Altritaliani
Lingua italiana

L’italiano diventa neostandard. Un’intervista a Natale Fioretto.

martedì 22 novembre 2011 di Francesca Sensini

Come cambia la lingua italiana tra plastismi e nuovi registri linguistici?
In occasione dell’uscita del libro"Appunti e disappunti" (Graphe.it edizioni), Altritaliani propone un’intervista a Natale Fioretto, che ne è l’autore, a cura di Francesca Sensini.

Francesca Sensini, per Altritaliani: Presenterà il suo ultimo libro, “Italiano. Appunti e disappunti”, a Parigi il 3 dicembre (presso il Centre Italiance, 14 rue de Trévise, Paris 9e, ore 18) su invito di Altritaliani. Potrebbe riassumerci il suo contenuto, i suoi fruitori ideali e le ragioni che hanno indotta a scriverlo? In che modo si serve del suo manuale nel quadro dell’insegnamento all’Università per Stranieri di Perugia?

Natale Fioretto : Sì, la presentazione del libro mi riporterà a Parigi. Sinceramente non lo speravo, ma ne sono felice. Il manuale nasce da uno studio durato una decina di anni. Anni nei quali ho insegnato presso l’Università per Stranieri di Perugia nei corsi avanzati di lingua di livello C1 e C2, che secondo il quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue corrispondono a un post-intermedio e un avanzato. Avevo l’esigenza di fare chiarezza e organizzare la vasta messe di materiale che nel tempo avevo raccolto. Tra l’altro volevo arricchire la bibliografia orientativa degli studenti dell’università con un manuale sintetico, chiaro ed efficace in cui trovare la classica “regola”, accanto alla possibilità di confrontarsi con testi autentici di varia provenienza. Il manuale è suddiviso in quattro parti: una teorica dedicata alla rappresentazione sincronica della lingua italiana. Una seconda più strettamente normativa in cui dedico particolare attenzione all’aspetto verbale. Segue un’antologia di testi con attività esercitative e, per concludere una batteria di esercizi classicamente intesi per riportare lo studente ai “vecchi tempi” in cui le regole venivano rinforzate da decine di esercizi.

F.S. : Il titolo del suo manuale, “Italiano: appunti e disappunti”, suona modesto – per l’idea dell’annotazione breve a uso didattico – e, insieme, intrigante per la polisemia del “disappunto”. A quali presupposti teorici, in ambito generalmente linguistico, allude questa coppia ?

N.F. : Mi sono formato linguisticamente alla scuola di uno slavista di grande rilievo: Aldo Cantarini. A lui devo la scoperta, per così dire, di Noam Chomsky e della grammatica generativa. Tuttavia, non mi definirei un generativista in senso stretto e penso che questo emerga dal manuale, soprattutto nell’area dedicata ai “disappunti”, un ambito in cui si può riconoscere, come fatto speculativo, la teoria delle stringhe, che successivamente approda alle necessità di tipo didattico che si traducono in “appunti”. Il risultato è un manuale più propositivo che prescrittivo e, come è giusto che sia, descrittivo. Si noterà che le parti in cui è articolato il lavoro concorrono a rendere possibile una misurazione delle principali competenze linguistiche di comprensione e produzione.

F.S. : Il suo manuale dedica uno dei capitoli iniziali all’illustrazione dei tratti costitutivi di quello che si definisce “italiano neostandard”; potrebbe spiegarci cosa è esattamente l’italiano neostandard e in che senso si distingue dall’italiano standard? Quali sono le sue potenzialità più vitali e creative?

N.F. : Rifacendoci alla definizione data da Gaetano Berruto si può affermare che l’italiano neostandard è la lingua realmente parlata in Italia che influenza significativamente lo scritto, tanto che il professor Mirko Tavoni preferisce restringere la definizione di neostandard appunto all’ italiano scritto di livello medio. Rispetto alla lingua codificata, l’italiano neostandard è, per così dire, segno dei tempi, nel bene e nel male. Uno degli aspetti più interessanti è senz’altro la grande poeticità, intesa proprio come capacità creativa. Il contagio degli stili, dei livelli linguistici riesce a dare all’italiano contemporaneo una forza espressiva a volte disarmante. La lingua non si impoverisce, al contrario crea, l’evoluzione invia linfa vitale in ambiti a volte nemmeno immaginati. D’altro canto, la forte commistione stilistica favorisce la nascita e lo sviluppo dei plastismi che nella loro prevedibilità sono un’antitesi al concetto stesso di poeticità linguistica.

