Altritaliani
Editoriale

Il 25 Aprile non é una ricorrenza. ...

sabato 25 aprile 2009 di Veleno

“Il 25 Aprile non è una ricorrenza. Ora e sempre resistenza!” Così recitava uno slogan nei “mitici” anni settanta. Oggi, a diversi giovani, se si chiede cosa si festeggia con il 25 Aprile, molti non sanno rispondere. Eppure quel giorno finì ufficialmente il fascismo. Le forze democratiche ridavano all’Italia la libertà. Giovani, donne, anziani festeggiavano con la fine della dittatura una nuova era del Paese. Erano comunisti, cattolici, liberali, semplicemente democratici, uomini e patrioti che avevano lottato perché l’Italia ritrovasse la sua dignità perduta. Le loro armi erano state la solidarietà e la fede in un mondo migliore. Da quella resistenza e solidarietà nasceva la nostra Costituzione.

Già la solidarietà. Con alcuni flash domandiamoci di questa solidarietà. Con non poca retorica si è detto che gli italiani sono solidali nei momenti difficili. Lo si è ricordato anche in occasione del tragico terremoto dell’Abruzzo. Quando tutti si strinsero alle vittime, dando aiuti e contributi, tanti volontari pronti a scavare ed iniziative per aiutare il prossimo, civilmente diremmo cristianamente.

Ma gli italiani fuori dall’emergenza si dimostrano molto meno solidali. Infatti, dove erano quegli italiani, quando le case venivano costruite alla luce del giorno, con materiali più simili alla merda che al cemento armato? Erano solidali quando costruivano abusivamente certi di poter contare sull’ennesimo condono edilizio? Si è permesso di fare qualsivoglia abuso edilizio deturpando e distruggendo l’ambiente, e non credo che sia segno di solidarietà verso il prossimo distruggere l’ambiente.

Alcuni anni fa a Pozzuoli comune vicino Napoli c’era un Sindaco che si era costruito la casa senza nessuna concessione edilizia. Se tanto mi da tanto…. C’è qualcosa di schizofrenico nella solidarietà degli italiani. La Lega (quella di Bossi) insegna la paura verso il nemico “clandestino” (una volta si chiamavano emigrati, ah ma quelli eravamo noi, quando eravamo esclusi insieme ai cani dai locali pubblici della Germania, della Svizzera, questi, i “neri” che fuggono dalla fame, dalla carestia, dalle guerre e dalle persecuzioni di regimi dittatoriali, questi sono i clandestini).

Il cimitero di Lampedusa

La nave Pinar, una nave Turca costretta a raggiungere due barconi di disperati che annegano nel mare, mentre maltesi e italiani, in questa Europa che tra poco vota per il suo parlamento, fanno a scarica barile su chi deve prenderseli, non intervengono. Eppure questi profughi sono a trentacinque miglia da Lampedusa. In pochi minuti due motovedette italiane potrebbero caricarseli e portarli in salvo. Solidarietà? Anche, ma anche un obbligo imposto dal diritto internazionale della navigazione. Eppure dove sono quei solidali italiani pronti a commuoversi ad ogni reality show, o per le disgrazie degli Abruzzesi? Dov’era il Berlusca, che quando era all’opposizione andava a vedere i poveri clandestini dicendo di essere pronto ad ospitarli? avendo lui le lacrimucce agli occhi di commozione?

Nessuno interviene per cinque giorni.
Intanto, una povera nigeriana incinta muore nel disperato tentativo di salire sulla Pinar che è un mercantile dalla chiglia imponente, stremata muore annegata. Questa volta la “clandestina” ha un nome Esat Ekos, e non è solo un numero. Per una volta una croce nel cimitero di Lampedusa avrà un nome. La sua bara è stata accompagnata da moltissimi cittadini e cittadine di Lampedusa che portavano fiori, loro sì solidali, ma loro gli immigrati lì conoscono e non lì temono anzi, li aiutano. Una riprova in più che la rozza ignoranza, suscitata dal razzismo della Lega, di cui è complice l’attuale governo, fomenta un clima di paura e di egoismo.

Sono certo che se a rischiare di annegare in acque internazionali fosse stata un’italiana il governo avrebbe inviato uomini e mezzi per salvarla, allora sì che era solidarietà! Ma Esat che era negra e che aveva quasi diciotto anni e nel grembo un bimbo non era italiana, e per i cattolicissimi nostri governanti, sempre pronti ad immolarsi ai piedi di San Pietro per difendere il diritto alla vita, era troppo poco per “meritare” la solidarietà, meglio la ragion di Stato.

Anche quella dei “clandestini” è resistenza, anche questi “partigiani” lottano, hanno fede in un mondo migliore. Resistono in nome della libertà. La libertà di vivere, di avere speranze, di sognare, di amare, di fare figli. Anche la loro resistenza ha bisogno di solidarietà, di aiuto, come la ebbero i partigiani che in ogni campagna trovavano contadini pronti a sfamarli, a volte vestirli, a nasconderli (ed invece l’attuale governo pretende addirittura che i medici negli ospedali si facciano spie pronti a denunciarli dopo averli assistiti per respingerli di nuovo verso la fame, la sete, l’oppressione, magari la persecuzione).

Amaramente il disegnatore Vauro ha fatto una vignetta in cui un bimbo chiede al nonno: “Nonno che si festeggia il 25 Aprile ?” e lui amaramente: “Niente!” Dov’è l’opposizione, i democratici, figli di una tradizione politica importante quella dei comunisti e dei democristani, almeno la solidarietà dovrebbe essere un valore condiviso su cui si potrebbe pure obiettare qualcosa…. Già ma dov’è l’opposizione?

VELENO


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