del semestre maltese (innanzi al Presidente della Commissione il parlamento europeo si era riunito anche e soprattutto per trattare di queste drammatiche ore di sbarchi), ebbene, erano presenti solo trenta parlamentari. Una vergogna!

La seconda considerazione attiene alla miopia di molti paesi dell’Unione. Il presidente dell’INPS, Tito Boeri, ha fatto notare che la regolarizzazione di molti immigrati, che oggi sono parte della nostra comunità italiana, ha svolto una funzione salvifica per la nostra economia. In effetti, il vero problema del Paese, con ricadute terribili in materia di occupazione per interi comparti industriali, è la caduta demografica con l’effetto di una permanente difficoltà in alcuni settori della nostra società. L’assenza di bambini, determina la chiusura di scuole. Nel comparto agricolo, per fare un solo esempio, c’è una forte offerta di lavoro che non ha risposta se non proprio da parte di quegli immigrati, che cosi aiutano un settore nevralgico della nostra economia.

Infine, Boeri ha ricordato che se venissero meno quegli immigrati che partecipano alla società con le loro tasse e il loro contributi, si aprirebbe una falla nei conti pubblici valutabile in 38 miliardi di euro (una manovra economica), con effetti devastanti anche sulle future retribuzioni per i pensionati. Questo per dire che la chiusura medievale in corso, alimentata dalle paure suscitate dai populismi (in Italia vedasi la Lega e il Movimento Cinque Stelle), rischia di colpire un fenomeno, drammatico, che nessuno ha desiderato, ma che alla fine costituirebbe una risorsa ed un’opportunità, importante anche per la vita del vecchio continente.

Purtroppo, allo stato, non esiste saggezza. La verde e socialista Austria spiega i suoi carrarmati alla frontiera con l’Italia per esprimere il suo rifiuto al ricollocamento di nuovi migranti, la Francia con Macron delude subito le aspettative di chi sognava una Europa nuova e la cosa desolante è costatare che anche gli eventuali oppositori di Macron non avrebbero assunto una posizione diversa dall’attuale abitante dell’Eliseo.

Un segno di miopia politica che pericolosamente puo’ favorire il cinismo dei diversi populismi a partire da quello italiano dei leghisti e dei loro amici grillini, che sul tema hanno posizioni analoghe dettate solo dal desiderio di maggiori consensi elettorali. Ma si sa, Grillo ha rassicurato il suo popolo dicendo che i grillini sono gli eredi di San Francesco.

Nicola Guarino


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