F.S. : Per chi insegna la lingua italiana a un pubblico straniero, non è raro constatare lo stupore di fronte alla ricchezza e vivacità dei dialetti del nostro paese che interferiscono in vari modi coll’italiano in senso proprio (per quanto astratta possa essere questa nozione). Qual è ruolo dei dialetti nella formazione dell’italiano neostandard e in che modo la realtà dei dialetti regionali può essere introdotta nell’insegnamento dell’italiano come lingua straniera?

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Natale Fioretto

N.F. : Avendo origini partenopee, anch’io nasco bilingue. L’italiano è arrivato in un secondo momento, a scuola, mentre a casa, anche se riservato ai momenti più intimi del vivere familiare, era il dialetto a dominare affettivamente. Ancora oggi mi capita di ricorrere alle espressioni dialettali per esprimermi in modo più efficace. I dialetti sono una realtà incancellabile e imprescindibile della cultura italiana. Sappiamo bene quanto siano espressivi e linguisticamente funzionali, sebbene il forte impatto dell’italiano dei media operi dei cambiamenti significativi nella realtà dialettale attuale. Sull’italiano neostandard hanno influenza i registri regionali più che i dialetti in senso stretto. E tali influssi riflettono le valenze socioculturali che una parlata ha su di un’altra. Si pensi, per fare un esempio veloce, a quanto si sia diffuso proprio nel neostandard l’aggettivo “tiratardi” derivazione dell’espressione di area lombarda “tirare tardi”, “fare tardi” trascorrendo la sera in uno o più locali. Insomma, il “nottambulo” dei nostri giorni. Per ricollegarmi ai regionalismi, si può affermare che determinate aree linguistiche esercitano un’infuenza significativa non solo localmente, ma in ambito nazionale. E non di rado il processo di didattizzazione dei materiali, siano essi testi scritti, orali o video, risente a monte di questa fenomenologia. Non vorrei quindi negarmi lo “sfizio” – per restare in argomento – di affermare che un progetto di insegnamento dell’ italiano L2 non avulso dalla realtà linguistica, non può che tener conto dell’importanza dei regionalismi. Presso la nostra università spesso nei corsi avanzati di storia del teatro si “parla” dialetto quando si presentano personaggi come Eduardo De Filippo e Dario Fo. Se ne potrebbe fare a meno?

F.S. : Quali sono i linguaggi settoriali che influenzano maggiormente l’italiano neostandard, concorrendo a determinarne i tratti pertinenti?

N.F. : Il linguaggio dell’informatica, certamente, ma anche quello pubblicitario e, su tutti, il linguaggio televisivo. Non dimentichiamo, infatti, che sempre più spesso la televisione ha assunto un vero e proprio valore normativo.

F.S. : Nel paragrafo dedicato al lessico neostandard, si fa riferimento a una tendenza all’impiego di un linguaggio “iperbolico e aggressivo”, esemplificato dalla necessità di rendere più categorici anche dei messaggi di per sé semplici ed evidenti, come nelle espressioni, rafforzate dall’avverbio, “assolutamente si/assolutamente no”. Questa esigenza di dare al messaggio un carattere definitivo, che non ammette repliche, per così dire, cosa può rivelare del contesto comunicativo in cui il messaggio prende corpo?

N.F. : Rivela un contesto in cui si preferisce asserire più che comunicare. Mi è capitato di rispondere più volte a una domanda circa la qualità dell’italiano in uso attualmente – il ruolo dell’insegnante pare essere solo prescrittivo!!! -. Il problema più che grammaticale è squisitamente comunicativo. La comunicazione per avere un senso deve poter contare su di un locutore e un interlocutore, ma spesso il locutore tende a invalidare completamente il ruolo dell’interlocutore. Rispondendo a una generica sollecitazione, per fare un esempio, con un: “È assolutamente così” non prevedo una replica, né mi interessa, dal momento che quello che dico è in grado assoluto così incontrovertibile. Il “ mi consenta”, altro non è che un tentativo, solo formalmente garbato, di togliere la parola all’interlocutore prima che questi ne assuma il ruolo. In questo tipo di comunicazione spuria i media hanno influito non poco. Si comunica male, se vogliamo, perché non si sa ascoltare e non ci esercita l’ascolto.

