Altritaliani

Quei nuovi profeti esagerati (nel prezzo) come Celentano

martedì 31 gennaio 2012 di Armando Lostaglio


Esagerato. Troppi sprechi.
Lo ripetiamo da anni, ma in questi tempi magrissimi sembrano oltremodo una offesa gratuita, quella si, verso i contribuenti onesti, verso i sudditi di quella dittatura soffice con il sorriso a trentadue denti.

All’imminente festival della canzone di Sanremo si sono accordati: al guru Celentano 750 mila euro e spazio libero per dire ciò che vuole; non tanto per cantare (magari lo facesse, è l’unica cosa che sa fare bene) quanto per i suoi monologhi da santone che lo spettatore attende con ansia come se dovessero cambiare le sorti del mondo. Per poi dire: no-alla-guerra, puliamo-l’ambiente, i-politici-rubano e via proseguendo con inesauribili luoghi comuni.

E’ un grande artista Celentano, è indiscutibile, uno dei grandi vecchi che hanno inciso (non solo sui dischi) la storia del costume e non solo, da mezzo secolo in qua. Come le canta lui, le canzoni, non le canta nessuno: una su tutte “Storia d’amore”, straordinaria.

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Adriano Celentano

Ma 750 mila euro sono troppo, aggiunti poi ai 250 mila per Benigni di qualche settimana fa, ai quasi due milioni a stagione per Fazio, ai tremila a sera per tre minuti di esternazioni per Ferrara, al milione e mezzo a stagione per Vespa, ed ancora cifre tonde per l’onnipresente Conti, alle Clerici e Carlucci. E poi sprechi indefiniti per programmi impudenti come le “Isole” di idioti, dove li chiamano naufraghi, senza rispetto per chi è naufragato davvero in questi giorni. Basta, non se ne può più. Altro che furbetti del quartierino o scilipotismi dell’ultima ora. Sembra addirittura che questi ultimi replicanti del potere abbiano solo la nomea, ma poi, nei fatti concreti che grondano euro, quelli li facciano altri, e con la visibilità e il consenso dell’audience.

Il profeta Celentano lo sappia, gode della sua immunità da artista, di quelli che la crisi è solo una parola. Ma profeta (recita l’etimo) è chi è avanti (pro) e dice cose illuminanti, non le ovvietà mascherate di sentenze. Ci costano troppo questi epigoni del nulla in nome dell’intrattenimento.

Viene in mente lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano: “le parole che meritano di esistere sono soltanto quelle migliori del silenzio”.
Sembra scritta per Celentano.

Armando Lostaglio


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