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Monticchio: I laghi, l’Abbazia di San Michele, le Mura di Sant’Ippolito.

Rarissimo in Basilicata, i laghi ghiacciati di Monticchio.
mercoledì 22 febbraio 2012 di Armando Lostaglio

Il bacino lacustre di Monticchio, la “Svizzera” della Basilicata alle pendici del Vulture, in provincia di Potenza, conserva un patrimonio monumentale e naturalistico di incomparabile valore. Portfolio di immagini in coda all’articolo.

Sull’istmo dei due laghi vulcanici si possono ammirare i resti di un antico convento benedettino, Sant’Ippolito, il cui insediamento risale alla presenza dei monaci basiliani ben prima dell’Anno Mille. A picco sul Lago Piccolo insiste, stagliata nella roccia, la Badia di San Michele, il cui culto giunse proprio da oriente, con i monaci che si insediarono negli eremi a picco sul lago. Oggi vi si riflette la maestosa abbazia, realizzata nel 1700, che contiene l’edicola rupestre dell’Arcangelo, con affreschi di ascendenza bizantina, consacrata da papa Nicola II il 13 agosto del 1059, presente a Melfi per il Concilio Vaticano. A pochi chilometri, su un colle più alto, si erge l’antico Castrum Monticolorum dei Normanni. Le origini dei ruderi (in stato di abbandono) risalgono alla fine del primo millennio, essendo situati in una posizione strategica che guarda verso la valle dell’Ofanto. E’ stato quindi a difesa del territorio lacustre dei monaci e anche uno dei manieri di Federico II.

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Monticchio: Abbazia di San Michele

Padre Carlo Palestina, francescano ed ostinato storico da quasi mezzo secolo, ha dato alla luce una enorme mole di testi e riviste (Radici - Conoscere il Vulture) che conservano una assoluta valenza accademica. Su una delle ultime dal titolo “Monticchio: il Cenobio la Badia il Convento” (ed.STES) Padre Carlo approfondisce in maniera snella e corredata di foto a colori, gli aspetti storico-religiosi alla base della floridezza e quindi del declino dei diversi Ordini avvicendatisi nel territorio, in particolare nel convento di Sant’Ippolito e di San Michele. Ma non si sottrae dall’evidenziare un certo disinteresse pubblico verso tali siti che un enorme valore storico hanno rappresentato per le comunità locali e per il Mezzogiorno.

Scrive in epilogo: “Se può servire a risvegliare l’interesse per la “Svizzera” di Basilicata, è bene riportare alla memoria dei pochi che non lo sanno che, a conclusione della Conferenza internazionale tenutasi a Merano, nel lontano 12 gennaio 1932, il nome di Monticchio è stato iscritto nell’Albo d’oro delle zone turistiche internazionali”.

Il 1932, dunque: una data che ci porta lontani nel tempo, quando cioè, pur in clima di regime e nella imminenza di una devastante guerra, ci si riuniva a livello europeo per decretare il futuro di località ritenute - già allora - di indiscutibili risorse culturali e naturalistiche. In piccolo, probabilmente, una sorta di UNESCO di oggi. Ed invece, quel luogo così ammirato da cultori e intellettuali dell’epoca, è stato nei decenni a venire scarsamente considerato. Basti pensare che si realizzò la strada statale che conduce in Irpinia proprio sopra le millenarie Mura. Solo da una ventina di anni, quello scempio è stata troncato, grazie anche ad una azione di giornalisti e scrittori sensibili a tale vistosissima deturpazione. Vennero avviati quindi i lavori di recupero da parte della Sovrintendenza, che in parte ancora continuano, malgrado i fondi vengano destinati col contagocce.

Ma cosa rappresentano quelle Mura, sono una ennesima Pompei dell’oblio? L’importanza di questo luogo edificato sull’istmo dei laghi vulcanici, ben prima dell’anno Mille si inquadra in quei secoli nei quali le lotte interreligiose e politiche si consumavano fra chiesa d’oriente (con i Basiliani) e quella latina d’occidente (con i Benedettini). Periodi floridi e travagliati, lotte politiche fra Costantinopoli e Roma che si ripercuotevano anche nel Mezzogiorno d’Italia.

