Altritaliani

Capri: l’isola che c’era. Protagonista principale l’architetto Talamona.

Un libro di Eleonora Puntillo su storie, case e personaggi di Capri (Grimaldi Ed.)
sabato 3 agosto 2013 di Nicola Guarino

Ripercorrendo Capri nell’ultimo secolo con Eleonora Puntillo, si ha la sensazione di un mondo di persone e valori, ormai colpevolmente dimenticati. Eppure dalla narrazione appassionata e documentata dell’autrice, derivano confronti interessanti non solo sull’isola magica, ma anche sull’Italia di ieri e di oggi. Protagonista principale l’architetto Talamona (1903-1975), coerente personaggio che “costruì” Capri e fu amico di tanti artisti e politici famosi. Legò il suo nome all’architettura caprese, l’inconfondibile stile mediterraneo fatto di case e ville bianche, con archi e portici, immerse nel verde a strapiombo sul mare.

Capri di Eleonora Puntillo è un libro che appartiene a molti di noi, e tra un po’ dirò anche perché. Intanto, c’è il contesto, l’isola appunto, rivisitata dalla nascita del suo splendore, per così dire turistico, ai nostri giorni. Più che contesto l’isola è tra i protagonisti della storia con le sue ville, case che hanno contribuito, con le note ricchezze paesaggistiche, alla sua celebrità mondiale. L’isola e il libro sono attraversati dalla narrazione della vita e delle opere dell’architetto Carlo Talamona, vissuto tra il 1903 e il 1975.

Nato in Lombardia, a Induno Olona, frazione di Varese, da una madre contadina e un padre, Giuseppe, mastro muratore che a forza di lavoro e sacrifici si farà la sua piccola impresa edile.
Suo nonno Carlo era stato un garibaldino che aveva combattuto per l’unità d’Italia e che in onore all’eroe dei due mondi aveva appunto chiamato Giuseppe il padre del nostro protagonista. Cresciuto in un ambiente socialista, Carlo Talamona, seguendo e migliorando le impronte paterne, sarà, come detto, architetto anche se, per varie vicissitudini, non riuscirà mai a conseguire la laurea, come del resto, lo ricorda la Puntillo, neanche il ben più celebre Charles Edouard Jeanneret-Gris, architetto svizzero che in onore al mestiere di famiglia si fece chiamare Le Corbusier. Un ulteriore esempio di quanto siano sopravvalutati i titoli di studio, specie in Italia.

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Carlo Talamona

A cambiargli la vita sarà Emirico Vismara, una figura a metà tra il competente ingegnere e l’intraprendente imprenditore, che compresa la vocazione turistica di un paese giovanissimo come il nostro, ricco di risorse paesaggistiche, storiche e naturali. Anche lui socialista, frequentatore degli ambienti socialisti, intuì la genialità e la determinazione nel lavoro di Talamona, portandolo con se per la realizzazione di alcune opere prima in Sicilia e poi nell’isola caprese. Capri diventerà la città di Talamona, anzi la “sua” isola.
Il libro ripercorre lo sviluppo di questa isola raccontando fino a l’evoluzione della Capri odierna. Già al sorgere del secolo breve l’isola è dotata d’illuminazione, di fogne e poi di una funicolare che collega il porto ad Anacapri.

Talamona, innamorato dell’isola, resta lì, iniziando ad inserirsi in un contesto che già non è più solo dei paesani. Sull’isola arrivano personaggi e rappresentanti non solo dell’alta società borghese ed aristocratica. ma anche intellettuali che da tutta Europa scoprono la bellezza e i confort esclusivi di quel paradiso. In breve, con la sua genialità e competenza Talamona diviene l’architetto di questo mondo, contribuendo con le sue realizzazioni e i restauri di diverse ville a delineare il profilo estetico e di sostanza del paese. Attraverso alcune lettere emerge l’attenzione che lui ha per l’uso dei materiali, colori e architetture dei suoi edifici, sempre con attenzione all’armonia paesaggistica che viene offerta. Una concezione del bello ed utile che stride con le numerose aggressioni urbanistiche a cui il meridione, in particolar modo, ci ha nel tempo abituati.

