Altritaliani

Inviare un messaggio

In risposta a:

Cinema

Georges Méliès a colori - Una novità cinematografica del...’900

sabato 18 marzo 2017 di Massimo Rosin

Se ci sono cose che possono ricomporre il gigantesco puzzle della storia del cinema, queste sono le immagini che, a volte introvabili, appaiono quasi magicamente, talvolta casualmente, davanti ai nostri occhi in un giorno inatteso...È accaduto qui a Venezia città che non è certo estranea al cinema... Ma se tanta è la fortuna, quando arriva...

Così, a questa ricomposizione con quello che è ritenuto uno degli inventori del cinema, ci vado, mettendomi in rispettosa attesa davanti ad una fila di appassionati. Nessuno, a quanto vedo, vuol restare fuori della sala perché la proiezione è unica e lui è un francese, nato a Parigi più di un secolo fa: Georges Méliès.

Prendo un depliant che, come in un gioco d’illusione, mi illustra la proiezione promettendomi uno spettacolo sicuro: “Méliès a colori” . Per una pellicola che ha più di 100 anni la cosa appare assai curiosa. La sala cinematografica non è che una delle tante della meravigliosa Biblioteca della Fondazione Querini Stampalia, posta accanto all’altrettanto prestigioso Palazzo Malipiero. Entrambi si affacciano sul campo di S.Maria Formosa (per chi arriva in città, consiglio di vederlo soprattutto alla sera, alla luce attraverso la fioca illuminazione elettrica).

90 minuti, tanto dura lo spettacolo, che, almeno per me, ha caratteristiche nuove, dove lo stesso Méliès, protagonista assoluto, è ripreso sempre da una telecamera fissa mentre ci mostra le meraviglie di cui era maestro: i suoi trucchi, i giochi di prestigio, ancora oggi degni di ammirazione. Via via che lo spettacolo prosegue m’accorgo sempre più di come Méliès avesse intuito, con largo anticipo rispetto agli stessi Lumière, che il cinema sarebbe diventato lo spettacolo più importante del secolo. Non solo carrellate di immagini, ma creazione di storie, ecco il suo cinema.

Così, in un crescendo continuo, vedo esaltarsi l’uso del doppiaggio fatto componendo, in modo mirabile, storie divertenti dagli effetti sorprendenti. Mégliès produrrà centinaia di film (forse più di 500) della breve durata, ciascuno, di solo qualche minuto, divenuti celebri, già allora: “Escamotage d’une dame chez Robert-Houdin” (1896), “L’homme-orchestre” (1900) dove lui si doppia ben sette volte usando ogni volta uno strumento diverso, “L’homme à la tête de caoutchouc” (1901) ecc… Effetti speciali si direbbe oggi, ma già chiari nelle intenzioni di Méliès, interessato soprattutto a creare stupore fra gli spettatori.

Così, trucchi, improvvise riapparizioni, salti da un luogo ad un altro, colpi di scena impressionanti sono diventati l’essenza stessa del suo cinema. Cercati per creare quel pathos necessario per comunicare la novità che, nel breve tempo di qualche anno, fece di lui uno dei personaggi più in voga della Parigi d’inizio secolo. Mano mano che i trucchi aumentavano nella loro efficacia, Méliès metteva a punto alcuni effetti che, nelle circostanze successive in cui furono usati, esaltarono il senso di quelle sue storie: l’uso dell’inquadratura divisa in due parti e impressionata successivamente, per poi essere sovraimpressa, creava l’effetto “sorpresa”. Per non parlare poi della ripresa fatta scomparire e riapparire nella scena successiva, dove magari l’ingrandimento o il rimpicciolimento del soggetto generava gags e divertimento sicuri (ne fece un uso straordinario nel “L’homme à la tête de caoutchouc”). Per quei tempi dovette trattarsi di uno spettacolo straordinario che sbaragliò i pareri dei più severi detrattori. A Méliès tutto questo serviva per creare quelle che lui chiamava "fantasmagorie".

JPEG - 42.3 Kb
Méliès, L’homme à la tête de cahoutchouc, Star film, 1901

Così, seduto al mio posto, guadagnato a fatica tra una massa di gente che si stringeva sempre di più verso la sala, ho al mio fianco due signore in costume settecentesco (sono gli ultimi giorni del carnevale qui in città). Le guardo con interesse, non fosse che pure loro sembrano appartenere ad un passato ancora più lontano. Ma poi ritorno a quei primi anni del 900, cercando i volti di quegli spettatori, desiderosi di vedere qualche altro trucco di Méliès. Chissà com’erano: a bocca aperta, stupiti, meravigliati, forse impauriti o presi da strane sensazioni, al pari di quelli che si videro arrivare addosso il treno a forte velocità nel film-documentario dei fratelli Lumiere girato alla Stazione della Ciotat nel 1896?

I brevi film di Meliès si susseguono a ritmo serrato, la sua fantasia si esalta. I colori da lui usati, applicati da abili mani femminili attraverso l’uso di lenti d’ingrandimento, coloravano i fotogrammi uno ad uno, con risultati non sempre soddisfacenti. Qua e là si vedono macchie di colore che debordano, forse perchè erano inevitabili le sbavature, e la scelta di certi colori - base creava effetti troppo vistosi. Ma evidenziare tutto ciò non serve. Méliès era un genio, e al suo tempo aveva trionfato, era uno degli uomini più in vista nella Parigi di inizio secolo. Diede vita ad autentici capolavori tra cui uno “Viaggio nella luna” è ancora oggi un’icona da conservare."

Bravò Méliès!, mi vien da dire, rinforzando, alla francese, quell’accento sulla “o”. A lui va tutta la stima e gli applausi del pubblico in sala.

Massimo Rosin
Da Venezia

P.S. Tutte le immagini a colori dell’articolo sono tratte dal film di Méliès “Viaggio nella luna”.


moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Chi sei?
I tuoi messaggi
  • Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.

Home | Contatti | Mappa del sito | | Statistiche del sito | Visitatori : 4065367

Monitorare l’attività del sito it    ?

Sito realizzato con SPIP 3.0.21 + AHUNTSIC

-->