F.S. : Il codice proprio dei media tradizionali, col ripetersi, frequente e incrociato, di parole e espressioni “etichette”, appiccicate a fatti e concetti sfuggenti al vaglio critico del destinatario proprio in ragione di questo ripetersi, che conferisce loro l’evidenza del dogma, può essere considerato origine di un impoverimento semantico che incide sull’oralità di massa e che ci porta a usare parole-slogan di cui non si comprende il significato? Qual è il peso epistemologico di queste parole-slogan? Non sono talvolta funzionali alla dissimulazione del vero messaggio in gioco?

N.F. : Senza dubbio. Lo slogan diventa efficace proprio perché ripetuto. Attenzione, ripetuto, non condiviso e quindi non necessariamente compreso. Una simile strategia è sicuramente funzionale alla dissimulazione dei significati sottesi.

F.S. : Nel capitolo dedicato al burocratese, si legge che “Oscurità è potere. Rendere incomprensibile una frase è affermare il proprio potere”. Il filosofo Gorgia afferma che la parola – il lògos – è un “potente signore”. Come si configura, secondo lei, il rapporto tra potere e linguaggio nell’oralità di massa di cui l’italiano neostandard è espressione?

N.F. : Il tema è amplissimo e affascinante. Non dimentichiamo che il Lògos è in essenza creatore, un motore immobile della storia e non solo. Un vecchio proverbio afferma: “Chi sa svela, chi non sa vela” e, pur con tutti i limiti della saggezza popolare, io credo che in questa semplice affermazione ci sia la chiave di lettura del rapporto fra potere e comunicazione. Non è un caso, allora, che dovendoci rapportare al potere, dobbiamo accettare gli stilemi barocchi e talvolta oscuri tipici del burocratese. Ha notato che nonostante da anni si parli di semplificazione – abbiamo addirittura un ministero preposto alla semplificazione –, non si è mai realmente rinunciato al burocratese? Di esempi ce ne sono molteplici. Le dirò che non poche volte ho dovuto soccorrere gli studenti a decodificare una comunicazione scritta, redatta, appunto, in burocratese.

F.S. : Qual è il rapporto, secondo lei, tra perdita di senso delle parole – penso all’insignificanza dei plastismi di cui parla – e perdita di senso della realtà che le parole sono chiamate a nominare?

N.F. : Esattamente. L’insignificanza del plastismo sancisce lo iato fra la realtà e la rappresentazione linguistica che di essa si fa. Qui si entra “a gamba tesa” nel delicato campo della cultura attuale e del particolare periodo che la nostra società sta vivendo.
Vorrei dire che l’uso esasperato dei plastismi non è testimone solo di un habitus linguistico, ma più in generale di un ambito culturale.

Intervista di Altritaliani.net, realizzata da Francesca SENSINI, Prof. agrégé d’italien, attachée d’enseignement et de recherche au sein de Département d’italien de l’Université de Nice-Sophia Antipolis.

Informazioni pratiche sull’incontro e il libro

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Natale Fioretto

Samedi 3 décembre à 18h

Incontro in italiano organizzato dall’associazione Altritaliani con Natale FIORETTO, Prof. di linguistica italiana dell’Università per Stranieri di Perugia, in occasione dell’uscita del suo libro “Italiano. Appunti e disappunti” (Graphe.it edizioni).
In presenza di Pierpaolo Naccarella, insegnante di italiano (PRCE) e responsabile della formazione LANSAD italiano all’università Paris-Est Créteil che terrà una breve comunicazione sul linguaggio berlusconiano.
Coordinatore : Nicola Guarino, socio fondatore di Altritaliani.net.
Ingresso libero.
Un’occasione per tutti coloro che amano l’Italia e la lingua italiana, per saperne di più sull’italiano di oggi e su come cambia la nostra lingua tra plastismi e nuovi registri linguistici. L’abbiamo intervistato per prepararvi a questo evento.

Centre Italiance, 14 rue de Trévise 75009 Paris | tél. : 06 66 68 08 24

Il libro costa 10 €
Esiste anche una versione eBook (della sola prima parte) che costa 2,99 €
http://www.graphe.it/italiano-ragionamenti-a-margine - e si può acquistare online senza probemi.
L’intervista a Natale Fioretto pubblicata con il consenso di Altritaliani sul sito di Graphe.it Edizioni


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