Dominazioni bizantine e poi normanne, sveve ed ancora angioine; insediamenti monacali fra culti e pellegrinaggi, e poi le presenze mistiche nel Vulture di santi come San Vitale e San Guglielmo da Vercelli. Intanto, il culto di San Michele dagli eremi si era ampiamente diffuso nella regione. Ma il declino per i benedettini di Monticchio ha avuto inizio con le Costituzioni federiciane di Melfi del 1231, con le quali si tenterà di sottomettere i beni ecclesiastici allo Stato. Non ultimi i terremoti (terrificante quello del 1456 che seppellì oltre 50 monaci) con un susseguirsi di storie che hanno segnato fino all’oblio questo patrimonio inestimabile del Mezzogiorno, cui Giustino Fortunato ha dedicato appassionati studi e pubblicazioni.

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Le mura di Sant’Ippolito

Scriverà l’illustre meridionalista: “Se nella pace, se nella contemplazione dello specchio delle acque colorate e del verde dei faggi e dell’azzurro del firmamento, una voce pare sussurri al viandante: soffermati, queste Mura che nessuno più abita, hanno pure tante cose da dire. La mole dei ruderi, che fitte macchie di spini ricoprono, si allunga assai triste, assai monotona, su per l’angusta lingua di terra che i due laghi separa, al di sotto della cupola luminosa del cielo, che solo il volo degli uccelli di preda, lento e maestoso, traversa ad intervalli.”

Armando Lostaglio

***

I laghi ghiacciati di Monticchio

E’ un po’ proibitiva la strada per arrivarci, ma appena l’occhio si posa fra l’abbazia e il lago, lo spettacolo è ineguagliabile. I due laghi di Monticchio sono ghiacciati, uno spettacolo rarissimo che a memoria d’uomo sarà difficile riscontrare. Non sembra di essere in quel luogo che in primavera e specie in autunno emana colori che esplodono agli occhi. L’odore di questi giorni invece avvolge in un afflato quasi artico; è scenario scandinavo, o comunque nordico, o ancora da laghi dell’est. L’occhio della reporter scruta e sa ben guardare oltre quello scenario immacolato che quasi intimorisce. “Quanto non abbiamo mai visto o non conosciamo può anche spaventare - ci confida Adriano alla vista di quelle immagini - Un segno dei tempi, del cambiamento che stiamo vivendo!” Il lago ghiacciato riporta ad immagini inconsuete.

Di certo non è quel lago ghiacciato polacco dove si consuma la tragedia nel “Decalogo” del cineasta Kieslowski. Sono i nostri Laghi, quelli di Monticchio, che mille volte abbiamo ammirato in ogni stagione, e che la neve indugia a confermare in uno stato di grazia e di bellezza. Se riuscissimo ad impadronirci di un “alfabeto temporale” sapremmo meglio guardare al passato e prevedere forse il futuro. Certo, il grande freddo ci ha presi un po’ sguarniti, anche nelle modalità di come “liberarsi” dei cumuli montuosi di neve come nelle Dolomiti. “Ma voi non conoscete i rigori dell’inverno? Questo lucano è solo un breve assaggio di quello ben più lungo che si vive in Ucraina…” Lo sussurra con nostalgia Ludmilla, da diversi anni in queste comunità per aiutare anziani, con un nome e le sembianze di una canzone di Paolo Conte.

Il “generale inverno” si è sentito eccome, e si sentirà anche per i costi ai contribuenti: trecentomila euro, o saranno cinquecentomila per sgomberare la neve dalle strade, per liberarci dall’ingombro dei cumuli ormai sporchi e fangosi. Costa la neve, costa. “Sotto la neve c’è il pane” è solo un retaggio di nenia popolare. E quel poetico “Cercheremo di non disturbare la neve con le nostre impronte” è durato solo lo spazio di un mattino, o di una notte. Per il resto è stato disagio, non lavoro, non scuola, non altro. La neve sui Laghi si sta sciogliendo, e sulla collina di Ciaulina è solo l’ultima a sparire.

A.L.

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Portfolio

Monticchio: I laghi vulcanici Monticchio: l'Abbazia di San Michele L'Abbazia vista dal lago Le mura di Sant'Ippolito Le mura di Sant'Ippolito Statua di San Michele nell'abbazia La neve sul Vulture © Patrizia Vaccaro I laghi ghiacciati di Monticchio© Patrizia Vaccaro I laghi ghiacciati di Monticchio© Patrizia Vaccaro
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