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Villa del giornalista fascista Virginio Gayda

Ecco che il libro attraverso la storia di queste opere ci appassiona mostrandoci un mondo che sentiamo nostro, che ci appartiene, ma che sembra, come per una maledizione, dimenticata dal sovvertimento degli stili di vita, e dall’oblio di valori che fino a venti anni fa sembravano non discutibili.

Ma non ci seduce solo il percorso storico e l’evoluzione curiosamente coincidenti tra l’isola e Talamona, e l’inevitabile confronto tra quell’epoca e l’attuale, contraddistinta da un grossolano glamour, una cafonesca concezione dell’isola, come monumento dell’apparenza e dell’opulenza più grassa e vacua, con le sue vetrine cariche di foto di modelle di grido che percorrono la piazzetta, o di mediocri personaggi dei reality televisivi che riempiono con i loro volti privi di storia, i ristoranti alla moda, o peggio i tavolini della terrazza dell’esclusivo albergo Quisisana, che non sono rivolti all’eterno ed incantevole mare, ma alla passeggiata dei turisti per un giorno, quasi a rappresentare l’invidiabile vetrina del modello consumistico inarrivabile (per fortuna n.d.r.) ai più, ci seduce anche il racconto dell’esperienza umana ed esistenziale del nostro protagonista.

Infatti, Carlo Talamona sarà prima uno degli animatori dell’impegno socialista, partecipando attivamente alla vita politica del tempo, nel dopoguerra passato al partito comunista continuerà il suo impegno in una terra lontana dalle lotte operai, dalle battaglie agrarie, dove inevitabilmente è difficile, portare avanti quel pensiero in un contesto di facili profitti del turismo e di accondiscendenza ad un mondo alto borghese.
Proprio quest’aspetto evidenzia la coerenza e l’onestà intellettuale dell’architetto, una coerenza ed un’onestà oggi caduta nell’oblio, in questi tempi folli di mercimonio politico e di decadenza morale.
Con la sua competenza e il suo indubbio fascino Talamona seppe resistere finanche al fascismo che non nascose mai la sua ostilità per il giovane intellettuale, impedendogli di accedere a lavori pubblici, premiando sempre chi in modo codino era più vicino al regime. Tuttavia, non poté impedirgli di esprimere la sua genialità perlomeno nell’ambito dei lavori privati.

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La "Stracasa" Favaï poi Villa Vismara. Disegno di Hans Paule.

Ho detto all’inizio che questo libro ci appartiene. Appartiene a tutti coloro che nella vita hanno cercato di non perseguire la via del compromesso, a tutti coloro che con spirito liberale hanno sentito il dovere di esercitare coerentemente il diritto di essere se stessi, e che in senso socialista, hanno creduto che queste capacità e questo “bene” fossero a servizio della società, se non di un mondo migliore.

La Puntillo ha l’indubbio merito di contribuire al recupero della nostra memoria, incantata per venti anni dai balletti e dalle facezie berlusconiane, che sono state davvero simbolo non solo di antipolitica ma oserei dire di anticultura.
L’autrice porta innanzi al pubblico la poco nota vita di Talamona, raccontando di un periodo storico cruciale nell’isola e per l’isola, ma cruciale anche per tutta l’Italia.

Attraverso le case e le opere del protagonista, le vicende dei suoi committenti e spesso amici, si anima lo scenario della società del tempo. Mostrando un’altra isola, diversa da quell’attuale. Un’isola che oltre a ricchezze e ai portafogli gonfi dei suoi turisti, a volte per sempre, e alle sue doti naturali che di per se costituiscono un patrimonio, mostra un’isola intessuta di protagonisti della cultura, uomini e donne che diedero un valore aggiunto a quel luogo, un valore di pensiero e di umanità.

Panoramica della collina di Capri dove Talamona ha costruito gran parte delle ville tenendole nascoste nel verde.

Per questo bene ha fatto la Puntillo a soffermarsi ripercorrendo il vissuto di Talamona, mettendo insieme le parti complesse della storia di una persona, il suo lavoro, le difficoltà con il mondo politico del tempo, gli amori e gli incontri culturali ed umani, in cui ciascuno può ritrovare parte o parti di se. Ritornando sovente su una narrazione che seduce ed induce al confronto con i tempi d’oggi, la Capri d’oggi, l’Italia di oggi, il mondo di oggi. I valori di oggi.

Colpisce particolarmente il percorso sentimentale di Carlo Talamona e delle due donne che ne hanno segnato le tappe. Un percorso direi coerentemente laico, che incrociandosi con la storia di due donne è scevro di moralismi e di ipocrite convenzioni borghesi.

La prima di queste è Pina Francke, psicologa tedesca, una donna libera e anticonvenzionale, già sposata due volte e più grande di Talamona. L’altra è Lidia Di Fiore, che con la famiglia gestiva il negozio di moda: “La parisienne” nella celebre piazzetta dell’isola. Già dando i nomi e le qualifiche si potrebbe pensare a due donne e due mondi lontani ed inconciliabili.

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Carlo Talamona con la mogie tedesca

Non sarà così. La lunga storia d’amore tra l’intellettuale tedesca e l’uomo del nord che ha scelto Capri, sarà lunga e ricca. S’interromperà senza traumi quando Talamona desideroso di diventare padre (Pina non poteva essere madre) troverà nella sua amata amorevole comprensione. Decideranno di separarsi. Carlo le racconterà di aver avviato una relazione con Lidia (molto più giovane di lui) e Pina comprenderà riuscendo finanche ad essere ottima amica della futura moglie del suo amato. Molto più complessa sarà l’unione tra la negoziante della piazzetta e l’architetto socialista. Un percorso reso ad ostacoli, dall’inevitabile provincialismo dei capresi, dalla condanna dei familiari di Lidia che non le perdonano lo scandalo di aver sottratto un uomo (più anziano) ad un’altra donna, di aver deciso di convivere e sposarsi con lui, malgrado l’avversione familiare. Lidia ad eccezione di una comprensiva sorella dovrà rinunciare per sempre alla sua famiglia di origine.

Anche Lidia si dimostrerà una donna intelligente, libera da gelosie verso Pina che continua a frequentarli, riversando semmai successivamente questo suo istinto sui figli (numerosi) che verranno.
E’ particolarmente interessante vedere, nell’epoca degli starnazzanti reality televisivi, l’articolata e comunque complessa, relazione di amicizia tra le due donne che sono state il riferimento sentimentale del nostro protagonista. Un confronto in cui non si deve immaginare una sottomissione della più semplice Lidia alle possibilità manipolative della più colta Francke. Sarà un rapporto rispettoso dei ruoli e della storia di ciascuno, volendo inserire anche Talamona in questo confronto. Una serena affermazione di persone che hanno vinto i propri demoni e che affermano senza complessi il proprio essere.

Queste vicende nello sviluppo narrativo della Puntillo, s’incrociano con quelle della nostra storia. Il passaggio tra la Francke alla Di Fiore avviene mentre finisce la guerra e si avvia il processo democratico nel paese. Sono gli anni di De Gasperi e Togliatti. Il primo figlio di Talamone nascerà nel 1947. Sono gli anni in cui si costruisce il miracolo economico.

Ad Edda Ciano e ai gerarchi fascisti si sostituiscono nelle loro visite isolane, i nuovi protagonisti della politica, della cultura e della storia d’Italia. E’ l’occasione di nuovi incontri per i personaggi del nostro libro. Sono gli anni in cui vivono e operano importanti intellettuali come Malaparte, Alicata che sarà amico di Talamone, del matematico Renato Caccioppoli, fino ai decenni successivi, sempre contraddistinti fino alla morte di Talamona da incontri importanti, con artisti, uomini di teatro come Andrea Checchi, Mariano Rigillo oppure critici d’arte ed intellettuali come Achille Bonito Oliva che animerà ed innoverà con le sue ricerche e le sue iniziative il pensiero artistico italiano, basti pensare alla transavanguardia.

Infine, particolarmente interessante è il materiale di testimonianza ed approfondimento che Eleonora Puntillo propone in appendice. Racconti di persone comuni che hanno conosciuto Talamona, dei suoi stessi figli, che ci offrono diversi punti di vista sul personaggio e le numerose ed affascinanti lettere che nel testo ed in coda al libro si offrono come preziosi documenti di un tempo a cui non si può guardare senza qualche rimpianto e qualche nostalgia.

Nicola Guarino


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